#maratona per l’Europa

IL PUZZLE DELLE DONNE, LE MAPPE DEL POTERE, Il RUOLO DELLE CITTA’, LO SGUARDO DELLE DONNE SUL NEXT GENERATION EU

L’APPELLO DEGLI STATI GENERALI DELLE DONNE E DI ALLEANZA DELLE DONNE

#ORAOMAIPIU’

on line il 27 febbraio dalle ore 15

con Stati generali delle Donne e l’Alleanza delle donne, in collegamento con molte Città europee

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L’ambiente, il lavoro, l’economia sostenibile, i cambiamenti climatici, la crisi economica, la povertà sempre più diffusa, la speranza di futuro per i giovani e per la qualità della vita di tutte e tutti noi.

Occorre un “sogno” che diventi anche un progetto concreto, perché “il futuro è di chi lo fa”.

Il futuro non è ciò che accadrà, ma ciò che faremo.

Sui 210 e miliardi del Next Generation Eu lo sguardo delle donne non c’è.

Solo le YESwomen si stanno insinuando all’interno delle stanze dei bottoni adottando il paradigma degli uomini e le loro stesse parole che noi vogliamo cambiare come inclusione, conciliazione ecc., cioè termini arcaici che appartengono alla cultura patriarcale

Attraverso I’esperienza di molti anni di incontri con le donne nelle diverse regioni italiane, era il 2014 quando abbiamo iniziato il gender tour come Stati Generali delle donne, intendiamo mettere al centro delle riflessioni di questi prossimi mesi la mappa del potere, il ruolo delle città, la situazione economica e soprattutto le dinamiche di sviluppo dell’economia italiana ed europea per ragionare sul nostro ruolo come donne, nei processi di cambiamento che occorre far partire anche con l’uso delle risorse europee del Next Generation Eu.

Ciò che stiamo vivendo è il risultato di una straordinaria e complessa mutazione antropologica che coinvolge tutta la comunità.

Con coraggio e determinazione stiamo affrontando ormai dal 27 febbraio del 2020, il cambiamento in atto affrontando il tempo che stiamo vivendo con parole ed azioni nuove, nelle nostre aule virtuali per definire insieme il nostro comune futuro, l’educazione e la crescita delle nuove generazioni.

LA MAPPA DEL POTERE METTE A FUOCO UNA SITUAZIONE DI SCARSA PRESENZA DELLE DONNE NEI LUOGHI DELLE DECISIONI POLITICHE ED ECONOMICHE

Il 31 gennaio del 2020 una delibera del consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nel nostro paese. Da quel giorno è iniziata una delle fasi più complesse che l’Italia abbia mai vissuto.

L’emergenza Coronavirus non solo sta mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario, ma anche quello politico ed economico.

Quello che sta colpendo il nostro paese, e il mondo intero, è un evento senza precedenti. La gestione del potere e la catena di comando in questa fase sono soggette a continue evoluzioni, in deroga alle normali leggi e in cui decisioni fondamentali vengono prese con provvedimenti di emergenza.

Uno scenario in cui finalmente si sta inserendo il Parlamento, assente nella prima fase della crisi ma in cui le donne sono assenti. Ospiti indesiderate.

LA LETTURA DEI DATI DEL POTERE NEI MINISTERI

FONTE dei dati:  openpolis con ultimo aggiornamento: lunedì 7 Dicembre 2020

Nei vertici dei Ministeri e della Presidenza del consiglio sono poco più di un terzo le donne a ricoprire incarichi di vertice: il 35,45% è la quota di donne che ricoprono incarichi di vertice nei Ministeri e presso la Presidenza del consiglio.

Il Ministero in cui la rappresentanza femminile si esprime in maniera più forte è quello della Giustizia; le proporzioni si invertono rispetto alla media nazionale e dei 4 dipartimenti da cui è composto 3 sono guidati da donne.

Ma sono 7 i Ministeri in cui la presenza femminile è minoritaria e a questi si aggiunge la Presidenza del consiglio. Infatti a Palazzo Chigi mentre la proporzione di genere tra i dirigenti rimane equilibrata (42,86% di donne) nelle altre strutture la sproporzione a favore degli uomini è decisamente più marcata.

