Nel maggio del 2010 la Commissione Europea lanciò l’“Agenda Digitale Europea”, un importante progetto di ricerca e sviluppo finalizzato ad obiettivi economici possibili in virtù delle tecnologie digitali. Nel maggio del 2012 i principi dell’Agenda Digitale Europea ispirarono un importante progetto nazionale, l’“Agenda Digitale Italiana”, nata con un certo ritardo rispetto alle analoghe iniziative degli altri paesi della Comunità Europea. Gli obiettivi centrali del progetto possono essere riassunti nei termini seguenti.
1. Identità digitale e servizi innovativi per i cittadini: dalla carta di identità e tessera sanitaria elettronica alla cosiddetta “Anagrafe Unificata della Popolazione Residente”.
2. Amministrazione digitale: dagli strumenti per la trasmissione dei dati della pubblica amministrazione (in formato aperto e accessibile) ai biglietti di viaggio elettronici, dai sistemi digitali per l’acquisto di beni e servizi all’obbligo della trasmissione dei documenti via Internet.
3. Servizi e innovazioni per favorire l’istruzione digitale: dai registri elettronici ai testi scolastici digitali.
4. Misure per la sanità digitale: dai fascicoli sanitari elettronici alle prescrizioni mediche digitali (con apertura, per il futuro, alle applicazioni della telemedicina e del telemonitoraggio della salute).
5. Forte impulso per la banda larga e ultralarga.
6. Moneta e fatturazione elettronica: dai pagamenti elettronici anche per le pubbliche amministrazioni all’adozione della moneta elettronica.
7. Giustizia digitale: dalle notifiche dei tribunali per via elettronica alle modifiche della legge fallimentare per procedure telematiche.
In sintesi, un importante quadro di azioni che permetterebbero anche di ridurre quel divario tecnologico e digitale che colloca l’Italia in una posizione di grave debolezza rispetto alla media dei paesi UE.
Due dei capitoli precedenti meritano un’approfondita riflessione. Il primo concerne la questione della banda larga e ultralarga.
L’Agenda Digitale Europea raccomanda che entro il 2020 tutti i cittadini possano accedere ad Internet con una velocità di connessione superiore a 30 Mbps (milioni di bit al secondo) e il 50 per cento della popolazione possa ottenere velocità di connessione superiori a 100 Mbps.
Invero, per una buona parte della popolazione le tradizionali connessioni ADSL sulla linea telefonica domestica sarebbero ampiamente sufficienti anche a scaricare un film in pochi minuti. Per contro, la banda attualmente disponibile per la maggioranza degli ospedali, delle scuole, delle pubbliche amministrazioni appare assolutamente inadeguata. Pertanto, sarebbe prioritario incrementare gli investimenti sulle infrastrutture di comunicazione di ospedali, scuole, pubbliche amministrazioni. Sfortunatamente, a nostro giudizio, un documento recentissimo del nostro Governo (“Strategia italiana per la banda ultralarga”) sembra non sottolineare queste priorità.
Strettamente connesso alla questione della banda larga ed extralarga è il progetto dell’infrastruttura di elaborazione e trasmissione dei dati per le varie applicazioni sopra elencate, progetto che l’Agenda Digitale Italiana ha chiamato “sistema pubblico di connettività”. Un obiettivo che a nostro parere è realizzabile a costi contenuti potenziando le dorsali della rete GARR e collegando a questa rete non soltanto le pubbliche amministrazioni, ma anche le scuole, gli ospedali e i tribunali.
Attualmente alla rete GARR sono interconnessi quasi 500 laboratori, sedi universitarie e scuole, centri di ricerca, biblioteche, per l’equivalente di oltre due milioni di utenti. I 50 nodi principali, o “punti di presenza”, sono interconnessi da una infrastruttura in fibra ottica di notevoli capacità trasmissive. Cinque “Neutral Access Point”, allocati a Roma, Firenze, Milano, Torino e Padova, consentono collegamenti a larga banda con le principali reti mondiali della ricerca e con le più importanti reti commerciali.
Il potenziamento delle dorsali potrebbe essere relativamente poco costoso in rapporto all’ampliamento delle reti di accesso per i nuovi soggetti che si collegheranno. A titolo d’esempio, si riportano le stime di costo di un progetto (di Comune di Torino, Politecnico di Torino, CSI e CSP) finalizzato ad interconnettere un certo numero di scuole alla rete GARR:
– costo di una interconnessione in fibra ottica: da 2000 a 7000 euro in funzione della distanza;
– costo medio di una interconnessione wireless: 1200 euro;
– costo del cablaggio interno alla scuola: da 1000 a 10.000 euro in funzione della dimensione della scuola.
