Letta ricorda Giovannini: “L’uomo dei media”

La prima edizione di questo premio dedicato a Giovanni Giovannini, grande personaggio del mondo dell’editoria non poteva che essere aperto dal suo caro amico di sempre, Gianni Letta, che sottolinea all’inizio del suo intervento proprio questo aspetto del loro rapporto: “Sono qui non come Sottosegretario. Sono qui nella sala della FIEG perché torno a casa. Sebastiano Sortino, direttore storico di questa associazione, mi ricorda giorni, notti, anni passati qui, anche insieme ad altri personaggi. Vedo anche Mario Ciancio Sanfilippo, presidente subito dopo Giovannini”. Il sottosegretario ripercorre un ventennio di cambiamenti ed evoluzioni che qualche volta ha visto i due amici su posizioni contrapposte, ma la stima e l’affetto reciproco sono stati più forti di ogni divergenza. “Proprio in questa sede Giovannini ha svolto tanta parte della sua attività e probabilmente è qui che ha maturato quei convincimenti, che ci portano oggi a ricordarlo come un pioniere, come un uomo eccezionale, che nel campo della comunicazione ha scritto pagine determinanti per la crescita dell’Italia”. Giovannini editore, Giovannini a capo di grande aziende editoriali come l’Ansa, Giovannini profeta del cambiamento. Sono tanti gli aspetti di questo personaggio poliedrico che Gianni Letta ripropone ad una platea, attenta, commossa. Una vita spesa nella comunicazione, e per la maggior parte nel giornalismo militante: “Questo l’aspetto determinante della sua formazione. Grandissimo inviato, vicedirettore de La Stampa, un percorso che lo ha portato agli incarichi che ha via via ricoperto, con quella sensibilità, quella cultura, quella passione, quella capacità di vedere le cose tipica, o che almeno dovrebbe esserlo, del giornalista. Di fronte vedo colleghi autorevoli, a cominciare da Arrigo Levi, che con lui a La Stampa ha condiviso tante bellissime avventure; c’è Sergio Lepri che dell’ANSA è stato un mitico direttore e rimane un esempio straordinario nel campo della serietà, della responsabilità, della moralità, con cui la nostra professione dovrebbe essere sempre esercitata. A Sergio dico grazie per la lezione che ci ha dato, non soltanto per i libri, didatticamente orientati a far capire come la professione deve esser praticata, ma per quella lezione umana che la sua direzione, così lunga e così esemplare, ha rappresentato per tutti i giornalisti italiani”. Ieri, ma anche oggi e domani, sono stati i temi delle parole dell’ex direttore de Il Tempo: “Per il Premio Giovannini e per quello che attorno al Premio Giovannini è stato organizzato come riflessione sulla comunicazione, in questa fase di grande e profondo mutamento, adopererò una parola che era tipicamente giovanniniana: Mutazione. Questa parola, presa a prestito dalla genetica, indica la profondità del cambiamento che investe la natura stessa della comunicazione che, attraverso la rivoluzione tecnologica, vive una dimensione nuova. Il Corriere della Sera (oggi 12 novembre n.d.r.) ha anticipato alcune pagine del bel libro “A passo d’uomo” di Joaquin Navarro-Valls, altro uomo straordinario di comunicazione, voce e immagine di Giovanni Paolo II. L’estratto narra del delicato momento in cui il Papa apprese di Internet scoprendo che il Vaticano vi era assente. Immediatamente arrivò l’ordine di aprire alla chiesa il mondo del Web. È un racconto che si riferisce, secondo quello che dice l’autore, a 15-20 anni fa. Ebbene noi, alcuni di noi che sono un po’ più anziani, ricordano che 20 anni prima di quei 15-20 anni fa, quando veramente nessuno credeva, nessuno nemmeno immaginava, c’era un uomo qui, in queste stanze, che aveva invece intuito prima di ogni altro. Ma non prima di ogni altro in Italia, prima di ogni altro in Europa, che stava per succedere qualcosa di prodigioso che avrebbe portato appunto quella che definì la Mutazione. Su questo cambiamento scrisse un libro bellissimo Dalla selce al silicio, per raccontare come dalla pietra siamo arrivati al microprocessore. Aveva intuito che la rivoluzione in arrivo non avrebbe avuto eguali. Cominciò a girare il mondo per raccogliere elementi per capire e si convinse così che eravamo veramente alla vigilia di un’epoca nuova. Divenne così l’apostolo di questa Mutazione in Italia”. “Fatica all’inizio ad attirare l’attenzione non solo dei suoi colleghi editori, che forti di una tradizione molto solida, ed abituati a ripercorrere strade conosciute, lo guardavano con scetticismo, e fra loro commentavano che Giovannini seguiva fantasie senza concretezza e che bisognava