Le Postille di Paolo Lutteri – 20 novembre 2025

Alle spalle dei decisori politici c’è un’attività di protezione degli interessi economici dell’industria privata. Nel mondo fanno lobbying le grandi imprese della finanza (banche e gruppi come Goldman Sachs, JPMorgan, BlackRock), tecnologia (big tech come Meta, Google, Apple, Amazon, Microsoft), farmaceutica (come Pfizer, Johnson&Johnson, Novartis, Roche), energia (come ExxonMobil, Chevron, BP), automotive e militare. Ci sono inoltre grandi società di advocacy, fondazioni, associazioni di categoria, network di informazione e public affairs, per esempio le Camere di Commercio e la Tavola Rotonda Europea per l’Industria, che operano per conto di grandi multinazionali.
Le iniziative si rivolgono a Governi, Parlamenti, Istituzioni internazionali, mezzi di comunicazione. I budget più consistenti arrivano a 100 milioni di dollari. Negli Usa nel 2024 la spesa globale per lobbying federale ha raggiunto 4,5 miliardi di dollari. In Europa le 5 Big Tech sono oggi i maggiori investitori in attività di lobbying su fisco e regolamentazione. Nel 2025 la loro spesa è stimata 150 milioni di euro a Bruxelles, dove sono accreditate oltre 12.500 lobby.
Alle Nazioni Unite non ci sono lobby in senso stretto, formalmente agiscono Organizzazioni non governative e associazioni con status consultivo (per esempio: Greenpeace, Amnesty International, World Economic Forum, Oxfam), che rappresentano interessi di società civile. Queste organizzazioni possono partecipare a conferenze, presentare documenti, avere accesso a dibattiti e ai processi decisionali ONU.
Le lobby garantiscono un canale diretto con i decisori politici, spesso più efficace rispetto alla voce dei cittadini. Il peso è spesso determinante: incidono sulle priorità di spesa (sanità, difesa, energia, infrastrutture), spingendo per finanziamenti o tutele fiscali favorevoli ai settori che rappresentano.
La percezione pubblica è che spesso sono viste come un potere ombra che condiziona la democrazia, anche se dovrebbero essere un canale di rappresentanza legittimo di interessi collettivi.
Negli Stati Uniti e all’Unione Europea il lobbying è legale e regolamentato, è uno strumento di supporto all’economia privata ma presenta zone grigie legate a trasparenza e conflitti di interesse. Molte indagini hanno mostrato come grandi compagnie abbiano influenzato le politiche sulla transizione energetica, sulla sanità e sulle norme fiscali. Magari ci sono donazioni a partiti o fondazioni politiche, agevolazioni a titolo personale per favorire aziende legate ad appalti pubblici. L’intermediazione delle lobby agevola la connivenza con la politica che è il tema più scottante e pericoloso, perché elude la trasparenza e compromette i diritti del pubblico. Aggiungi spionaggio, competizione elettorale, corruzione, accenni di mafia: ingredienti perfetti per un romanzo, verosimile.

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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it