Il 2020 è stato senza dubbio l’anno della pandemia, ma lo ricorderemo anche come un periodo di grande accelerazione dell’innovazione supportata dall’Intelligenza Artificiale (IA) in tutti i settori: dalla ricerca di un vaccino fino alle nuove sfide urbane per ridisegnare la convivenza sociale, dalla proposta di nuovi servizi finanziari e di protezione per le persone fino a un’idea di industria e di business dove accanto alla tecnologia si è affermata una nuova responsabilità sociale. Nel tempo sospeso e lento di quest’anno abbiamo fatto un salto di almeno un lustro in termini di progresso e l’Intelligent economy che comprende tutti i settori che hanno messo al centro dello sviluppo del business l’innovazione basata sull’IA è, di fatto, il sistema dentro il quale ci muoveremo nei prossimi decenni.
Tante cose le sappiamo già, tante le scopriremo strada facendo. Su questo numero di Changes abbiamo cercato le risposte alle tante domande che ruotano intorno alla digitalizzazione del mondo. Una su tutte: stiamo mettendo il nostro futuro in mano alle macchine? La risposta è non proprio, ma dipende tutto da noi. Ragionando sulla natura delle macchine l’uomo non fare a meno di riflettere la propria come ben racconta Ian McEwan nel suo ultimo romanzo Macchine come me, che si concentra sul tema dell’intelligenza artificiale. L’algoritmo è sicuramente l’oracolo del nostro tempo ma i padroni dei dati siamo noi e siamo ancora noi a programmare e a fornire una “coscienza etica” alle macchine.
Non c’è dubbio che questo tempo ponga sfide e rischi importanti per aziende e persone e che ci sia un tema etico da risolvere. Abbiamo delegato agli algoritmi e ai robot la capacità di fare delle scelte e di decidere, una prerogativa che è sempre stata dell’uomo. Abbiamo impiegato secoli di storia per erigere un’etica condivisa e fissare valori di riferimento per l’umanità. Le macchine, al contrario, non avvertono questa necessità, poiché programmate semplicemente per completare mansioni specifiche.

Quali sono i confini oggi tra uomo e macchine? Per tracciarli dobbiamo compiere un salto culturale e disegnare una nuova forma di convivenza sociale. Il processo è in divenire: dobbiamo costruire una nuova società nel quale centrale deve essere il capitale umano e dove l’inclusione e l’apertura siano valori chiave. In questo numero di Changes lo abbiamo definito Umanesimo digitale da cui emerge la superiorità dell’uomo sulla macchina grazie alla sua imperfezione.