C’è un’ipotesi all’orizzonte che affascina e che inquieta: molto presto anche i libri ed i manoscritti presenti nelle principali biblioteche italiane potrebbero diventare digitali e potranno così essere consultati comodamente da casa su Internet. Sarebbe infatti molto vicino l’accordo tra Google Books e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali per dare ancor più lustro al patrimonio inestimabile di testi che può vantare il nostro Paese. “Le biblioteche italiane ospitano un vero e proprio tesoro di capolavori nei diversi campi della cultura – aveva dichiarato Mario Resca, neo direttore generale della Valorizzazione dei Beni Culturali, delegato dal Ministro Sandro Bondi a partecipare ai lavori della conferenza dei direttori delle biblioteche nazionali del mondo svoltasi dal 23 al 27 agosto a Milano – il Ministero per i Beni e le Attività Culturali sente il dovere di mettere a disposizione di tutto il mondo questa meravigliosa collezione, per diffondere la cultura e la lingua italiana e fare in modo che chiunque sia interessato ai nostri capolavori possa avervi accesso, nel rispetto delle leggi sul diritto d’autore”. Grazie a Google il capitale culturale dei 16 milioni di libri presenti nelle 47 biblioteche gestite dal ministero per i Beni e le Attività Culturali avrà un mezzo illimitato come la Rete per essere promosso e conosciuto in tutto il mondo e ridare vita a volumi entrati nel dimenticatoio. “Siamo molto soddisfatti dell’interesse mostrato dalla Direzione per la valorizzazione dei beni culturali del Mibac a diventare partner del nostro progetto – si legge in un comunicato diramato da Google – il supporto da parte delle autorità italiane è un’importante dimostrazione dell’attenzione dell’Italia alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie per la diffusione della conoscenza e, allo stesso tempo, un riconoscimento del valore che il nostro progetto di digitalizzazione può portare all’Europa”.
“La digitalizzazione è un processo molto costoso e simili partnership possono senz’altro aiutare”, ha detto il presidente dell’Ifla (International Federation of Library Associations and Istitutions Claudia Lux a margine del congresso internazionale dei bibliotecari; precisando che dovrà comunque essere tutelato il copyright a tutela delle opere più recenti. Della stessa tesi anche il presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche, Mauro Guerrini (La digitalizzazione permette ad un libro di circolare con più velocità”.
Tra gli addetti ai lavori c’è anche chi, come il direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Osvaldo Avallone, critica aspramente questo presupposto che molto rapidamente sta divenendo realtà. “E’ ottimistico dire digitalizziamo tutto, la biblioteca non deve abdicare al proprio ruolo di tutela del patrimonio – ha affermato Avallone – contatti con Google ci sono stati anche tre anni fa, ma non se ne fece nulla. La digitalizzazione dell’intero patrimonio librario di cinque milioni di libri potrebbe costare 40-50 centesimi a pagina e vanno evitate scelte delicate dettate da un momento contingente, valutando bene costi e benefici”. La paura è quella di permettere a Google di poter contare su un monopolio digitale. La difesa di Google arriva tra le righe di un comunicato. “Google sta già collaborando con successo con le biblioteche di vari Paesi, tra cui Francia, Belgio, Inghilterra, Svizzera, Germania e Spagna. La nostra biblioteca digitale conta già oltre 100 lingue diverse, ma la lingua italiana ne era per ora sostanzialmente esclusa – si legge nel testo – l’obiettivo di Google Books è quello di offrire agli utenti un servizio che consenta loro di cercare i milioni di libri che esistono nel mondo, trovando un posto per comprarli (off line o on line), prenderli in prestito da una biblioteca o anche, nel caso in cui siano opere non più coperte da copyright, leggerli direttamente dal loro computer”.

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