Dalla Pandemia si può imparare? Sì, si deve perché l’uomo è a rischio costante. Siamo troppi. Durante la “spagnola” eravamo poco più di due miliardi sulla terra, oggi siamo più del doppio e ci muoviamo rapidamente. L’Aids è rimasta una malattia sconosciuta fino a che era relegata in africa. Poi i primi viaggiatori l’hanno portata in California e così via.

Sono un milione e mezzo i virus che non conosciamo ed il rischio del salto di razza è sempre più presente.  Sostenere un’architettura della salute globale coordinata dall’Oms, che valorizzi le competenze e le capacità dei partner sanitari globali e regionali già esistenti in materia di prevenzione sanitaria è una priorità e deve includere, nella governance delle organizzazioni e dei meccanismi internazionali la società civile, le associazioni delle persone colpite dalle malattie e le associazioni di donne; soprattutto costruire e sostenere sistemi sanitari pubblici e comunitari forti e radicati sui territori garantendo, così, l’accesso alla copertura sanitaria universale.

Sono alcuni dei punti emersi alla presentazione in Senato del policy paper “Imparare la lezione, prevenire e affrontare le future pandemie per garantire la salute globale”, realizzato dal Network italiano Salute Globale, Aidos e Friends of the Global Fund Europe.

Ricordando la visita virtuale in Ucraina svoltasi in Senato il 24 maggio scorso sulla attuale situazione sanitaria nel paese, il senatore Pd Alessandro Alfieri ha dichiarato: “Il contributo dell’Italia al Global Fund per la salute è fondamentale non solo per la lotta planetaria al Covid ma anche per la guerra in Ucraina. È importante apprendere la lezione della pandemia e continuare a combattere anche contro Tbc, malaria e Hiv, sostenendo gli impegni dell’Italia bi e multilaterali e le attività di cooperazione internazionale. Per questo intendiamo presentare una mozione in Commissione Esteri perché in sede di rinnovo del Global Fund l’Italia garantisca le risorse necessarie”.

Lo ribadisce anche Marina Sereni Vice Ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: “Condividiamo la raccomandazione che viene dalle organizzazioni della società civile, impegnate sul settore salute per rafforzare l’architettura istituzionale e reperire nuove risorse con strumenti che siano inclusivi e che tengano conto dell’esperienza importante del Global Fund”, mettendo insieme tutti i soggetti coinvolti con un approccio certamente più laborioso ma l’unico capace di far fare progressi.

A riguardo, Stefania Burbo a nome del Network italiano salute globale, rete di 11 ong impegnate per il diritto alla salute – ActionAid, Aidos, Amref Health Africa, Cesvi, Cmsr, Coopi, Cope, Cospe, Medici con l’Africa Cuamm, Medicus Mundi Italia e World Friends – chiede che “il nuovo Financial Intermediary Fund (Fif) sostenuto dal G20 rappresenti tutti i Paesi del mondo, scongiurando un approccio ‘dall’alto verso il basso’ tramite la partecipazione delle società civili, che svolgono un ruolo fondamentale nelle comunità più vulnerabili, come anello di congiunzione fra istituzioni locali e cooperazione internazionale”.

Dall’inizio della pandemia, “il Global Fund è stato in prima linea per supportare i paesi a basso e medio reddito con dispositivi di protezione personale, test diagnostici e medicinali, incluso l’ossigeno – ha ricordato Dianne Stewart , Head of External Relations and Communications, Global Fund – Siamo in grado di intervenire rapidamente anche in caso di conflitto, come in Ucraina, dove abbiamo aumentato il nostro sostegno per garantire la continuità dei trattamenti per i pazienti affetti da Hiv e Tbc sia nel paese sia in Moldavia, dove molti rifugiati hanno trovato accoglienza. Il Global Fund continuerà ad investire nel rafforzamento dei sistemi sanitari, per proteggere il mondo dal rischio di future pandemie”.

In futuro dobbiamo “migliorare le nostre capacità di sorveglianza genomica e clinica, per fornire un’individuazione precoce e un allarme per le minacce pandemiche, e questo aiuterà a prevenire anche la diffusione della resistenza antimicrobica – conclude  Stefano Vella, dell’Università Cattolica Sacro Cuore e Friends of the Global Fund Europe – “la lezione appresa dalle crisi di Covid-19, ma anche dalle precedenti Sars, Aids, Ebola, è che assistiamo a tutti spillover da animali, che dovrebbero farci capire l’importanza della One Health, dell’intreccio fra salute umana e quella animale e ambientale, in particolare oggi che stiamo arrivando ai 10 miliardi di persone nel mondo.”

“Imparare la lezione, prevenire e affrontare le future pandemie per garantire la salute globale”,è il policy paper scaricabile anche su www.networksaluteglobale.it che analizza la risposta data dalla comunità internazionale alla crisi pandemica di Covid-19. A fronte dell’incapacità, emersa a livello mondiale, di prevedere, prepararsi e rispondere efficacemente alle pandemie, è necessario proporre soluzioni efficaci per non farsi trovare impreparati di fronte alle prossime emergenze sanitarie e sociali che per Stefano Vella non sono finite.

Oggi abbiamo spento le luci sulla pandemia perché la guerra in Ucraina ha preso il posto nelle prime pagine dei notiziari. Bisogna investire in sanità  ha sottolineato Marina Sereni, Vice Ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Solo investendo in sanità pubblica i rischi diminuiscono, questa la lezione che porto a casa oggi.

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.