Ogni confronto o dibattito su quali possano essere gli strumenti e le misure più efficaci per salvaguardare il settore dell’editoria deve necessariamente partire dal tema del riconoscimento e della tutela del diritto d’autore e della proprietà intellettuale.
La declinazione di questo diritto sposta l’attenzione di tutti su un tema di cruciale importanza: ovvero, come proteggere un’industria, quella dell’informazione, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione, presidio essenziale della democrazia e della formazione di una opinione pubblica consapevole, come di recente ricordato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella? Non è una discussione da “addetti ai lavori” ma un principio fondamentale di cui tutti ci dobbiamo preoccupare e occupare. I dati sono chiari: l’ultimo decennio è stato caratterizzato da una profonda crisi dell’editoria tradizionale, quotidiana e periodica, con una contrazione dei ricavi, sia da vendita sia da pubblicità, pari a circa il 50%. Contemporaneamente, si sono affermate nuove forme di diffusione e distribuzione delle informazioni, a conferma delle intuizioni di alcune menti illuminate come quella del compianto Giovanni Giovannini: infatti, quando fu da lui creato, l’Osservatorio TuttiMedia rappresentava già un elemento anticipatorio di quell’evoluzione digitale che allora in pochi avevano percepito nella sua portata. Nell’attuale ecosistema digitale, la replica e la diffusione potenzialmente infinite dei prodotti dell’intelletto e della creatività sono pratica quotidiana e costituiscono una estensione, fino a tempi recentissimi inimmaginabile, della conoscenza e dell’esperienza collettiva globale. Ma lo squilibrio esistente tra il valore che la produzione di contenuti editoriali genera per il sistema di Internet e i ricavi percepiti dai produttori degli stessi provoca danni incalcolabili al finanziamento dell’intero sistema dell’informazione, e rischia di comprometterne il funzionamento.
Come si protegge allora un’industria culturale se non con gli strumenti del diritto? Ognuno è produttore di notizie e imporre limiti alla possibilità dei singoli di veicolare, condividere o commentare le notizie sulla Rete non è e non può essere un obiettivo. Tuttavia, tendiamo a sottovalutare l’importanza di avere informazioni che sono il prodotto di una specifica attività professionale, garantita da regole. Esiste, infatti, un presidio di regole importante che va da quelle deontologiche della professione giornalistica a quelle cogenti del Codice Civile e del Codice Penale. Queste regole hanno lo scopo di garantire il lettore nella fruizione di contenuti informativi di alta qualità che rappresentano, ad oggi, il solo argine possibile alla proliferazione delle fake news o di analoghe attività di misinformation. Per continuare a garantire anche nell’era digitale questa fondamentale precondizione di ogni società democratica e libera, gli editori di giornali devono poter contare su una effettiva tutela del prodotto informativo. Oggi più che mai, il diritto d’autore assume una funzione di equilibrio tra innovazione e produzione.
Per preservare il settore servono, dunque, investimenti, giornalisti formati, un adeguamento ad una società in costante evoluzione. Occorre riconoscere a chi investe nel settore garanzie e tutele.

Fabrizio Carotti – Direttore generale FIEG

Le tutele che mancano nell’industria dell’informazione