Il punto di vista di Jim Hackett, amministratore delegato di Anadarko. La superproduzione di oro nero e di oro blu negli USA ha avuto uno sviluppo senza precedenti e fa sperare in un ciclo economico più equilibrato, garantendo sicurezza energetica e salvaguardia dell’ambiente.
Per il gas naturale occorre un ruolo più prominente in America: l’oro blu rappresenta un volano chiave per l’economia ed è fondamentale per garantire sicurezza energetica e un limitato impatto ambientale. Ne è fermamente convinto Jim Hackett, amministratore delegato di Anadarko, una delle più grandi compagnie petrolifere americane indipendenti a livello globale.

Qual è il ruolo delle politiche energetiche in questa campagna elettorale per le presidenziali?

È diventato cruciale. Repubblicani e democratici stanno portando avanti la causa di un’America che ha finalmente la possibilità di diventare meno dipendente dalle alle importazioni estere di petrolio. Oggi per la prima volta da decenni, entrambi i partiti sottolineano l’importanza del gas naturale che può essere utilizzato in modo più estensivo, sia perché produce meno emissioni inquinanti sia perché è una risorsa di cui disponiamo che può sostituire il petrolio. Contemporaneamente poi, per la prima volta da oltre 30 anni, l’industria americana del greggio sta vivendo un vero e proprio Rinascimento, grazie al tight oil e all’oil sand. Ciò, insieme all’abbondanza di gas naturale, dischiude una prospettiva molto positiva dal punto di vista della produzione nazionale di carburanti e di posti di lavoro. I candidati che aspirano alla presidenza ne sono ovviamente consapevoli e tendono ad enfatizzarlo durante questa campagna, seppure in alcuni casi maldestramente.

Perché è così arduo per l’amministrazione USA e il Congresso arrivare a definire una legge bipartisan sull’energia?
Analizzando la storia della legislazione sull’energia in America, mi chiedo se non sia il caso di lasciare al mercato e alla libera impresa la regolamentazione del settore. Spesso ciò che i governi considerano giuste risposte hanno dei risvolti imprevisti. I governi tendono a finanziare comparti che si rivelano poi non efficienti. Prendiamo ad esempio la produzione di etanolo dal granturco negli USA: si è rivelata una risposta sbagliata dal punto di vista dell’impatto ambientale, dal punto di vista dell’utilizzo dei soldi dei contribuenti, dal punto di vista del mix energetico e perfino da quello dei prezzi degli alimentari. Eppure ci sono voluti molti anni prima di arrivare alla conclusione che non era il caso di sussidiarlo e che sarebbe stato meglio abbattere le tariffe sull’import di etanolo dal Brasile. Questo per dire che in molti casi la mancanza di politiche funziona decisamente meglio rispetto all’applicazione di politiche scorrette. Penso tuttavia che vi siano margini, in questa arena così importante, per una politica nazionale. L’energia è un po’ come la sanità: è talmente importante per il futuro di ogni singola società che il dibattito sull’opportunità di un coinvolgimento costruttivo del governo non può essere escluso. Secondo me serve una visione olistica, su larga scala in grado di offrire risposte importanti non solo per il Paese ma per il mondo intero. E i criteri su cui dovrebbe fondarsi la politica energetica nazionale devono riguardare la sostenibilità, la convenienza, la disponibilità e la possibile produzione domestica nel caso in cui si è importatori netti da Paesi che non condividono i nostri stessi valori e principi. Ciò è particolarmente importante per l’America, che spende mezzo trilione di dollari all’anno per importare petrolio dall’estero. Oggi noi non disponiamo di un coerente e conveniente approccio nei confronti della politica energetica. Io penso che ve ne sia bisogno e ritengo che sia particolarmente importante sul fronte del gas naturale e delle risorse offshore in Nord America. Ne sono assolutamente convinto. Da quando ho iniziato la mia carriera, negli anni Settanta, la maggioranza delle politiche energetiche ha riguardato portaerei in Medio Oriente. Si può argomentare che di questa politica ha beneficiato il mondo intero… ma a quale prezzo per l’America in termini di vite perse e di soldi dei contribuenti? Il vero costo di quella politica non è mai stato applicato ai prezzi del petrolio: ciò avrebbe reso le quotazioni molto più trasparenti agli occhi dei consumatori e avrebbe incoraggiato già anni fa lo sviluppo di energie alternative come il gas naturale. E invece è solo quando artificiose basse valutazioni sui prezzi del petrolio si traducono in aumenti della benzina che si tende ad intervenire con legislazioni, ma in modo molto tattico e cioè con misure non strutturali. È come muovere le tessere di un puzzle senza completarlo mai. Io ritengo che insieme ad una limitata quota di investimenti nelle rinnovabili occorra assicurare al gas naturale  un ruolo più prominente nell’agenda nazionale. È ampiamente disponibile a prezzi convenienti ed è in grado di sostituire prodotti petroliferi come diesel e benzina.

