“Lo spazio europeo dei dati sanitari è uno degli elementi centrali dell’Unione europea della salute. Fa parte della Strategia per il Mercato Unico Digitale – specifica Maurizio Mensi  consigliere CESE – e delinea un ecosistema specifico per l’ambito sanitario che comprende regole, pratiche comuni, un’infrastruttura e un quadro di governance”.

Al CNEL, convegno organizzato dalla CIU-Unionquadri, si discute del futuro della sanità con esperti, rappresentanti delle istituzioni e imprese. Il risparmio sostenibile sui costi della sanità, in un mondo che invecchia, è lo scopo della discussione, perché migliorare le cure e risparmiare è possibile con una governance condivisa e l’analisi accurata dei dati. Le decisioni rilevanti competono ai decisori politici che non dovrebbero trascurare il fatto che si potrebbero conseguire centinaia di milioni di risparmi con una corretta ed efficace gestione dei dati e nello stesso tempo dare un servizio migliore al cittadino/paziente.

Per il professor Mensi è possibile “conferire ai cittadini/pazienti un migliore accesso ai dati sanitari personali elettronici sostenendo la loro libera circolazione con l’obiettivo di favorire un autentico mercato unico per le cartelle cliniche elettroniche, i dispositivi medici e i sistemi di intelligenza artificiale (IA) e predisporre un sistema affidabile ed efficiente per l’utilizzo dei dati sanitari per la ricerca, l’innovazione, l’elaborazione delle politiche sanitarie e gli interventi normativi. Le tecnologie digitali ed in particolare i sensori, unitamente a sistemi di connettività sempre più efficienti per la raccolta di parametri biomedici e di altre forme di dati (Big Data) lungo tutto il periodo di cura dell’individuo-paziente sono una reale necessità. La prevenzione in questo caso farebbe conseguire risparmi significativi, in quanto queste tecnologie possono alimentare banche dati che permetterebbero al governo di investire”.

Algoritmi di IA sempre più evoluti e la disponibilità sempre maggiore di dati sono gli elementi su cui fondare lo spazio sanitario EU: “La comunicazione bidirezionale e autonoma tra un numero di oggetti (IoT) che già da tempo ha superato quella degli esseri umani – sottolinea Maurizio Mensi – necessita di nuove tecnologie di connettività concepite soprattutto a questo scopo”.

Oggi in un mondo iperconnesso gli strumenti tecnologici offerti dalla digital health permettono i servizi di “telemedicina”, ovvero di fare visite a distanza (televisita e teleconsulto) e monitorare parametri fisiologici da remoto (telemonitoraggio), ma anche di organizzare le priorità di intervento clinico e calendarizzare le visite specialistiche (teletriaging o triaging remoto). A ciò si aggiungono i servizi per il coordinamento e la digitalizzazione dei percorsi di cura, nonché la presa in carico del paziente con nuovi servizi di comunicazione con il medico sino ad arrivare all’elaborazione di dati fisiologici reali (real world data) e al miglioramento dell’efficacia terapeutica (monitoraggio esiti clinici) e dell’accuratezza diagnostica.

Secondo uno studio della Stanford University il settore sanitario è tra quelli in cui l’impatto dell’intelligenza artificiale sarà maggiormente rilevante grazie alla macchine intelligenti. Le più recenti terapie digitali come gli algoritmi terapeutici, i microinfusori intelligenti per l’erogazione di insulina, gli orologi intelligenti che identificano episodi di fibrillazione atriale sono gli strumenti del mondo sanitario di oggi. Lo Spazio europeo dei dati rappresenta certamente un salto di qualità per Maurizio Mensi, che ricorda il parere CESE del settembre scorso che indica agli Stati EU la necessità di garantire che i profili sanitari dei pazienti, le ricette mediche elettroniche, i risultati di laboratorio e le lettere di dimissione siano forniti e accettati secondo un formato europeo comune.

“Con lo spazio europeo dei dati l’interoperabilità e la sicurezza diventano requisiti obbligatori – conclude Mensi – e per garantire la protezione dei diritti dei cittadini, tutti gli Stati membri devono nominare autorità sanitarie digitali. Tali autorità saranno collegate all’infrastruttura digitale transfrontaliera (MyHealth@EU), che aiuterà i pazienti a trasmettere i loro dati oltre frontiera. Sarà possibile accedere ai propri dati sanitari e metterli a disposizione di un professionista sanitario di propria scelta, anche all’estero e nella lingua del professionista. In questo modo il paziente può ottenere una diagnosi e una terapia migliori, riducendo il rischio di errori medici, ed evitare procedure diagnostiche inutili”.

L’uso secondario dei dati sanitari elettronici, cioè il trattamento di questi dati per orientare e valutare le politiche di sanità pubblica o per condurre ricerche può migliorare la sicurezza dei pazienti e stimolare lo sviluppo di nuovi medicinali personalizzati e dispositivi medici, nonchè di prodotti basati sull’intelligenza artificiale.

“In questo complesso quadro evolutivo anche la cybersicurezza gioca un ruolo fondamentale  – conclude Mensi – occorre ridurre al massimo il rischio di perdere informazioni importanti e preziose. In quest’ottica serve una strategia coordinata per combattere la pirateria informatica e aumentare il livello di cybersicurezza”.

Occorre considerare che gli Stati membri e gli organismi coinvolti nello spazio europeo dei dati sanitari potranno utilizzare più di 480 milioni di euro erogati a titolo del programma Europa digitale e di Orizzonte Europa.