Nella settimana d’apertura dei Giochi invernali di Milano Cortina, gli appelli alla tregua olimpica da tutte le guerre si moltiplicano. Ne parla accorato Papa Leone XIV all’Angelus, “Queste grandi manifestazioni sportive sono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza di un mondo in pace: è anche questo il senso della tregua olimpica… Auspico che quanti hanno a cuore” la pace “e hanno posizioni d’autorità, “sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo”. Ne parla il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, aprendo a Milano i lavori del Cio, il Comitato internazionale olimpico, ed evocando un’espressione del Papa: “Chiediamo, con ostinata determinazione, che la tregua olimpica venga ovunque rispettata, che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi.”. E ne parla l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, rilanciando l’appello alla tregua olimpica contenuto in una risoluzione approvata lo scorso autunno e riproposta dalla presidente in esercizio Annalena Baerbock.
Nessuno, però, né Papa Leone, né il presidente Matterella, né la presidente Baerbock, già ministra degli Esteri tedesca, s’illude che la tregua – uno dei miti dell’antichità, spesso tradito anche allora – sia davvero rispettata. Ma accade che l’apertura dei Giochi coincida con una fase di negoziati densa: per fare finire la guerra in Ucraina, che fra tre settimane entrerà nel quinto anno, e per sventarne una con l’Iran, oltre che per il passaggio alla seconda fase del ‘piano di pace’ per il Medio Oriente.
Purtroppo, le cronache che arrivano dai teatri di conflitto attuali e potenziali restano cruente: solo per citare alcuni degli episodi dall’inizio della settimana, ennesimi bombardamenti sull’Ucraina, con vittime civili; una strage di palestinesi nella Striscia di Gaza – oltre 20 le vittime, soprattutto donne e bambini -, seguita al ferimento d’un militare israeliano lungo la linea gialla oltre la quale l’esercito israeliano s’è attestato; e, nel Golfo, l’abbattimento di un drone iraniano che s’avvicinava “in modo aggressivo” alla portaerei Usa Lincoln.
Le Olimpiadi sicuramente non c’entrano, ma da giorni le parole del presidente Usa Donald Trump sono meno minacciose. Forse Trump è disturbato dagli sviluppi interni: la pubblicazione di milioni di files sull’ ‘affare Epstein’; il parziale ritiro della polizia anti-migranti da Minneapolis, 700 agenti in meno dopo i letali episodi di gennaio; e le scoppole elettorali subite dai repubblicani in Texas, segnale di disapprovazione delle scelte economiche e anti-migranti della sua Amministrazione e campanello d’allarme in vista del voto di midterm del 5 novembre.
