Sperimentazione del servizio televisivo su piattaforme alternative al digitale terrestre per garantire una fruizione ottimale dei servizi video (SD e HD) su PC, smartphone, tablet e smart TV attraverso la rete IP, uno dei possibili futuri della TV. Il digitale con i suoi 75 canali. Frequenze Long Term Evolution (LTE) destinate alla realizzazione di reti mobili a banda larga. Argomenti di scottante attualità. Media Duemila ne parla con Alessandro Luciano, presidente della Fondazione Ugo Bordoni, nello speciale cartaceo n.294.
Il passaggio dall’analogico al digitale terrestre ha rappresentato per la tv italiana una svolta epocale, nella quale la FUB ha avuto un’importante funzione di supporto tecnico-scientifico nella gestione del cambiamento. Lo “switch off” – partito nel luglio 2008 in Sardegna e conclusosi in Sicilia nel luglio 2012 – ha aperto le porte a nuove opportunità economiche e culturali, ma anche di accesso a servizi, piattaforme e contenuti innovativi. Basti pensare che i canali nazionali in chiaro sono passati da 10 a circa 75 (550 sono quelli locali), con l’aumento dei servizi interattivi e di quelli “on demand”.
Nella gestione del grande passaggio, la FUB ha rappresentato un supporto importante per il Ministero per lo sviluppo economico e l’Agcom in ognuno dei momenti fondamentali del processo. Dalla pianificazione della transizione, passando per la conversione in digitale degli impianti analogici, fino alla verifica delle funzionalità dei decoder e alle procedure per l’assegnazione automatica dei canali (LCN).
“Con il completamento del processo di switch off – spiega Alessandro Luciano, presidente FUB – si sono aperte nuove importanti sfide: prima fra tutte quella della coesistenza tra i canali DVB-T e il segnale dei futuri sistemi di comunicazione mobili a banda larga. Infatti, le porzioni di spettro impiegate dal vecchio segnale televisivo analogico nella banda UHF sono state liberate per la diffusione di canali DVB-T, ma una porzione di tale banda sarà destinata ai servizi di telecomunicazioni mobili di prossima generazione (4G). La Fondazione ha già gestito, in qualità di advisor tecnico del MISE, la Gara per le frequenze Long Term Evolution (LTE) destinate alla realizzazione di reti mobili a banda larga: la più pregiata era proprio quella del “dividendo digitale” sulle frequenze ex televisive (9 canali)”. In tal senso, l’impegno della Fondazione è indirizzato soprattutto alla risoluzione dei problemi di coesistenza tra sistemi televisivi e radiomobili.
Ma l’adozione della televisione digitale terrestre (DTT) vuol dire anche trasformazione. Quella più a portata di mano è sicuramente l’Alta Definizione, da sempre oggetto di ricerca, di studio e di sperimentazione da parte della FUB che, all’interno dell’HD Forum Italia, ricopre il ruolo di garante super partes per le scelte strategiche in fatto di normativa tecnica nazionale sulla HDTV.
“Inoltre, nell’ambito della qualità video – prosegue Alessandro Luciano – MPEG (Moving Picture Expert Group) ha demandato alla FUB il coordinamento tecnico, la progettazione e l’effettiva esecuzione della prima campagna di test soggettivi per segnali in 3D. Ma la Fondazione guarda anche alla sperimentazione del servizio televisivo su piattaforme alternative al digitale terrestre. L’interesse scientifico in questo caso è rivolto principalmente ai metodi per garantire una fruizione ottimale dei servizi video (SD e HD) su PC, smartphone, tablet e smart TV attraverso la rete IP, che sicuramente rappresentano uno dei possibili futuri della TV”.
“Questo scambio proficuo tra ricerca pura e progetti finalizzati alla realizzazione di processi innovativi è uno dei valori centrali della mission della Fondazione. Se quello della convergenza digitale è stato l’imperativo che ha ispirato molte delle trasformazioni nelle reti di comunicazione, però, la sostenibilità energetica e il paradigma delle città intelligenti – conclude il presidente della FUB – saranno gli imperativi che guideranno l’innovazione delle infrastrutture di rete”.

Dario Sautto
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