Anche questa settimana continuiamo a condividere le sintesi degli interventi dei relatori che hanno partecipato al convegno “Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione” che si è svolto presso la sede del Parlamento Europeo di Roma.
Nel dibattito dedicato a “Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione”, Rita Lofano, direttrice dell’AGI, ha richiamato il ruolo centrale delle agenzie di stampa nella tutela dell’informazione verificata, sottolineando come la principale sfida per il giornalismo contemporaneo sia quella di ripartire dalla verità dei fatti.
La sfida comune di giornali e agenzie
Riprendendo alcune delle riflessioni emerse nel confronto, Lofano ha riconosciuto che le difficoltà del mondo dell’informazione riguardano sia la stampa tradizionale sia le agenzie. Tuttavia, rispetto al futuro delle agenzie di stampa, si è detta meno pessimista.
A suo giudizio, il valore distintivo delle agenzie continua a risiedere nella capacità di fornire informazioni fondate sui fatti, identificando chiaramente l’origine delle notizie. Un elemento che permette di differenziarle dal flusso indistinto dei contenuti che circolano sulle piattaforme social.
Superare il dominio del verosimile
Secondo la direttrice dell’AGI, il contesto attuale è caratterizzato da una crescente prevalenza del “verosimile” rispetto al vero. Un fenomeno alimentato dalle guerre ibride e cognitive, dalla diffusione delle fake news, dall’impatto dei social network e dalle potenzialità dell’intelligenza artificiale.
Lofano ha ricordato come già durante il primo mandato di Donald Trump si fosse iniziato a parlare di “verità alternative”, segnando una trasformazione profonda nel rapporto tra informazione e realtà.
“Di fronte a questo scenario, il compito del giornalismo diventa quello di superare il verosimile – ha sottolineato Lofano – e tornare alla ricostruzione fedele dei fatti, indicando sempre con precisione le fonti e i processi di verifica”.
L’intelligenza artificiale come strumento, non come sostituto
Ha evidenziato che comunque tra le sfide più rilevanti si trova quella di affrontare l’intelligenza artificiale. Per Lofano, l’IA può e deve essere uno strumento utile al servizio dell’informazione, capace di amplificarne la diffusione e renderla più accessibile.
“Al tempo stesso – ha avvertito – non può sostituire il ruolo del giornalista. La responsabilità della verifica, della contestualizzazione e della certificazione delle notizie resta infatti una prerogativa umana”.
Una riflessione che assume un significato particolare per chi dirige un’agenzia di stampa, definita dalla stessa Lofano come una delle fonti primarie dell’informazione, chiamata quotidianamente a garantire notizie essenziali, prive di commenti e interpretazioni.
L’affidabilità passa anche dalla correzione degli errori
Nel suo intervento, la direttrice dell’AGI ha rivendicato un altro elemento distintivo del giornalismo professionale: la capacità di riconoscere e correggere i propri errori.
“Le agenzie di stampa – ha ricordato – convivono quotidianamente con la necessità di rettificare e aggiornare le informazioni attraverso i cosiddetti “RPT”, le ripetizioni corrette delle notizie. Un meccanismo che testimonia non debolezza, ma affidabilità e serietà professionale. Anche noi giornalisti sbagliamo ma correggere gli errori rappresenta uno dei principali fattori di credibilità rispetto a piattaforme e social network”.
Una responsabilità condivisa per il futuro dell’informazione
Nelle conclusioni, Lofano ha individuato due priorità per il giornalismo contemporaneo: il ritorno a una ricostruzione rigorosa e fedele dei fatti e una gestione responsabile dell’intelligenza artificiale.
Richiamando le recenti parole di Papa Leone XIV sull’IA, ha ricordato come non si debba temere la tecnologia, ma utilizzarla con vigilanza, evitando che la rivoluzione digitale produca nuove forme di esclusione.