Inoltre, la connettività wired offerta dal GARR potrebbe essere attivata nei territori periferici con connessioni wireless . Oggi tale tecnologia permette di portare diversi megabit anche a 50 km (su collegamenti punto a punto) oppure diverse centinaia di megabit sino a 5 km, offrendo in molti casi servizi di connettività paragonabili a quelli ottenibili dalla fibra. L’ estensione delle connessioni wireless giocherebbe anche una importante funzione socioeconomica. Negli ultimi anni grazie a politiche regionali incentivanti e ad una legislazione nazionale più permissiva, ad esempio, il Piemonte ha visto il fiorire di WISP (Wireless Internet Services Provider) indipendenti dalle grandi compagnie telefoniche, fatto che ha dato luogo ad un mercato pluralistico di offerta di connessioni e di servizi. In alcun casi la costruzione di reti Wi-Fi ha costituito l’occasione per iniziative imprenditoriali nuove e anche la sperimentazione di soluzioni tecnologiche innovative.
Al fine di attuare le funzionalità definite dall’Agenda Digitale Italiana, si dovranno riscrivere o sviluppare ex novo grandi quantità di software. La strategia più ragionevole per tale sviluppo dovrà essere basata sull’adozione della logica e degli strumenti del software libero, soprattutto per quanto concerne il software “custom”, ossia l’insieme dei programmi applicativi. Ad esempio, non ha senso, per ragioni economiche oltreché funzionali, che ogni Comune si costruisca il proprio programma di gestione dell’anagrafe, tanto più che l’Agenda Digitale Italiana giustamente auspica la creazione di una anagrafe nazionale della popolazione residente e la produzione degli strumenti per la definizione dell’identità digitale.
Inoltre, le funzionalità attuate dai programmi applicativi della Pubblica Amministrazione dovranno poter essere modificate con continuità, in funzione delle variazioni imposte dall’aggiornamento delle leggi relative e dalla introduzione di nuove norme. Pertanto i codici sorgente dei programmi applicativi della Pubblica Amministrazione dovranno essere sempre disponibili per l’attuazione rapida delle modifiche necessarie. Si ricorda che la stessa Agenda Digitale suggerisce “l’adozione di “sistemi aperti e interoperabili, in particolare nelle reti di comunicazione elettronica e nei servizi/contenuti delle pubbliche Amministrazioni” e raccomanda: “…Viene inoltre fortemente incentivato il riuso dei programmi informatici da parte delle Amministrazioni, consentendo significativi risparmi di spesa.”
L’Agenzia per l’Italia Digitale, l’ente incaricato dell’attuazione dell’Agenda, avrà un compito molto importante e complesso: il coordinamento di un gigantesco sforzo collettivo per la produzione della grande quantità di software che è necessaria. A nostro giudizio, dovrebbe competere ai ministeri interessati, alle regioni e alle varie amministrazioni pubbliche, la definizione delle specifiche di massima dei molti programmi applicativi, mentre le importanti strutture informatiche a partecipazione pubblica operanti nel nostro Paese avranno il compito di sviluppare congiuntamente il software relativo adottando le licenze ed il modello di sviluppo proposti dalle comunità del software libero.

Mariella Berra

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Mariella Berra. Professore di Sociologia delle reti telematiche e di Telematica pubblica nel Dipartimento di Cultura Politiche e Società dell’Università di Torino . E’ stata visiting Professor alla la UAM (Universitad Autnoma Metropolitana) di Atzcapozalco , alla (Universitad Nacional Automa) di Città del Messico e Visiting Fellow alla Yale University, Attualmente collabora con il CREIS (Centre Recherche et Enseignement Informatique et Société), con il Somece (Sociedad Mexicana de Computacion en la Educacion) è membro della rete Wister e del CIRSDE . E’ autrice di circa 120 pubblicazioni. Sui temi del rapporto fra tecnologia e società si menzionano, Cooperare perinnovare. ICT, Imprese e Territorio, Rosemberg &Sellier 2014, Sociologas de las redes telematicas 2 IPN (Instituto Poltecnico Nacional), Città del Messico 2011, Sociologia delle reti Telematiche, Laterza 2007 e, Libertà di software hardware conoscenza, con A.R.Meo. Bollati e Boringhieri 2006.