Leda Guidi, Presidente dell’associazione Comunicazione Pubblica ha aperto  il Convegno “Comunicazione pubblica e istituzionale, diritto fondamentale nella traiettoria europea” che si è svolto presso la sede della Rappresentanza EU di Roma alla presenza di Antonio Parente, direttore della rappresentanza in Italia.

La riunione ha avuto come obiettivo  di raccogliere  esperienze, competenze, approfondimenti, proposte e visioni  che hanno compreso  diversi punti di vista che per la presidente Guidi sono  determinanti in un comparto “così strategico come quello della comunicazione pubblica e istituzionale, per il pieno sviluppo del Paese nel contesto europeo e per il consolidamento della nostra democrazia in questi difficili anni di pandemia, di remotizzazione forzata e di conflitti sul terreno e nella dimensione digitale, primo di tutti quello in Ucraina”.  

Protagonista della  mattina è  stata la comunicazione pubblica e istituzionale come diritto fondamentale – non formale che   va esercitato perché alimenta e rafforza pratiche di cittadinanza inclusiva:  “La nostra associazione ha promosso e sostenuto in oltre trent’anni di attività attraverso – spiga Leda Guidi –  l’impegno per la professione, per i profili e la formazione continua nella trasformazione digitale, la promozione dei servizi di comunicazione sui territori, con le istituzioni pubbliche a tutti i livelli, con le organizzazioni sindacali, con le università, con altre associazioni e organizzazioni convergenti su obiettivi e priorità.  Compubblica si muove in questo perimetro etico e strategico.  I comunicatori e le comunicatrici, soci dell’Associazione, nei propri contesti professionali, con impegno e competenza declinano e fanno evolvere esperienze e pratiche che rendono possibile l’esercizio  di questo che per noi, anche come europei, e – appunto – un diritto fondamentale”.

“Negli ultimi due decenni le Pubbliche Amministrazioni sono state  attraversate da un susseguirsi di hype tecnologici, troppo spesso subiti o assunti in  modo acritico, alimentati nel loro passaggio – in molti casi effimero – da retoriche  mutevoli e da fascinazioni diffuse, che non hanno sufficientemente sedimentato nelle macchine adeguate  competenze culturali e organizzative solidamente orientate al cambiamento  necessario. Tecnologie interpretate in modo talora salvifico e comunque come se fossero/potessero essere in sé – in modo ontologico – fattori di cambiamento”. 

 Nella sua relazione ci sono state puntualizzazioni che riguardano  le complessità storiche   della PA italiana. ” come tra le altre l’età media dei  dipendenti pubblici e il ricambio bloccato per tanto tempo”. E non poteva mancare un pinto sul PNRR: “L’occasione del PNRR e del flusso di risorse sui territori è un’occasione irripetibile  anche se comporta rischi.  Questi rischi vanno gestiti con politiche pubbliche prodotte da un pensiero, anche radicale,  quando possibile, originale, capace di mobilitare capitale sociale e creare valore  diffuso e percepibile. In un contesto pubblico un processo innovativo, digitale e non, si deve riferire  all‘utilizzazione per finalità civiche, relazionali e sociali di progettualità, di know-how tecnologico, alla capacità di innescare – nella e attraverso la dimensione digitale/multicanale e comunicativa – dinamiche inclusive, di allargamento continuo della platea di coloro che interagiscono con la  PA in modo proficuo ed equo, prendono la parola e collaborano ai processi  decisionali e di disegno di servizi”. 

“Le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di “immaginare” politiche e  pratiche secondo un approccio di relazione e di comunicazione che tenga insieme  tutti gli ambiti dell’attività amministrativa.  La convergenza dei punti di vista – di politici, tecnici, esperti, amministratori,  rappresentanti dei più diversi ambiti della società civile – sulla “ineluttabilità” di un  adeguamento agli standard di servizio e di processo, allineati al contesto europeo, è  larga e convinta.  Il contributo dei comunicatori e delle comunicatrici è irrinunciabile e necessario, anche secondo quanto previsto dalle linee guida europee per la messa a terra dei progetti finanziati dai fondi Next Generation Europe. Il raggiungimento di questo obiettivo o meglio, insieme di obiettivi sfidanti passa  attraverso la capacità delle organizzazioni pubbliche di coniugare in modo sostenibile – nella progettazione, nella produzione, nella comunicazione e nel monitoraggio degli  impatti sulla collettività – innovazione digitale, innovazione organizzativa, innovazione  sociale, innovazione nelle forme di governance”.  

In conclusioni il focus del discorso é sull’evoluzione necessaria  che “comprende l’apertura e  la disponibilità a effettuare scelte verso un’idea (e una pratica) di di progettazione e gestione dei beni fisici, immateriali e  digitali, che hanno al centro, in modo non retorico, il cittadinoI comunicatori e le comunicatrici sono pronti a mettere a disposizione capacità e professionalità in questo percorso che ha bisogno dell’attivazione di tutti.”