Madhav Chinnappa

Madhav Chinnappa, Head of News PartnershipsInternational di Google, parla all’ANSA di una possibile alleanza con gli editori: “Un’alleanza tra Google e gli editori è assolutamente possibile – si legge nella nota-. Penso che la cosa fondamentale sia proseguire sulla strada del dialogo e delle partnership”.

I soci dell’Osservatorio TuttiMedia a novembre 2014 hanno incontrato il manager di Google per immaginare nuovi scenari nell’era della disruptive economy (argomento di cui l’associazione approfondirà i contesti).

A seguire riproponiamo l’intervista pubblicata su Media Duemila n° 302, mentre le notizie dedicate a il colosso di Mountain View riportano del suo ingresso nel mondo della telefonia

10.000.000.000 sono i click che ogni mese Google smista nel mondo. Parliamo di Google News: 72 edizioni, 32 lingue, 13 anni di notizie diffuse. Chi ne può fare a meno? È la domanda da un milione di dollari che non trova risposte. “La nostra è l’epoca dei coopetitori, competitori che collaborano”. La frase è di Derrick de Kerckhove, consigliere scientifico dell’Osservatorio TuttiMedia che nasce nel 1996 proprio per mettere allo stesso tavolo aziende, anche concorrenti per discutere. In politica, come nel lavoro c’è sempre bisogno di chi ragionevolmente propone soluzioni. Ed ecco che l’incontro con Madhav Chinnappa, Head of News PartnershipsInternational di Google diventa un’occasione strategica di confronto.

Sono i giorni dell’intervista di Maurizio Costa, presidente FIEG che a Repubblica dichiara che sono ormai maturi i tempi perché l’Italia vari una sua “legge Google. “Chiediamo solo che paghi il giusto chi utilizza contenuti editoriali di proprietà altrui si legge nell’articolo . È ora che questo gigante, come qualsiasi aggregatore di notizie di Internet, riconosca il diritto d’autore per gli articoli, le foto, i video linkabili da Google News”.

Intanto Axel Springer è il primo editore tedesco a richiede la re-inclusione su Google News degli snippet, e cioè degli articoli delle sue testate online, dopo aver riscontrato un significativo calo di traffico.

A go away site, questo è per il gigante di Mountain View il sito che aggrega notizie. “Nessun guadagno con le notizie – dice Chinnappa –. Noi non abbiamo entrate da pubblicità dai siti dedicati alle notizie, ma solo con le pubblicità che appaiono durante le ricerche”. Allora chiedo se nel futuro saranno ancora presenti questi luoghi virtuali dove si aggregano notizie.

Certo – risponde – sono un servizio che forniamo all’utente”. Il servizio che permette agli utenti di trovare più facilmente il lavoro di giornalisti ed editori, secondo Google.

Giorgia Abeltino (Google Italia e direttivo OTM) presenta l’incontro: “Confronto dove parlare al di fuori delle rigidità. Porsi interrogativi comuni può essere forse un buon metodo per trovare soluzioni”.

Chinnappa è un uomo di media perché inizia la sua carriera all’Associated Press, passa alla BBC e poi arriva al motore di ricerca americano.

Il nostro mondo non è facile – racconta –. Siamo una società di ingegneri e non una media company. A volte è difficile far capire questa differenza anche alle persone che lavorano per noi. Il sistema che Google dedica alle notizie è un sistema automatizzato. Non esiste nessuna persona che lavora alla scelta delle notizie. I risultati sono dovuti ad un algoritmo. Ogni fonte può ritirarsi in qualsiasi momento attraverso una procedura molto semplice”. In effetti è quello che ha fatto Axel Springer, il primo editore tedesco, che ritorna sui suoi passi. Si era avvalso della recente legge che consente agli editori tedeschi di proibire ai motori di ricerca di riproporre i contenuti dei giornali.

Questo venerdì 7 novembre è dunque un giorno che mostra tutte le contraddizioni del nostro tempo.

Gli Over the Top sperimentano e quando si trovano al tavolo con i protagonisti tradizionali del mondo dell’informazione in generale sono messi sotto accusa. L’obiettivo di quest’incontro che si svolge nella sede romana di Google è cercare di capire, immaginare sinergie per un nuovo equilibrio sostenibile. Madhav Chinnnappa è l’uomo delle relazioni internazionali focalizzate a partnership nell’industria digitale in generale. Ma qual’è questo futuro?

È sperimentare – afferma – mostrando la slide che raffigura un piatto di pasta (spaghetti) che escono dal piatto –. “Forse la slide non è in sintonia con la nostra cultura perché non aiuta a promuove nuove visioni, anzi fa un pò paura”.

Le strategie sono su misura – continua – non si può pensare che la strategia del New York Times sia replicabile per altre realtà giornalistiche”. La rivoluzione digitale permette a tante voci di essere ascoltate, allora la fiducia diventa fondamentale”.

La dinamica digitale ha cambiato la gestione della notizia, la competizione è regina, per guadagnare l’attenzione bisogna lavorare su diverse piattaforme. Anche se il mondo dell’informazione è stato sconvolto da numerosi cambiamenti dall’avvento della Radio in poi, oggi la differenza c’è ed è chiara: vi è certezza di quali sono le spese per produrre le notizie, ma non di come ottimizzare i ricavi.

La competizione per l’attenzione è quello che fa la differenza oggi, sostengono i nostri amici di Google. Non c’è differenza fra l’attenzione che ti chiede Candy Crush o un articolo. Questa è storia antica. La tecnologia permette di veicolare, questo il compito di un motore di ricerca, nessuna differenza fra un tweet, un articolo di un grande giornale. Oggi ogni cosa nasce per attrarre l’attenzione questa la differenza che caratterizza la nostra epoca. Ciò che è rilevante per ciascuno di noi non lo stabilisce il motore di ricerca.

In questo mondo che cambia la visione del colosso di Mountain View è circoscritta al presente. Google Glass possono essere il futuro? Chinnappa non risponde anzi, sottolinea che è un uomo affascinato dagli oggetti d’altri tempi e mostra un orologio “Old Style”.

Per quanto riguarda Google News non abbiamo visioni e nemmeno pensiamo al prossimo oggetto che cambierà il mondo – continua – ma al processo che bisogna seguire secondo le esigenze e le tecnologie del presente. Quando osservo un orologio connesso non lo immagino quale prossimo gadget di successo, ma come sembrerebbe Google News su questo oggetto”.

Dunque non pretendono di essere visionari, sono molto americani dedicati al business concretamente legato al presente.

Le tecnologie che cambiano così velocemente non permettono di avere visioni? Può darsi, intanto un accenno ad una possibile riorganizzazione del modello su cui si basa la pubblicità è stato fatto.

La società della trasparenza cambierà molte cose, sarà necessario condividere sempre di più, l’incontro del 6 novembre organizzato dall’Osservatorio TuttiMedia è un primo passo.

L’informazione di qualità avrà sempre un suo pubblico, sulla fiducia che crea un rapporto di reciproca tranquillità siamo già tutti d’accordo, ma la posizione di Google rispetto alle notizie è chiara: “Non è un core business ma un servizio per gli utenti”. Riorganizzare l’ambiente adverting? Ci stanno pensando.

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.