Nel prossimo Nostalgia di Futuro in programma il martedì 25 novembre (ore 10/13) presso la sede Mediaset (Viale Europa 48 – Cologno Monzese – Milano) si parlerà di: “Il futuro per un’informazione tra uomo e macchina: verso un nuovo linguaggio?” .
Nel vortice di entusiasmo e paura che circonda l’Intelligenza Artificiale, rischiamo di dimenticare un concetto semplice ma decisivo: l’IA è, e resta, una macchina. Lo ricordava già Derrick de Kerckhove, allievo di McLuhan, quando scriveva che “ogni tecnologia è un’estensione del nostro sistema nervoso”. L’IA, dunque, non pensa: elabora. Non decide: calcola. È l’uomo che le assegna senso, scopo e direzione.
Ritornare al concetto di macchina non significa ridurre la portata dell’innovazione, ma rimetterla in prospettiva. Come sottolinea la ricercatrice Kate Crawford, “l’intelligenza artificiale non è né artificiale né intelligente: è un’infrastruttura fatta di dati, persone e potere”. E Luciano Floridi ci invita a “civilizzare l’informazione”, più che a umanizzare le macchine.
In un tempo in cui l’IA sembra aspirare allo status di soggetto, ricordarne la natura di macchina è un atto culturale e politico. Significa riaffermare che la tecnologia, per quanto sofisticata, non sostituisce l’umano: lo amplifica, lo riflette, e talvolta lo distorce.
