Il 4 Luglio, gli Stati Uniti celebrano il 250° anniversario della loro indipendenza, in un clima a metà tra la sagra di paese e il culto della personalità del ‘presidente monarca’ Donald Trump: un Paese ancora in guerra in Medio Oriente, nonostante l’accordo di tregua firmato con l’Iran a metà giugno e i negoziati di pace in corso; e profondamente spaccato al proprio interno, come le sentenze emesse, questa settimana, dalla Corte Suprema evidenziano in modo inequivocabile, pro o contro iniziative al limite – o oltre il limite – della costituzionalità della Casa Bianca..
Le trattative tra Usa e Iran, sia pure derubricate a colloqui tecnici, sono riprese mercoledì, a Doha, in Qatar, in coincidenza con una pausa – se dura – nelle ripetute reciproche rotture della tregua. nonostante indicazioni contraddittorie in merito dall’una e dall’altra parte – la discrepanza tra le fonti non è inconsueta, anzi è quasi costante in questa vicenda -. Pare che Guardiani della Rivoluzione iraniani e Comando Centrale degli Stati Uniti abbiano creato stabilito dei canali di comunicazione per ridurre i rischi che scaramucce degenerino in incidenti che compromettano cessate-il-fuoco e negoziati. Come fa temere il tono delle ultime minacce di Trump, che, sul suo social Truth, evoca nuovamente la possibilità di cancellare l’Iran dalla faccia della Terra.
Il Wall Street Journal scrive che Trump ha valutato nei giorni scorsi l’ipotesi di tornare a una guerra su vasta scala contro l’Iran, discutendone con il segretario alla Guerra Pete Hegseth e con il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore della Difesa, e ha deciso di andare avanti sulla via diplomatica.
Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di non ritenere un problema se i negoziati con Teheran dovessero protrarsi oltre la scadenza dei 60 giorni, che scadono il 18 agosto, fissata per trovare accordi sul nucleare e sullo Stretto di Hormuz, sulla levata delle sanzioni e sullo sblocco dei beni iraniani congelati. Nel frattempo, il presidente intende proseguire con attacchi mirati e isolati contro l’Iran ogni volta che Teheran violerà la tregua.
L’attenzione diplomatica è tutta concentrata suo fronti mediorientali. Quel che avviene in Ucraina appare secondario, anche se, dopo qualche notte relativamente calma, tra lunedì e martedì c’è stata una pioggia di droni ucraini su Mosca – 60 circa, che non hanno fatto vittime, secondo fonti russe -.
