Vent’anni dopo – passato, presente e futuro della convergenza nelle comunicazioni” , evento che si conclude con tutti i big del mondo della comunicazione, dalle Telco, alla televisione fino agli OTT è stato anche il momento per ricordare Antonio Preto, Commissario Agcom recentemente scomparso. Nella mia ultima intervista  ha parlato di  “Innovazione  dirompente e non distruttiva“, tema che è stato protagonista anche degli interventi  di Genish TIM, Hedberg Wind Tre, Guindani Vodafone, Pompei Open Fiber, Vaccarono Google, Soldi Discovery, Castellari Viacom, Nieri Mediaset.

Amos Genish AD di TIM e Jeffrey Hedberg AD Wind TRE non parlano italiano, intervengono in inglese,  il segno dei tempi che cambiano. La globalizzazione avanza.
Per Amos Genish il futuro del business delle comunicazioni cambierà ancora. L’era del machine learning, dell’Intelligenza Artificiale, dei Big Data avrà un impatto ancora imprevedibile sulle compagnie telefoniche, ma è evidente che il mondo del mobile è in rapida crescita: “Oggi il 50% degli utenti Facebook usa il social network solo attraverso il telefonino – dice Genish – è dunque possibile immaginare che nel prossimo futuro questo schermo sarà l’unico per quasi la totalità degli utenti. Fra 5 anni avremo il massimo effetto della rivoluzione 5G nel segmento B2B. Penso al mobile payment, al Home banking. Le telco ritroveranno una nuova identità dopo averla persa negli ultimi 10 anni, quale abilitatore digitale nel mondo dei nuovi servizi”.

La convergenza e la necessità di puntare sugli abilitatori per i nuovi segmenti di business che i progressi tecnologici induranno nel mercato è anche il tema di Jeffrey Hedberg, Ad Wind Tre: “Adoro l’Italia, il clima caldo ma mi sembra che la dolce vita nel nostro settore sia una vita molto salata – dice – le nostre compagnie per varie ragioni, compreso l’abbassamento dei prezzi,  hanno perso il desiderio di innovare. E’ qui che bisogna intervenire con abilità di attrarre, potere di inspirare le partnership giuste. Queste linee guida permettono di innovare e soprattutto investire negli abilitatori utili a far crescere il fatturato”. La trasformazione digitale per Hedberg ha bisogno di responsabilità collettive, di sforzi comuni.

Anche Pietro Guindani Presidente Vodafone Italia parla di Internet che ha cambiato la competizione e tutta la catena del valore: “Dobbiamo competere con gli Over the Top, i produttori di software, i distributori di contenuti di servizi e applicazioni – spiega – cambiamento che deve essere tenuto ben presente dal mondo della regolamentazione. La cultura delle infrastrutture va ripensata tenendo conto che l’industria negli ultimi 7 anni ha perso un quarto del fatturato, un terzo della capacità di autofinanziamento e ha registrato una discesa dei prezzi ad una velocità che è il doppio della media europea, i prezzi 2017 sono scesi oltre il 50%. Vogliamo lavorare per regolamentazioni che creino un mercato lecito dei contenuti digitali. L’invito è a non essere conservatori sul fronte delle regole comunque necessarie per garantire e tutelare la nostra libertà”.

Dopo i due principali operatori italiani parla Open Fiber, nata circa un anno fa con l’obiettivo di portare connettività con prestazioni molto elevate in tutto il territorio italiano. “Abbiamo acquisito Metroweb che ha già cablato Milano, Torino e Bologna – racconta Tommaso Pompei sostituito pochi giorni fa da Elisabetta Ripa – . Abbiamo vinto i primi due bandi del governo per la copertura delle aree a fallimento di mercato. Il nostro obiettivo è riuscire a cablare 20 milioni di case nel prossimo quinquennio. Daremo anche un importante contributo all’occupazione perché sulla nostra rete lavorano già 4000 persone e nel prossimo anno arriveremo a 12/13 mila”.

Fabio Vaccarono Manging Director Google Italia punta sulla connettività: “Da qui fino al 2020 ci saranno 6 miliardi di persone collegate in rete – spiega – ciascuna delle quali con una media di 5/6 device di a testa. Da qui la necessità di non considerare più internet come un settore o addirittura un sotto settore tecnologico, ma fattore abilitante per sistemi economici avanzati. I paesi del G20 devono tra il 25% e il 30% della propria crescita alla cosiddetta economia digitale. La crisi si supera grazie all’incremento del tasso di innovazione in tutti i settori”.
Per il manager Google l’attività di policy making è indispensabile alla diffusione di modelli digitali soprattutto nei confronti dei settori che attraverso il digitale possono tornare a innovare guardando con coraggio al futuro.
“I 6 miliardi di persone collegate in rete da qui a tre anni vedono un blocco (sia dal punto di vista tecnologico, regolatorio e normativo) nord americano composto da almeno 500 milioni di consumatori digitali – precisa Vaccarono – e l’affermarsi contemporaneamente di blocchi asiatici che vedranno miliardi di consumatori digitali che potranno beneficiare di regole e strumenti distributivi promozionali molto più omogenei di quelli che in questo momento abbiamo nella nostra regione”.
Passa poi a parlare di infrastrutture abilitanti: “Mi soffermo sul ruolo del cloud opportunità di business non soltanto per aziende come la nostra tra i leader mondiali del settore precisa Vaccarono – ma anche per le piccole imprese italiane che possono promuovere i propri prodotti in un contesto nazionale ma a maggior ragione in un contesto internazionale. Le piccole medie imprese che utilizzano la tecnologia cloud crescono del 26% più velocemente rispetto a chi non lo fa, conseguendo mediamente profitti lordi del 21% più alti”.
Altro punto di importanza che emerge dall’intervento del manager Google riguarda i benefici degli open data: 180 miliardi di euro all’anno. “La Danimarca nel 2002 ha deciso di rendere pubblica la banca nazionale di indirizzi fisici – racconta Vaccarono – registrando benefici per oltre 60 milioni di euro nel periodo fra il 2005 e il 2009. I vantaggi a lungo termine nel rendere i dati aperti superano di gran lunga i costi da sostenere per sviluppare piattaforme e tecnologia necessari. Mi preme però concludere sulla sfida più importante di questi anni che riguarda la riconversione del capitale umano nelle società occidentali. L’UE stima che da qui al 2020 avremmo più di un milione di posizioni lavorative aperte, ma non saremmo in grado di coprirle per mancanza di competenze digitali”.

