Tutti in piazza a Roma per la libertà di informazione nel nostro Paese. All’evento hanno partecipato politici, giornalisti, precari e gente comune per protestare. Due fronti a confronto nelle dichiarazioni di illustri personaggi del mondo della cultura e delle istituzioni. Nel nostro blog il pensiero di de Kerckhove e del nostro direttore.

“La libertà è la possibilità di lavorare senza doversi aspettare ritorsioni – ha affermato lo scrittore Roberto Saviano – senza che il proprio privato sia utilizzato come un’arma per far tacere chi lavora”. Per Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, “la libertà di informazione è presupposto di una società libera”. Inveisce direttamente contro il premier il segretario della Fnsi, Franco Siddi: “Ritiri il Ddl sulle intercettazioni e le cause intentate contro i giornali”.

A rispondere alle accuse lanciate da piazza del Popolo ci ha pensato il ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta: “A me le piazze piacciono. Ma se vogliamo raccogliere la sfida della piazza di sabato, tutti i giornali dovrebbero cominciare a pubblicare la proprietà e i conflitti di interesse rispetto agli argomenti trattati”. Il problema, ha continuato a spiegare il ministro, sono i cosiddetti “editori impuri, che hanno le mani in pasta nell’edilizia, nelle automobili e nella sanità”. Per Brunetta la soluzione sarebbe quella di “chiudere il rubinetto dei finanziamenti pubblici a tutti gli editori impuri”.

Secondo un sondaggio proposto da Renato Mannheimer sul Corriere della Sera (del 5 ottobre 2009) gli italiani non sono del tutto convinti che in Italia non ci sia libertà di informazione. Infatti, il 52 % dichiara di ritenere che non vi sia in questo momento un pericolo per la libertà di stampa; dall’altra parte vi è un 43% di cittadini che, al contrario, condivide l’opinione di chi intravede, nella fase attuale, l’esistenza di minacce a questo “insopprimibile” diritto. Sempre secondo lo stesso sondaggio, la preoccupazione per la libertà di informazione in Italia risulta significativamente correlata con l’età: tra i più giovani, per esempio, questa opinione risulta notevolmente più diffusa. Inoltre, i timori per la libertà di stampa si rivelano con molta maggiore frequenza tra chi possiede un titolo di studio più elevato, specie se residente nei grandi centri urbani. Dal punto di vista professionale, invece, risultano assai più preoccupati gli imprenditori, i liberi professionisti e i lavoratori autonomi. Insomma, la situazione che ci propone il sondaggio di Mannheimer è l’ennesima immagine di un’Italia spaccata in due.

di Erminio Cipriano