pensare ai problemi della trasformazione tecnologica delle aziende, alla sostituzione della linotype con il computer, della stampa a caldo con la stampa a freddo. Non bisognava sottovalutare il pericolo televisione. Sortino in questo è stato maestro perché ne ha fatto una battaglia lunga anni”. “Gli editori guardavano ai problemi concreti credendo, o illudendosi, che quella di Giovannini fosse una velleità un po’ snobistica, culturale, visionaria, utopistica. Invece, e questo è stato il suo grande merito, lui ha dimostrato a tutti attraverso libri, convegni, seminari, che quella non era una concezione visionaria nel senso utopistica, folle, irrealizzabile. Era semplicemente una visione che anticipava i tempi. I primi anni sono stati difficili, nessuno lo seguiva. In seguito i fatti cominciarono a dargli ragione e i commenti cambiarono. Tutti d’accordo a sussurrare che Giovannini aveva ragione, aveva visto prima, aveva guardato lontano”. “In effetti a lui va il merito di aver saputo preparare gli editori italiani, il mondo della comunicazione e quello delle telecomunicazioni alla grande Mutazione… E se in Italia questo cambiamento non ci ha colto di sorpresa, il merito va a questo pioniere. Il merito di quest’uomo va ben oltre quello che lui ha rappresentato nella politica e nell’elaborazione delle strategie dell’editoria italiana, perché ha saputo preparare il Paese a questa trasformazione epocale.

Tutto ciò oggi è certamente il miglior auspicio per quei giovani che, ricevendo il Premio Giovannini, si preparano ad essere, o studiano per essere, i Giovannini di domani, come recita l’invito spiritosamente”. “Auguro dunque ai vincitori del premio di poter amare la professione, vivere la comunicazione come l’ha amata e vissuta quest’uomo dei media, e di saper guardare avanti al loro futuro e a quello del loro Paese con la sua stessa capacità anticipatrice e visionaria, con la sua stessa concretezza realizzatrice ed operativa. Solo così per noi tutti e per il nostro Paese, si potranno aprire nuovi orizzonti, ed il futuro potrà essere migliore di quello che non è stato il nostro passato. Un futuro migliore anche per la comunicazione perché, certo, sono tanti i problemi, alcuni appena accennati dal Presidente Malinconico”. Nostalgia di futuro, mai espressione fu più appropriata pensando appunto a Giovannini, anche se a me piacerebbe dire futuri, declinando la parola al plurale. Vi invito a riflettere sui molteplici aspetti di cui bisogna tener conto, guardare affinché questo futuro sia governato, regolato e possa essere migliore del passato. C’è anzitutto il futuro della tecnologia, e di questo l’ingegnere Rocchi (fra i relatori della tavola rotonda n.d.r.) è testimone eccellente perché di tecnologia delle telecomunicazioni è un maestro, non solo per la responsabilità che porta nella Rai, ma anche e soprattutto per la conoscenza accumulata in questo campo che si evolve in maniera accelerata, prodigiosa. Certamente la rivoluzione che stiamo vivendo, di cui il passaggio al digitale ne è segno e testimonianza, arriva e si propaga con una velocità non paragonabile a nessuna altro evento analogo. In tutti i giornali leggiamo un giorno sì e l’altro pure la polemica sulla banda larga, bisogna farla, bisogna finanziarla, il Governo è in ritardo… Questi due termini, digitale e banda larga, rappresentano al momento le frontiere più avanzate di questa evoluzione tecnologica. Solo l’altro ieri erano quasi sconosciuti ai più e oggi sono soggetto di polemica quotidiana, anche politica. Domani chissà quali nuove diavoleria, magari già inventate, ci aspettano. Quindi il futuro è aperto, forse incognito, ma certamente, come l’esperienza di questi anni ha dimostrato, e come la scienza e la ricerca in tutto il mondo confermano, sarà accelerato e porterà a una mutazione sempre più veloce, anche se la mutazione fondamentale c’è stata al momento in cui questo passaggio è avvenuto”. Nella casa di produttori di contenuti, il discorso non poteva non toccare anche questo delicato aspetto del perché tecnologia e contenuti sono indissolubilmente legati. Ed infatti Letta sottolinea come il futuro della tecnologia è legato indissolubilmente al futuro dei contenuti anche e soprattutto per la moltiplicazione vertiginosa, inimmaginabile fino a poco tempo fa, dei canali, delle piattaforme. “Vorrei che alla quantità potesse corrispondere, via via col tempo, una qualità sempre più alta”. Dopo i contenuti, altro aspetto delicato sottolineato dal sottosegretario, è legato al mondo dei diritti: “Parallelamente alla