di CESARE PROTETTI’      

 

The result of living inside a proscenium arch of satellites is that the young now accept the public spaces of the earth as role-playing areas.

(Il risultato di vivere all’interno di un proscenio fatto di un arco di satelliti è che i giovani ora accettano gli spazi pubblici della terra come aree dove svolgere un ruolo).

 

Leggendo questo pensiero di McLuhan mi è venuta subito in mente l’altra grande figura del Novecento, l’altro gigante della comunicazione: papa Giovanni Paolo II da poco beatificato. Sollecitato dalle immagini delle oceaniche “Giornate della Gioventù”  che a più riprese le tv nazionali hanno mandato in onda in quei giorni ho ripensato a quel proscenio e ai giovani che lo hanno animato; alla visione anticipatrice di McLuhan e alla capacità del grande pontefice di intercettarne le potenzialità.

Ebbene, non c’è dubbio che Papa Wojtyla – più di ogni altro leader della terra – abbia incoraggiato, anzi direi “sfidato” i giovani ad essere se stessi, a “non avere paura”, a mettersi in gioco su qualunque scenario della Terra: dai deserti dell’Africa dove mordono la povertà e la fame alle grandi città dell’Occidente opulento dove i grandi valori dell’uomo rischiano di rimanere più appannati. E non c’è dubbio che con le grandi adunate delle Giornate della Gioventù – indimenticabile quella di Roma a Tor Vergata – abbia creato momenti straordinari di conoscenza reciproca, inclusione, vicinanza tra giovani di pelle e culture diverse in un proscenio che i satelliti hanno fatto diventare mondiale.

 

Del resto lo aveva detto McLuhan:

The satellites changed the planet totally not into a global village, but a global theatre. TV may have created a global village … but with the satellite as a proscenium arch around the planet, the planet itself is now a stage on which everyone can do his thing.

(I satelliti hanno cambiato il pianeta totalmente: non in un villaggio globale, ma in un teatro globale; ma con i satelliti come un arco di proscenio attorno al pianeta, il pianeta stesso è ora il palcoscenico sul quale ognuno può essere attore).

 

E ancora:

It is in this way that audience participation is created. The spoken word involves all of the senses dramatically.

 

Ancora una volta le immagini del lungo pontificato che abbiamo rivisto in occasione della beatificazione sembrano confermare ed esemplificare questo pensiero di McLuhan. Ma – per coloro che sono stati testimoni non distratti del grande pontificato wojtyliano – non ce ne sarebbe neanche bisogno. Alcune frasi del beato Wojtyla risuonano ancora con una forza incredibile nella mente e nel cuore di ciascuno di noi. Una per tutte: il monito potente del Pontefice ai boss mafiosi.

 

Ma c’è un pensiero di McLuhan che, a posteriori, sembra poter dare un senso unitario – dal punto di vista dello studioso della comunicazione – a tutti i momenti di quel lungo e formidabile pontificato:

The study of media begins with the observation of their effects. Effects cannot be observed by concepts nor hypotheses as in conventional quantitative testing,  for media are environments and inclusive processes, not products and packages. (Letter to “The Listener,” 11 August 1971, printed 26 August 1971, in response to Miller’s letter of 15 July 1971. LOMM 436).

(Lo studio dei mezzi di comunicazione inizia con l’osservazione dei loro effetti. Non possono essere osservati da concetti, né come ipotesi convenzionali in test quantitativi, perché i media sono ambienti e processi inclusivi, non prodotti e pacchetti).

Ed in effetti – a prescindere dall’indubbio contributo professionale dato alla comunicazione papale da Joaquin Navarro Valls – non c’è dubbio che Giovanni Paolo II abbia saputo cogliere più di ogni altro, nella storia del papato, la profonda realtà del pensiero di McLuhan sui media come ambienti e processi inclusivi.

 

E chiudo con un mcluhanismo che suona come un consiglio e un avvertimento a tutti noi che operiamo nel mondo accademico:

Most people are quite unable to perceive the effects of the ordinary cultural media around them because their theories about change prevent them from perceiving change itself. (“An interview with Marshall McLuhan” by Hubert Hoskins, originally published in The Listener, 26 March 1970, reprinted in The Medium and the Light – Reflections on Religion, Marshall McLuhan, edited by Eric McLuhan and Jacek Szklarek, (Toronto: Stoddart, 1999), p.83)

(Molta gente è incapace di percepire gli effetti degli ordinari media culturali perché le loro teorie circa i cambiamenti impediscono loro di percepire il cambiamento in sé).

 

Cesare Protettì

(c.protetti@lumsa.it)

Direttore del Master in Giornalismo della Lumsa