Ogni anno in Italia si laureano circa 350.000 – 415.000 studenti tra triennali e magistrali (415.000 nel 2024). Su un orizzonte quinquennale questo porta il totale vicino ai 2 milioni di nuovi titoli accademici rilasciati. Nello stesso periodo si stima che circa 190.000 giovani abbiano lasciato il Paese per motivi economici e lavorativi. Di questi, oltre la metà (circa 100.000 – 115.000) sono in possesso di una laurea. Oltre il 70% di chi espatria sceglie altri Paesi europei (in testa Regno Unito, Germania, Francia e Spagna).
Il fenomeno colpisce in modo asimmetrico l’Italia, con il Mezzogiorno che risulta l’area più colpita dalla perdita di giovani talenti formati ma costretti a cercare lavoro altrove per valorizzare il proprio percorso di studi. E’ Maria Pia Giovannini, presidente del Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione (CDTI) e figura di riferimento nel panorama dell’innovazione digitale italiana ha riflettere sul problema. Già dirigente dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), Giovannini ha dedicato gran parte della propria attività professionale ai temi della trasformazione digitale della pubblica amministrazione, dello sviluppo delle competenze e dell’innovazione come leva di crescita economica e sociale. Da anni osserva con attenzione le dinamiche che legano formazione, lavoro e sviluppo tecnologico, nella convinzione che il capitale umano rappresenti il principale fattore competitivo per il futuro del Paese.
“C’è un dato che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi di innovazione, trasformazione digitale e sviluppo economico. Mentre le imprese italiane dichiarano crescenti difficoltà nel trovare competenze qualificate, migliaia di giovani professionisti continuano a costruire il proprio futuro all’estero. – afferma Maria Pia Giovannini” – . È un fenomeno che va oltre la tradizionale narrazione della “fuga dei cervelli” e che interroga direttamente la capacità del Paese di valorizzare il proprio capitale umano”.
Il paradosso emerge da un analisi di Unioncamere-Excelsior : il 48% delle assunzioni programmate dalle imprese italiane risulta di difficile reperimento, una percentuale che supera l’86% nel caso degli ingegneri dell’informazione.
È all’interno di questo apparente paradosso che si inserisce la domanda che ha dato il titolo al webinar promosso dal CDTI insieme alla startup Pietro Torna: «Pietro alla fine torna?». Una provocazione solo in apparenza semplice, che invita a spostare l’attenzione dal fenomeno delle partenze alle condizioni necessarie per rendere possibile il rientro di competenze, esperienze e professionalità maturate nei contesti internazionali.
“Oggi la vera questione non è capire perché i giovani partono- precisa Maria Pia Giovannini. Le ragioni sono ampiamente note. La sfida è comprendere cosa dovrebbe cambiare affinché tornare in Italia diventi una scelta professionale credibile e attrattiva. Una sfida che riguarda non soltanto il mercato del lavoro, ma più in generale la capacità del Paese di costruire un ecosistema”.
Dal confronto è emerso un quadro che supera la semplificazione del fenomeno dei “cervelli in fuga”: dietro questa etichetta convivono infatti situazioni molto diverse, con esigenze, vincoli e soglie di rientro profondamente distinte. Dall’osservatorio di “Pietro Torna”, non si rientra in Italia per nostalgia, né per un beneficio fiscale, torna se si trova un’opportunità concreta, un progetto in cui il suo profilo non viene livellato ma valorizzato, e se le condizioni di vita — dalla flessibilità al welfare familiare — rendono il rientro una scelta sostenibile, non un sacrificio.
Nel corso del dibattito sono intervenuti Cristina Arbini e Nicolò Marchetto, co-founder di Pietro Torna, che hanno presentato la loro piattaforma e i dati raccolti attraverso la community; Marco Riemma, IT Sourcing Service Manager per l’Agenzia Spaziale Europea nei Paesi Bassi, che ha portato la voce di chi vive all’estero da quasi un decennio e guarda al rientro come a un’ipotesi aperta ma non semplice; Alessio Raspollini, Global Manager & Transformation Manager di RiseTech, che ha raccontato l’esperienza concreta di un’azienda in cerca di competenze specifiche; Daniele Davoli, Presidente della Commissione Giovani CDTI, imprenditore e startupper; Beppe Carrella, noto come “Rigattiere Digitale”, che ha offerto una lettura critica del fenomeno, invitando a smettere di parlare di “ritorno romantico” e a puntare invece sull’unica narrazione che funziona: il talento non verrà sprecato. Ha moderato e chiuso i lavori Gianluca Duretto, Consigliere CDTI per i rapporti istituzionali e Adjunct Professor.