Il Ministero con la quota più “alta” di dirigenti donne è il Ministero dello sviluppo economico con appena il 25%, mentre per gli altri non si supera il 20%.

Al Ministero degli Interni sono 1 donna su 4 come direttrici generali, al Ministero della salute solo 2 direttrici generali su 7 a cui si aggiunge il Segretario generale, al Ministero degli esteri è una donna a ricoprire l’incarico di segretaria generale mentre i direttori sono tutti uomini.

Al Ministero dell’ambiente, quello delle politiche agricole e quello della difesa invece non è presente alcuna donna in posizione di vertice.

Al Ministero dell’università, dopo la divisione della struttura dal Ministero dell’istruzione, gli incarichi di vertice non sono stati ancora assegnati, o meglio ne è stato assegnato solo uno, quello di segretaria generale, assegnato a una donna, Maria Letizia Melina.

Questo tipo di incarico è presente in 7 Ministeri e tra questi solo presso il ministero dell’università e quello egli esteri è una donna a ricoprire l’incarico.

Anche presso la Presidenza del consiglio è previsto il ruolo di segretario generale che, solo in questo caso, è affiancato da 3 vice, di cui solo una è una donna, Francesca Gagliarducci.

I ruoli di vertice in cui è più frequente trovare una donna sono quelli legati all’organizzazione, al personale e alle risorse umane nella “tradizionale e patriarcale divisione del lavoro”.

UNA NOTIZIA BUONA

Con la conclusione del mandato del presidente Morelli, la Corte Costituzionale ha proceduto a scegliere il suo successore e la corte di cassazione ha nominato, per la prima volta, una donna giudice della consulta.

LO SQUILIBRIO NELLE REGIONI

un’analisi dei Patti delle Donne che abbiamo presentato nelle Regioni italiane

FONTE dei dati:  openpolis con ultimo aggiornamento: giovedi 21 gennaio 2021

Nel 2016 è stata inserita una modifica alla legge quadro sulle elezioni regionali prevedendo che le Regioni introducano determinate norme per favorire la parità di genere nei Consigli regionali ma sono proprio i Consigli regionali gli organi rappresentativi dove è più basso l’indice di successo delle donne candidate rispetto a quelle effettivamente elette.

Negli organi politici delle Regioni si fa sentire molto lo squilibrio di genere anche se i dati cambiano significativamente a seconda dei territori.

Ad oggi, e dopo la morte di Iole Santelli, solo in Umbria si trova una donna a ricoprire l’incarico di Presidente, mentre tra i consiglieri le donne sono meno di un quarto. (Un caso, quello umbro molto particolare poiché dal 2000 in Umbria ci sono state solo Presidenti donne).

Per quanto riguarda le Vicepresidenti solo il Veneto, l’ Emilia-Romagna e la Toscana hanno infatti delle donne a ricoprire questo incarico.

A queste Regioni si aggiunge anche la Provincia autonoma di Bolzano, dove tuttavia sono 3 i Vicepresidenti in carica e tra questi vi è solo una donna.

Ad oggi le donne presenti nei consigli regionali non sono neanche un quarto del totale: 22,36% è la percentuale di donne sul totale dei consiglieri regionali.

Le percentuali più elevate di donne si trovano soprattutto nei consigli delle Regioni del centro e in alcuni casi del nord Italia. In particolare in Emilia-Romagna (40%), Veneto (35,3%) e Toscana (34,1%).

Nelle Regioni del sud in generale si registrano quote più basse ed è in Calabria che il consiglio regionale registra il maggior tasso di squilibrio con il 6,7% di donne in consiglio, ma stiamo aspettando la data per le nuove elezioni.

Anche in alcune Regioni del nord comunque la presenza di donne in consiglio rimane molto bassa. Si tratta ad esempio della Valle d’Aosta (11,4%) e del Friuli-Venezia Giulia (12,2%).La situazione della Valle d’Aosta è paradossale anche con riferimento alla legge regionale sulle elezioni in riferimento allo stesso Statuto regionale.

I ruoli più importanti sono generalmente ricoperti da uomini: solo in Emilia-Romagna e in Puglia infatti sono donne a rivestire il ruolo di Presidente del consiglio regionale.