Marinella Soldi President & Managing Director S. Europe Discovery Networks racconta la sua azienda che negli ultimi 7/8 anni ha cavalcato il cambiamento: “Come capo azienda la mia principale responsabilità è di ascoltare il consumatore che cambia. Il telespettatore in generale non è più il nostro target noi dobbiamo seguire le comunità di interesse e quindi chi è appassionato, quasi fanatico di un contenuto, un personaggio. Per noi ogni tipo di schermo è un’opportunità. Eurosport, canale dedicato alle prossime olimpiadi è la nostra prossima sfida”.

Andrea Castellari AD Viacom Italia M.O. e Turchia: “Viacom è conosciuta come azienda proprietaria di marchi famosi come Paramount Channel, MTV, Spike e Nickelodeon – spiega –. Negli ultimi anni il cambiamento è stato epocale su tutta la parte free. Abbiamo lanciato il canale Paramount (canale di successo da quando è nato il digitale terrestre) Virtual, Spike ed abbiamo acquisito il 50% del canale Super!. Due i modelli di business, uno riguarda i contenuti a pagamento, l’altro aperto al mercato e quindi alla raccolta pubblicitaria. Dal punto di vista regolatorio mi preme la trasparenza per quanto riguarda la pubblicità e la rete 5G apprezzo gli interventi del MISE e l’agenda definita per il futuro. Mi auguro che qualunque variazione di trasporto dei canali venga tutelata in modo da evitare rischi per il futuro”.

Gina Nieri CDA Mediaset entra subito nel vivo: “Vogliamo essere protagonisti di questa nuova rivoluzione e contiamo su una convergenza fra pari. Noi a Mediaset abbiamo le idee molto chiare sul nostro futuro. Il nostro business si divide fra tv free, tematica, pay tv, la tv lineare in streaming, 47 milioni di fan su Facebook legati alle nostre trasmissioni. Abbiamo tutte le carte in regola per offrire ai telespettatori quello che chiedono. Siamo una emittente responsabile, attendibile e in più siamo tra i broadcaster europei che garantiscono produzioni originali europee. In questo modo difendiamo i valori dell’Europa. Dal punto di vista tecnologico lavoriamo alla trasformazione delle nostre reti anche in standard più premianti.
Questo quadro ha bisogno di una regolamentazione uguale per tutti, perché le grandi realtà sono state sempre al di sopra delle regole e anche per questo hanno avuto successo. All’Europa, noi crediamo molto, ma ad esempio a causa dei voti dei parlamentari inglesi che oggi non più nell’UE continuiamo ad avere problemi nella misurazione degli affollamenti. Ancora oggi dalle 18.00 alle 23.00 dobbiamo proiettare per forza un film italiano. In ogni caso per noi i punti fondamentali restano la remunerazione del diritto d’autore, della pubblicità e dei nostri contenuti. La situazione attuale provocando uno spostamento di ricchezze si traduce in mancanza di fondi per la produzione di nostri contenuti. Ribadisco che è necessaria una regolamentazione e quindi una inversione di tendenza. Conto che le direttive di Bruxelles seguano le esigenze di tutti”.

Telco

 

 

Articolo precedenteMetti in agenda il futuro dell’informazione: sta arrivando una nuova AGI – 21 novembre Milano
Articolo successivoGiacomelli: “Da ultimi a primi con WI-FI Italia e rete 5G”
Laureata in lingue e letterature straniere, specializzata in giornalismo e comunicazione di massa alla LUISS, è giornalista professionista dal 1992. Ha lavorato presso le redazioni de Il Mattino e il Roma. Ha insegnato Editoria Elettronica presso la Scuola superiore di giornalismo della LUISS, è stata titolare della cattedra di “Economia e Gestione delle Imprese Giornalistiche” e di “Giornalismo e divulgazione scientifica” nella facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, è stata anche componente del Consiglio Direttivo dell’UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici) e membro del comitato editoriale del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione). Vanta diverse pubblicazioni. È direttore della rivista di cultura digitale “Media Duemila” e vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia. Membro del comitato direttivo degli Stati Generali dell'Innovazione. Da gennaio 2015 è Digital Champion del comune di Vico Equense.