Il 6 maggio scorso, in occasione di un evento organizzato a Bruxelles dall’associazione tedesca degli editori di giornali (BDZV), il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha confermato l’intenzione della Commissione di proporre nel 2016 una riduzione delle aliquote Iva da applicare alla stampa digitale.
Oggi gli Stati membri possono applicare aliquote IVA ridotte solo alla stampa cartacea. Ma dal 1991 (anno di approvazione dell’attuale Direttiva in materia) ad oggi, il settore dei media è radicalmente cambiato.
“Oggi gli editori europei di giornali raggiungono un numero significativo di lettori attraverso Internet, i dispositivi mobili e i social media;” ha detto Juncker “questa nuova realtà deve riflettersi compiutamente nel progetto di riforma dell’Iva comunitaria”.
Nel suo intervento, il Presidente della Commissione ha anche fatto riferimento alla Strategia Ue sul Digital Single Market pubblicata lo scorso 5 maggio: a suo parere, uno dei pilastri fondamentali dell’implementazione di questa Strategia è la salvaguardia della libertà d’espressione e della libertà di stampa, il che presuppone misure che garantiscano al settore dell’editoria autonomia, pluralismo e trasparenza.
In tal senso, possono essere interpretate le previsioni in materia di IVA e che testimoniano una precisa assunzione di responsabilità da parte della Commissione europea: “The Commission will also explore how to address the tax treatment of certain e-services, such as digital books and online publications, in the context of the general VAT reform.”
L’IVA sull’editoria riguarda, in generale, il futuro stesso della Società dell’Informazione e, più in particolare, il diritto di libero accesso di tutti alla informazione, alla educazione e alla cultura.
Si tratta di un tema di stretta attualità, anche alla luce degli obiettivi di sviluppo definiti a livello comunitario nella “Strategia EU2020”.
Dopo il 1993 – anno in cui il Parlamento Europeo si è pronunciato per la prima volta in favore di una esenzione totale dall’IVA per libri, quotidiani e periodici – le istituzioni europee hanno confermato tale orientamento sia votando per l’applicazione di una aliquota fiscale pari allo zero sulla stampa e sui cosiddetti prodotti educativi e di informazione; sia, nel corso del 2007, adottando una Risoluzione nella quale si è posto l’accento sulle grandi potenzialità legate all’uso delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione non solo per fini educativi ma anche per contrastare i problemi dell’analfabetismo e del sotto-sviluppo.
Infine, la Comunicazione della Commissione europea sul futuro dell’IVA del 2012 stabilisce testualmente che “similar good and services should be subject to the same VAT rate and progress in technology should be taken into account in this respect, so that the challenge of convergence between the on-line and the physical environment is addressed”.
Originariamente, la bozza di Strategia Ue per il Mercato Unico Digitale, anche se sottolineava la necessità di ridurre gli oneri amministrativi, i costi e gli ostacoli correlati alle aliquote IVA – con particolare riferimento alle Piccole e Medie Imprese (PMI) – non conteneva alcun riferimento alla possibilità di estendere le aliquote IVA ridotte previste per la stampa cartacea alla stampa digitale.
A seguito di una intensa campagna di sensibilizzazione, gli editori europei sono riusciti a richiamare l’attenzione dei Commissari UE competenti sull’importanza di permettere agli Stati Membri di applicare le aliquote IVA ridotte previste per la stampa cartacea anche alla stampa digitale. Sul punto, le associazioni europee degli editori di giornali hanno argomentato che, estendendo le aliquote IVA ridotte alla stampa digitale, gli editori riuscirebbero a rispondere alla domanda dei consumatori di accedere ai contenuti mediante piattaforme digitali con un’offerta più competitiva, favorendo in tal modo l’accesso di tutti alla conoscenza, alla informazione e alla alfabetizzazione.
Gli editori europei hanno inoltre evidenziato la necessità di prendere in considerazione anche l’impatto delle recenti sentenze emesse dalla Corte di Giustizia dell’UE in materia di aliquote IVA applicate ai libri e al settore dell’editoria, con particolare riferimento al principio della neutralità fiscale: tali sviluppi giurisprudenziali sottolineano, infatti, la necessità di modificare la Direttiva Ue sull’IVA al fine di concedere agli Stati Membri la possibilità di adattare la propria legislazione nazionale al settore della stampa digitale.
Il riferimento è alla decisione del 5 marzo 2015 con cui la Corte di Giustizia dell’UE ha accolto il ricorso presentato dalla Commissione Ue contro la Francia e il Lussemburgo: due Paesi che, dal 1° gennaio 2012, applicano alla fornitura di libri elettronici aliquote IVA agevolate, rispettivamente del 5,5% e del 3%.
La Commissione Ue aveva chiesto alla Corte di Giustizia europea (CGUE) di dichiarare la Francia e il Lussemburgo inadempienti rispetto agli obblighi derivanti dalla Direttiva Ue IVA.
La CGUE, dopo aver rilevato che un’aliquota IVA ridotta può essere applicata unicamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi di cui all’allegato III della Direttiva Ue IVA, che menziona solo la “fornitura di libri su qualsiasi tipo di supporto fisico”, ha tratto la seguente conclusione: “un’aliquota IVA ridotta può essere applicata solo all’operazione consistente nella fornitura di un libro che si trovi su un supporto fisico.” La Corte ha aggiunto che la fornitura di un libro elettronico non può rientrare nell’ambito di applicazione dell’allegato III poiché, anche se un libro elettronico per essere letto necessita di un supporto fisico, tale supporto non è fornito insieme ad esso.
La CGUE ha inoltre statuito che il Lussemburgo non può applicare un’aliquota IVA super ridotta al 3%, in quanto la Direttiva Ue IVA vieta, in linea di principio, aliquote inferiori al 5%. La Direttiva prevede infatti che uno Stato membro possa applicare aliquote IVA ridotte inferiori al 5% solo se conformi alla legislazione dell’Unione: condizione non soddisfatta nel caso del Lussemburgo, poiché l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta alla fornitura di libri elettronici non è conforme alla Direttiva.
Le associazioni europee e internazionali degli editori di libri hanno risposto con una lettera aperta ai Presidenti della Commissione Ue, del Parlamento europeo e del Consiglio europeo, ove auspicavano un intervento sulla Direttiva comunitaria volto a rimuovere ogni ostacolo allo sviluppo della lettura.
Si ricorda che anche in Italia, dal 1° gennaio 2015, è stata introdotta un’aliquota IVA ridotta al 4% per gli e-book.
In Italia, come nel resto d’Europa, non è stato invece adottato nessun provvedimento simile per i giornali digitali. L’unica eccezione è rappresentata dalla Francia ove, dal 1° gennaio 2014, l’aliquota IVA applicata alla fornitura dei giornali digitali è pari al 2,1%. Con molta probabilità, la Corte di Giustizia dell’UE nei prossimi mesi si pronuncerà anche sull’applicazione della suddetta aliquota IVA super-ridotta, confermando quanto già deciso nel giudizio sulle aliquote IVA applicate agli e-book.
Alla luce di un contesto di riferimento così complesso ed articolato, e a tratti contraddittorio, l’auspicio degli editori europei è che – in coerenza con quanto annunciato – la Commissione europea presenti il prima possibile una proposta legislativa che permetta agli Stati membri di allineare le aliquote IVA applicate per la fornitura di giornali cartacei e digitali.

Isabella Splendore