evoluzione della tecnologia, e quindi alla moltiplicazione dei contenuti diffusi, si pongono problematiche legate alla privacy. Concetto al quale in Italia non si prestava molta attenzione ai tempi in cui Giovannini ha cominciato a muoversi, mentre in altri Paesi, per esempio negli Stati Uniti, diventava già una pratica giuridicamente consolidata. Oggi anche da noi alla privacy si presta giustamente attenzione. Esiste un’Autorità preposta alla garanzia dei diritti di ogni cittadino. In futuro questo aspetto dovrà preoccupare non solo i giuristi, ma tutti quelli che hanno a cuore lo sviluppo ordinato di una società, e soprattutto lo sviluppo secondo i modelli di una nuova tecnologia della comunicazione. Infine c’è il
futuro
che riguarda le persone, le donne e gli uomini chiamati ad operare non solo nel mondo della comunicazione. Responsabilità, coscienza, serietà, sono caratteristiche essenziali per affrontare le nuove sfide”. “È importante celebrare il nome di Giovannini, ma anche raccoglierne l’insegnamento cercando di metterlo a disposizione delle generazioni future. Un eredità, una battaglia culturale che continuerà anche attraverso l’Osservatorio TuttiMedia, fondato da lui nel 1996, e che lo ha assistito e accompagnato in quest’opera intelligente e saggia. Oggi l’associazione è affidata ad un suo collega di allora, Francesco Passerini, che con lui e con noi ha diviso tante battaglie anche in questa Federazione. Passerini viene dai giornali tradizionali, porta quindi l’esperienza e la passione dell’editoria e della carta stampata che non è destinata a morire, ne sono sicuro. È destinata a giovarsi dei nuovi mezzi se saprà entrare in sintonia con essi, se saprà sfruttarne le potenzialità”. “Nell’integrazione dei diversi mezzi si può certamente realizzare il miglior modello di comunicazione, quella adatta e necessaria ai tempi di oggi. In un bel articolo scritto in questo numero di Media Duemila Passerini dice che non è colpa di Internet se i giornali perdono lettori. Una verità straordinaria, una verità scomoda, che tante volte i giornalisti non amano sentirsi dire perché preferiscono crearsi un alibi nelle tecnologie, nei nuovi strumenti, in Internet che ha sovvertito le regole tradizionali del nostro lavoro portando ineluttabilmente alla perdita dei giornali. Passerini dunque sottolinea che non è soltanto colpa di Internet se la stampa è in crisi, ma forse anche di un modo di concepire e di praticare la professione”. “Io credo che la riflessione offerta da questo pomeriggio di testimonianza è quanto mai opportuna – ecco un altro dei meriti del Premio Giovannini. Fare il punto sui doveri, sulle responsabilità, su quell’appello alla personale responsabilità e alla personale coscienza di chiunque operi in un campo così delicato, è l’unica strada da percorrere. Solo una professione concepita e vissuta in maniera piena e con coscienza può far nascere anche la qualità e la potenzialità per un’informazione che non fa perdere lettori ai giornali tradizionali ma al contrario ne assicura lo sviluppo a tutto tondo. Questa premio alla sua prima edizione è un modo concreto, bellissimo, di rendere omaggio ad una persona alla quale ho personalmente voluto molto bene, con la quale ho vissuto una quantità di avventure straordinarie quando facevo un mestiere, di cui ho fortissima nostalgia, che ho abbandonato provvisoriamente. Mi sento soltanto un giornalista prestato alle istituzioni e non altro. Sono emozionato, mi passano davanti agli occhi momenti irripetibili. A Giovanni Giovannini non devo solo ricordi straordinari ma anche la gratitudine sul piano personale per una grande lezione di professionalità, di serietà e di capacità anticipatrice”. “Auguro al Presidente Malinconico di continuare su quella strada, di raccogliere il messaggio che viene dalla lezione di Giovannini e di portarla alta nel mondo della comunicazione a beneficio non solo dei giornali, che sono quelli che fanno parte della FIEG, ma anche della comunicazione nel senso più generale. Mi riferisco a quella che attraversa tutti i mezzi, quelli nuovi che oggi conosciamo, quelli nuovi che domani conosceranno i più giovani fra noi, a cominciare dai vincitori del Premio Giovannini. Ai vincitori, dunque, un augurio affettuoso. Agli editori di giornali tradizionali l’augurio e l’auspicio che possano continuare a prosperare, a recuperare i lettori persi, anche grazie all’ausilio delle nuove tecnologie. Un grazie a Maria Pia Rossignaud che è riuscita a riunirci ed ad organizzare questo momento di incontro fra passato e futuro”.