Con le ultime elezioni del 20 e 21 settembre 2020 7 regioni sono andate al voto ed è quindi cambiata la composizione degli organi politici. Tutti i Presidenti eletti sono uomini e solamente in Puglia è aumentata la quota di donne all’interno delle giunte rispetto alla scorsa consiliatura.

Non si tratta comunque di una percentuale alta (20% contro il 10% precedente), tuttavia il Presidente Emiliano al momento ha mantenuto per sé la delega al Welfare in attesa di capire se il Movimento 5 stelle deciderà o meno di entrare in giunta. In ogni caso il Presidente ha specificato che l’incarico sarà ricoperto da una donna.

Per quanto riguarda il Consiglio, nella maggior parte dei casi, le elezioni hanno portato a un piccolo aumento della presenza di donne. La crescita più marcata si è verificata in Veneto, dove la quota di consigliere regionali è passata dal 22 al 35,3%.

Ma in Campania e in Valle d’Aosta la quota di donne all’interno del Consiglio si è ridotta invece che aumentare.

In Puglia peraltro ci aspettavamo una crescita maggiore perché durante l’estate si era molto discusso della modifica alla legge elettorale che la Regione avrebbe dovuto effettuare per prevedere dei meccanismi di riequilibrio di genere in linea con la normativa nazionale. La Regione Puglia tuttavia non è riuscita a modificare la legge in tempo e il Governo ha quindi proceduto per decreto inserendo alcune previsioni a riguardo.

L’APPELLO

Il 2021 sarà un anno importante per costruire il nostro futuro collettivo a livello nazionale, europeo e globale. Sarà l’anno dei vaccini, l’anno del #BuildBackBetter con un nuovo bilancio dell’UE 2021-2027 e un piano di ripresa europeo, la # NextGenerationEU, che l’UE e i suoi Stati membri inizieranno a distribuire.

Noi donne auspichiamo che in Italia si metta al centro delle azioni il ripristino della convergenza e della coesione sociale promuovendo un Piano Nazionale per l’Occupazione Femminile e la incentivazione concreta, con fondi adeguati, della imprenditorialità femminile per una una ripresa sostenibile, equa, verde e digitale. Non vogliamo politiche di “inclusione” delle donne ma azioni concrete con attenzione alle specificità territoriali. Lavoreremo sul progetto delle Città delle Donne e costruiremo, dal basso, i Patti delle Donne per il lavoro nelle città che andranno al voto durante l’anno.

Il 2021 sarà anche l’anno in cui la Commissione Europea fornirà il suo piano d’azione per l’economia sociale per migliorare gli investimenti sociali, sostenere gli attori dell’economia sociale e le imprese sociali per avviare, ampliare, innovare e creare posti di lavoro, secondo al programma di lavoro della Commissione 2021.

Per le azioni previste in Europa noi donne auspichiamo:

– un nuovo bilancio dell’UE e piani di ripresa e resilienza per sostenere progetti innovativi di economia femminile e sociale, all’interno del programma InvestEU, per il quale è stato raggiunto un accordo provvisorio a dicembre, che ha il finanziamento dell’economia sociale e microfinanza tra le priorità di investimento della sua finestra politica per gli investimenti sociali e le competenze, consentendo anche alle imprese e alle organizzazioni dell’economia sociale di ricevere investimenti. Il regolamento coinvolge esperti di finanza dell’economia sociale nell’attuazione di questo programma attraverso il comitato per gli investimenti InvestEU.

– attivazione del nuovo programma per il mercato unico , il post COSME che include una definizione positiva di economia sociale e ha tra i suoi obiettivi la promozione di un ambiente imprenditoriale favorevole per le micro e le PMI, sostenere la trasformazione digitale e promuovere nuove opportunità di business per le PMI, comprese le imprese femminili, quelle dell’economia sociale e quelle con modelli di business innovativi.

– un accordo sulla governance della Conferenza sul futuro dell’Europa e sulle modalità di coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine attraverso la trattazione di punti fondamentali quali:

1) Agenda Sociale di Porto e l’appuntamento del Vertice del 7 maggio 2021,

2) Autonomia strategica UE e l’appuntamento del G20 e del W20,

3) I temi dello sviluppo sostenibile e in vista della Cop26,

4) Misure positive incluse nella nuova Strategia UE 2020-2025 per la parità di genere.

#maratona per l’Europa

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.