Lei ha sottolineato come la produzione di petrolio “made in USA” abbia raggiunto livelli mai visti. Con quale impatto sullo scenario globale dell’energia?
Ogni Paese consumatore non può che guardare con benevolenza alla “magia” del Rinascimento nordamericano del petrolio. Garantisce più forniture al mondo (perché non viene trattenuto il petrolio che sarebbe altrimenti stato importato dagli USA) e i prezzi, per quanto siano elevati, subiscono meno pressioni al rialzo. È una semplice equazione tra domanda e offerta. Se si tiene conto che il Medio Oriente deve estrarre comunque un certo numero di barili per centrare determinati target di guadagno, con la produzione USA è come se si immettesse più petrolio sul mercato e quindi gli altri Paesi possono importare a prezzi più bassi. Si tratta di una buona notizia per tutti i Paesi consumatori. In America poi si creano più posti di lavoro e non è un dato trascurabile quando si cerca di riprendersi da una recessione. Negli USA poi la regolamentazione sulla tutela ambientale è molto stringente ed è pertanto positivo avere risorse di idrocarburi in Paesi che investono tasse e cash flow nella salvaguardia dell’ambiente.

E che dire della rivoluzione dello shale gas? Gli USA diventeranno secondo lei un Paese esportatore o il gas naturale sarà utilizzato per scopi domestici?
L’amministrazione è favorevole allo sviluppo di strutture per l’export. Ne hanno approvata una e potrebbero dare il via libera ad altri progetti. Il ministro dell’energia ha assicurato che sarà valutata la mossa più intelligente. Continuerà ad esserci un importante confronto su questa materia, sulla quota di gas naturale che si potrà esportare mentre si tenta di riformare l’utilizzo dell’energia nel Paese. Secondo me è importante mantenere vivo il dibattito ed è fondamentale garantire che vi sia un libero scambio di merci e servizi nel mondo, compreso il gas.

I prezzi del gas sono incredibilmente bassi, soprattutto negli Stati Uniti. È un livello sostenibile? Il divario con i prezzi del petrolio ha senso dal punto di vista economico?
Lo scollamento ha senso perché il gas naturale è meno interscambiabile rispetto al petrolio o al LNG. Questo scollamento è così marcato che per anni abbiamo massicciamente dirottato gli investimenti dal “dry gas” a pozzi con componenti più liquide. Perché le difficoltà economiche sembrano non impattare le efficienti regioni nordamericane del gas naturale. Nel momento in cui questo “temporaneo” impedimento legato al livello dei prezzi tenderà a rientrare, ritorneremo su tutti i nostri siti del gas. La debolezza dei prezzi è comunque una buona notizia per i consumatori. Le basse quotazioni sono il riflesso dell’accessibilità e convenienza del gas naturale, seppure in un contesto di forte calo nel tasso di produzione. E il basso livello dei prezzi è poi la dimostrazione del fatto che il gas rappresenta un’ottima risposta per l’America nella direzione di un maggiore utilizzo per la produzione di elettricità e nel settore dei trasporti. Nel lungo periodo sarà interessante osservare l’interazione tra i prezzi del gas e quelli del petrolio. Per molti anni negli USA abbiamo ritenuto che il gap tra i prezzi del petrolio e quelli del gas sarebbe venuto meno fino a raggiungere la parità in termini di BTU, cioè a dire che saremmo arrivati a pagare lo stesso prezzo per la stessa quantità di BTU, indipendentemente dal tipo di risorsa di carburante. Fino ad oggi ciò non si è verificato  perché gas e petrolio non sono interscambiabili. Per il gas naturale la concorrenza è rimasta interna agli USA e non oltrepassa i confini nazionali come avviene invece per il petrolio. Quando sembravamo proiettati verso un crescente utilizzo di LNG in questo Paese, le attese erano di una crescente concorrenza sul fronte del gas anche in America. Poi con gli sviluppi di shale gas, l’LNG è diventata una risorsa utilizzata per coprire i picchi di domanda e ciò contribuisce a contenere la volatilità e a mantenere i prezzi bassi, a tutto vantaggio dei consumatori. L’ampia disponibilità di forniture di gas naturale hacomportato una ripresa nell’utilizzo a livello industriale in comparti energivori come l’industria dei fertilizzanti e quella petrolchimica: ciò spiega il ritorno degli impianti chimici in America. Il basso livello dei prezzi del gas offre un’incredibile opportunità all’industria, anche perché questo gap potrebbe perdurare per decenni. Ad un certo punto poi il resto del mondo potrebbe affiancare gli USA nella produzione di shale gas, con conseguenti maggiori forniture di LNG. Al momento però questi presupposti non sussistono: lo shale gas viene prodotto quasi esclusivamente negli USA e nel mondo non c’è sufficiente LNG per soddisfare la futura domanda. Dunque il sistema dei prezzi dell’LNG basato sul petrolio non sarà superato nel breve termine anche se il crescente utilizzo del gas sosterrà i prezzi contribuendo a ridurre il gap con il petrolio.

