Interessante capire come la parte possa definire il tutto e quando il tutto determini in un enunciato la singolarità.

Come siamo spesso legati al tutto e in questo tutto resti prigioniero una sua innocente parte, spesso nello stereotipo, sempre nel razzismo e nella comunicazione politicamente scorretta.
Quando si definiscono gli individui per genere, nazionalità, etnia e caratteristiche socio-biologiche  facciamo scempio della loro esistenza, neghiamo loro la loro vita intima e la lor singolarità.
In questo ampia epoca di narrazioni, dove il festival del singolo sembra essere la merce con cui gli storyteller campano, dove il consumatore non si chiama più Caio, Sempronio, Tizio e Tizia ma neppure Mario, Piero, Giovanni, lo sfondo, il fondale, la messinscena è talmente ricca e variopinta che le figure che vi recitano sopra scompaiono.
La ricchezza barocca del tutto ingloba il ricco archivio dei nomi fulgidi, Tebessa, Lucilla, Adelmo, Tancredi e li spalma dentro la narrazione che riconduce tutto alla trama allineata alla morale in cui tutti sono uguali, bianchi, neri, eroi, vittime, buoni, cattivi, destra. sinistra, casta, cittadini, onesti, ladri.
La narrazione a cui siamo abituati definisce come TUTTO il contesto e lo stesso come la sola possibile forma di vita della PARTE.
Qundi l’uomo che arriva dal mahgreb sarà sempre soltanto un migrante.
Schiavo prima che dello sfruttamento a cui va incontro, del suo essere contestualizzato perchè venga compreso. Nel migliore dei casi la PARTE che reciterà sarà definita dal TUTTO a cui appartiene.
Nel nominare e raggruppare in tag le singolarità, nell’inventarci il concetto di olgettine, ad esempio, la prima delle vendette che perpetriamo per il rigore morale a cui tendiamo è creare la prigione del concetto e popolarlo di nomi e cognomi.
La pece che lega tra loro le singole vite appiattendole nel fondale dell’indagine sociale è il contesto che abbiamo inventato per la nostra comodità comunicativa.
Ma non sempre si tratta di narrazioni di un autore a volte sono i singoli che abbandonano la loro specifica e irripetibile singolarità per diventare un tuttuno con lo sfondo di riferimento, per muoversi in sincronia con il TUTTO in modo tale che restino indistinguibili e siano mimetizzati e invisibile.
I grillini, concetto che ingloba una trama di autodistruzione individuale, sono la PARTE che rinuncia a se stessa per diventare quel TUTTO indistinto, come un tempo faceva chi abbracciava la religione e diventava un semplice strumento della divinità di riferimento. Dimenticandosi perfino di essersi chiamato, un tempo, Giuda.
Olgettine, singoli umani relegati nell’etichetta, e grillini, singoli umani diventati il contesto, sono casi in cui ogni singolo umano empaticamente militante dovrebbe usare quel residuo di umanità per salvare un loro simile.
Simile soltanto per contiguità nel tempo/spazio.
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Giorgio Fontana
Torinese, classe 1957, si occupa di comunicazione e di social media. Attualmente è socio e project manager di Kelios SRL e di una nascente startup torinese di web tv. Nei suoi interessi permangono le tematiche antropologiche e umanistiche, declinate attorno all'innovazione tecnologica, interessi che condivide con i membri del gruppo di discussione da lui fondato, La scimmia nuda e Internet, divenuto ormai il punto di riferimento della cyberantropologia italiana in Facebook. Collabora dal 2011 con la rivista Media Duemila, su tematiche legate a social tv e social media.