Nel giugno del 2011 organizzammo McLuhan Tracce del Futuro (the future of the future is the present) in occasione del centenario del teorico del villaggio globale promosso da Derrick de Kerckhove che aveva appena accettato il ruolo di direttore scientifico dell’Osservatorio TuttiMedia. Ciascun dei soci TuttiMedia scelse un aforisma da commentare ed io chiesi anche ad Arrigo Levi di fare altrettanto. Scelse questo appunto: La parola ferisce più della spada. Ripropongo l’articolo perché ci aiuta a riflettere sull’opportunità di parlare di NewsMedia4Good attraverso un articolo di un grande giornalista.

La penna è più potente della spada….

Non so se Marshall McLuhan avrebbe approvato la scelta di questo aforisma, fra le centinaia o migliaia di cui è stato autore. Probabilmente è quello che porta meno di tutti l’impronta della sua personalità. Qui non c’è sarcasmo, non c’è ambiguità, non viene richiesto al lettore di esercitare tutta la sua intelligenza per comprendere il significato profondo e nascosto dell’aforisma. In questo caso, l’originalità consiste forse nella semplicità e chiarezza del testo. Se sia più potente la spada o la penna è argomento di discussione da tempi immemorabili. McLuhan fa una scelta precisa, che acquista tutta la sua valenza solo se collocata nell’ambito temporale in cui viene proposta. Dobbiamo pensare che McLuhan si riferisca agli eventi tremendi del secolo, del suo secolo, il Ventesimo, che è anche il mio. Il secolo di due guerre mondiali, con un totale di 70 milioni di morti, in maggioranza civili, il secolo dei “lager” nazisti e staliniani, il secolo della Shoah. Davvero, anche guardando alla storia di questo secolo, la morale da trarre è che “la penna è più potente della spada”? O, una volta tanto, McLuhan ha ceduto a un insolito istinto ottimista?

Per la verità, almeno nel Ventesimo secolo, la penna non è stata per definizione strumento di bene, da contrapporsi alla spada come strumento di male. I mali del secolo derivano largamente da dottrine scritte o gridate e comunque annunciate e propagandate (“Mein Kampf” è venuto prima dell’andata al potere di Hitler, “Che fare?” di Lenin molto prima del 1917): le spade sono state sguainate per realizzare progetti precedentemente argomentate con l’uso della penna.

È peraltro vero che se sono state mobilitate forze che alla fine, dopo immani tragedie, hanno sconfitto “la spada” con la spada, lo si deve, sicuramente, anche alla penna, o almeno alle parole che hanno mobilitato coscienze e anche spade, a fin di bene e non di male.

Ma, ripensandoci, McLuhan non dice affatto che la penna sia strumento di bene, e la spada strumento di male. Dice solo che la prima è “più potente” della seconda. Presunzione di un uomo di penna, certo non di spada? Forse sì. E di che cosa dovrei lamentarmi io, se questo fosse il significato vero, e limitato, dell’aforisma? Dopotutto, ho impugnato la spada (si fa per dire) per uno spazio di tempo molto limitato, anche se con successo (sono stato soldato dell’esercito d’Israele nella guerra del 1948, per appena un anno e la mia guerra l’ho vinta!). Sono però stato giornalista, e la penna è stata la mia arma, per tutta la vita.

E posso pensare (o illudermi), che almeno in uno o due momenti, la nostra penna abbia sconfitto la spada. Penso alla resistenza di tanti colleghi, oltre che mia, alla balordaggine criminale delle BR negli Anni Settanta. Carlo Casalegno è stato ucciso dalle BR per aver usato la penna con maestria in difesa del “nostro Stato”. È caduto, ma ha vinto lui, ha sconfitto la spada delle BR con la sua penna.

Penso anche ai tanti anni spesi, da me e da tanti colleghi, per raccontare la verità sul “paradiso sovietico”, che paradiso non era. Ma questo non vuol dire che la nostra penna sia sempre stata più potente della spada! Quante battaglie perse, quante prediche inutili!

Concludo. Dopo tutto, l’aforisma mi sembra ragionevolmente, mcluhianamente ambiguo, non necessariamente troppo ottimista. Non è detto che la penna vinca sempre, e non è detto che sia al servizio del bene, sempre. Anche la spada a volte va usata, con giudizio. E non è detto che perda sempre.

Come uomo di penna, mi auguro, ovviamente, che l’aforisma contenga almeno una ipotesi credibile di verità, ma, a pensarci bene, McLuhan ha soltanto messo sullo stesso piano penna e spada. Forse ha soltanto voluto dirci che sono ambedue armi. Forse ha voluto compiere un inconsueto atto di gentilezza verso i colleghi scrittori lusingandoli di essere più potenti con le loro penne dei politici con le loro armi. Forse ha voluto soltanto prendere sottilmente in giro i professionisti della penna. Forse il giorno che ha scritto questo aforisma era semplicemente stanco, non era in forma e ha detto, una volta tanto, quella che può sembrare una ovvietà, forse. Forse non è poi tanto semplice interpretare bene McLuhan. Nemmeno quando sembra facile capirlo. Il che non sempre accade.