Grazie alle recenti enormi scoperte, il Mozambico è prepotentemente comparso sulle mappe del petrolio. Anadarko, insieme a Eni, si trova in prima linea su questo fronte. Per il Mozambico si profila un ruolo di primo piano?

Se le proiezioni di Eni e le nostre saranno confermate (e ovviamente riteniamo che lo saranno!) ed espanderemo con successo la nostra attività di estrazione, potremo contribuire a far diventare il Mozambico tra i principali Paesi esportatori di LNG. Per entrambe le nostre società si profila un futuro radioso in Mozambico. Abbiamo ancora molta attività esplorativa da compiere. Riteniamo di avere risorse recuperabili comprese tra i 17 e gli oltre 30 TCF e ciò considerando solo le scoperte effettuate fino ad ora e le rilevazioni eseguite su sette pozzi. Abbiamo ancora molti pozzi da scavare nella zona Nord del nostro blocco. Ma ci sono potenziali risorse anche nella parte meridionale. È estremamente positivo per il Mozambico e per le future forniture di LNG a livello globale, con un impatto positivo sui prezzi del petrolio.

Se la rivoluzione dello shale gas negli USA può contribuire a rompere il monopolio dell’export russo-algerino, può anche funzionare come volano per l’export di democrazia?

È forse eccessivamente ambizioso ritenere che le risorse di shale gas in Nord America possano offrire un contributo diretto nella lotta per la democrazia nel mondo. Ma sulla questione vale la pena riflettere. Lo shale gas può aiutare gli USA e altre democrazie occidentali ad avere un’economia più forte. Come ci insegna l’esperienza cinese, un’economia forte può sortire un incredibile impatto indiretto sulle relazioni diplomatiche con gli altri Paesi. Un’America ed un’Europa economicamente forti possono funzionare come modelli di alti standard di vita, fondati su un sistema democratico. Il caso dell’America è poi particolare perché nel bene o (in alcuni casi) nel male, dalla seconda guerra mondiale rappresentiamo la più forte potenza militare. Un Paese economicamente e militarmente forte può sostenere le forze democratiche, aiutando gli Stati più in difficoltà. Questa è sempre stata la filosofia degli Stati Uniti, seppure con degli errori lungo la strada. Io penso che se si riesce a mantenere solida l’economia, grazie anche all’importante ruolo del gas naturale, si può funzionare da esempio di democrazia e libero mercato. Al contrario, se gli Stati Uniti non riusciranno a rimanere competitivi a causa delle incertezze di bilancio o delle negligenze fiscali, non potranno continuare a rappresentare quell’esempio che sono stati nell’ultimo secolo. Paesi con standard diversi dai nostri potrebbero acquisire un maggiore ascendente. È in questo senso che io giudico importante per la democrazia il ruolo di un’energia disponibile e conveniente economicamente. Per quanto riguarda le tecnologie per lo shale gas, queste possono certamente essere esportate in varie parti del mondo, con benefici per tutti e indipendentemente dalla politica. Grazie agli sviluppi delle tecnologie messi a punto in Nord America si possono garantire al mondo tassi di crescita più elevati.

Lei ha guidato la riscossa di Anadarko negli ultimi otto anni, in qualità di AD. Ha annunciato che si dimetterà a maggio per diventare Executive Chairman e per poi ritirarsi nel giugno del 2013. Quali sono i suoi piani per il futuro? Sta pensando alla politica?

Non so cosa farò tra quindici mesi, ma di certo sono ansioso di sapere cosa mia moglie mi consentirà di fare!