Giovedì 12 dicembre l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato il nuovo regolamento per la tutela del diritto d’autore. Il documento, dopo l’esame della Commissione europea, sarà operativo a partire dal 31 marzo dell’anno prossimo. Gli aspetti più critici del provvedimento sono principalmente due:
• è la prima volta che un organismo dello Stato, magistratura a parte, regolamenta in via amministrativa fattispecie di reato o illecito già previste dai codici penale e civile;
• la definizione dei soggetti “gestori”: che mettendo al centro del processo i provider, punti nodali attraverso cui passare per chiedere la rimozione dei contenuti e che rischiano fino a 250mila euro di multa e la segnalazione all’autorità giudiziaria. Chi gestisce i commenti su un sito, chi un intervento su un forum o un posto su un blog, chi un video su Youtube o un link diffuso su Facebook? Non tutto riguarda gli stessi soggetti introdotti dal regolamento (il “gestore del sito internet”, quello “della pagina internet”, il “prestatore di servizi” della società dell’informazione, o ancora l’uploader, categoria che sembra comprendere tutte le figure fin qui delineate: “ogni persona fisica o giuridica che carica opere digitali su reti di comunicazione elettronica rendendole disponibili al pubblico anche attraverso appositi link o torrent ovvero altre forme di collegamento”)
Nonostante le difficoltà operative e i dubbi in merito, è evidente che il contesto in cui sono stati definiti i tradizionali diritti di proprietà intellettuale è totalmente mutato nell’era digitale, e lo sforzo di riflessione e mediazione dell’Autorità era doveroso ed assolutamente necessario, anche se ritengo il dibattito molto lontano dall’essere concluso. Il regolamento infatti, intervenendo in una materia oltremodo complessa, comprensibilmente, ne disciplina soltanto un settore, quello dei siti pirata. Non tocca, per esempio, il nodo cruciale “contenuti giornalistici catturati dagli aggregatori di notizie digitali” (gli aggregatori di notizie, pur citando sempre la fonte, di fatto traggono profitto dal lavoro di altri senza condividere le revenue con i creatori originari) o la banale ‘copia’ delle notizie in rete da parte di altre testate. La condivisione di un articolo su un blog di un privato cittadino non può configurarsi come violazione del diritto d’autore se questi mantiene la citazione della fonte – cosa che avviene quasi sempre – ma non vale lo stesso principio se a ‘copiare’ una notizia è una testata giornalistica che, disponendo di risorse limitate, attinge dai contenuti presenti sul web per alimentare il proprio notiziario. Di questo caso il regolamento non fa menzione, perché quasi mai si tratta di “violazioni massive” ma di casi episodici, che pure arrecano danno agli editori che in una singola notizia hanno investito risorse economiche e professionali.
Anche se la strada è ancora lunga, il nuovo regolamento rappresenta certamente un momento molto importante con indicazioni precise rispetto al quadro normativo. Inoltre valorizza le nuove opportunità nate per sviluppare innovativi modelli di business, che aumentano l’offerta della produzione culturale italiana, di cui un esempio da emulare sono le nuove soluzioni sperimentate ed ormai consolidate quali Spotify e Deezer per l’industria musicale, e Apple Tv-iTunes per quella cinematografica. Queste piattaforme prevedono accordi economici specifici (e particolarmente onerosi) con i produttori di contenuti. Lo stesso si potrebbe immaginare per i produttori di notizie. Questo permetterebbe anche una selezione ‘qualitativa’ più stringente delle fonti a vantaggio dei main competitor e dell’utente finale. È questo, soprattutto, l’aspetto più apprezzabile del nuovo regolamento: la consapevolezza espressa che la lotta alla pirateria non possa limitarsi ad opera di contrasto, ma debba essere accompagnata ad azioni positive volte a promuovere una cultura della legalità nella fruizione dei contenuti.

Gianni di Giovanni, A.D. AGI

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Giornalista, è amministratore delegato dell'Agi. Laureato in Scienze Politiche all'Università La Sapienza di Roma, dopo una prima esperienza di lavoro nel gruppo Iri, consegue la specializzazione presso la Scuola Superiore di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano, dal 1994 è direttore delle Relazioni Esterne di Stet International e direttore Istitutional Affairs di SMH e Stet International Netherland fino alla nomina, nel 1998, a responsabile della comunicazione di TIM. Da novembre 2000 a dicembre 2006 è stato direttore Relazioni Esterne di Wind. Da gennaio 2006 è in Eni per coordinare il lavoro del dipartimento della comunicazione dell’azienda sparsi in quasi tutto il mondo. È direttore della rivista Oil il magazine, cartaceo e digitale, voluto da Eni che si pone come interlocutore privilegiato rispetto alle tematiche in campo energetico, e del periodico Professione Gestore. Da luglio 2012 è prima presidente poi amministratore delegato dell'agenzia di stampa Agi. È docente presso il Master in Media Relation e Comunicazione d'Impresa dell'Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano e presso il Master in Digital Journalism del Centro Lateranense Alti Studi - CLAS della Pontificia Università Lateranense in Roma. Da settembre 2013 è vicepresidente della categoria agenzie nazionali di stampa della Fieg.