di ANTONIO IRLANDO –

Le città sembrano diventare sempre più luoghi complicati per vivere. Nelle città è talvolta difficile fare cose semplici, nel modo più semplice. Nessun problema, la tecnologia può “umanizzarle”. Come? La tecnologia? Proprio quella che riteniamo impicciona perché si è ficcata in ogni luogo, intimo e pubblico, della nostra vita?
Da Carlo Ratti, colui che è ritenuto l’ideologo delle smart city – incontrato da Media Duemila a Bologna, durante “Smart City Exhibition” – arriva una parola tranquillizzante: “Proprio quando ci sarà più tecnologia dappertutto, la nostra vita migliorerà e solo allora avremo più tempo per fare quello che di più naturale ci piace fare: incontrarci, camminare, avere relazioni”. Evviva la tecnologia!
Il riferimento è a città intelligente, comunità intelligente o meglio smart city? A Carlo Ratti non piace nessuna delle definizioni per spiegare di cosa è ritenuto uno dei maggiori ricercatori internazionali. “Smart city, sembra un nome più adatto ad una macchina tecnologica. In questo caso è fuorviante”, ha spiegato il prof italiano, anch’egli ormai americano. ”Chiamiamola piuttosto  Senseable City  – afferma – così il senso è molto più chiaro”. Una definizione secca e inequivocabile per far intendere che bisogna occuparsi di tecnologie per i cittadini, prima ancora che, asetticamente, di tecnologie per la città. Una correzione di rotta “ideologica” che può tornare molto utile all’Italia per non sprecare le opportunità e le risorse offerte dalla cosiddetta “agenda digitale”.
Carlo Ratti dirige il “Senseable City Lab”, un centro di ricerca d’avanguardia del “Massachusetts Institute of Technology” di Boston, da lui fondato nel 2004. La filosofia del laboratorio – dove si progettano nuovi modelli di urbanistica e di socialità urbana attraverso l’uso sostenibile delle tecnologie – si fonda sul fatto che un numero sempre maggiore di sensori e di dispositivi elettronici portatili, in dotazione ad ogni persona, permettono “di studiare le città e l’ambiente in un modo che non era mai stato pensabile prima – ha spiegato Ratti – non dimenticando che è l’uomo che li abita”.
Ma come queste nuove strutture cambieranno le nostre vite, migliorandone la qualità? Per il guru del Mit vanno esaminati tre modi in cui le tecnologie digitali stanno cambiando le città e i cittadini intesi come sistema. “Innanzitutto con le tecnologie è possibile muoversi meglio, si ottimizzano le risorse collettive, quali quelle ambientali, energetiche e dei servizi – spiega Ratti – ma la rivoluzione più ampia avverrà con il secondo livello perché è possibile aumentare la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini alla vita delle città. Infine – conclude – le tecnologie ci stanno cambiando rendendoci più flessibili, mobili, non più legati ad un solo luogo fisico e questo, nei fatti, cambierà le città, valorizzando, però, i luoghi e gli spazi pubblici d’incontro, come le piazze e i centri storici”. Vivere senseable, la ricetta per essere buoni cittadini 2.0.

Antonio Irlando

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