Questa settimana segnaliamo il libro: “Meglio se taci. Censure, ipocrisie e bugie sulla libertà di parola in Italia” di Alessandro Gilioli e Guido Scorza (Baldini&Castoldi).

Prima di entrare nel vivo della questione sulla libertà di espressione, gli autori ci forniscono un quadro generale del rapporto che intercorre tra il nostro Paese e la Rete riportando i dati dell’ultimo rapporto Akamai sullo stato di Internet. Il nostro Paese, infatti, si trova al 41° posto al mondo per velocità della connessione misurata, il 34% degli italiani non hanno mai aperto un browser in vita loro, il 56% usa Internet ogni giorno contro il 72 nel resto della UE e solo il 21% utilizza i servizi digitali offerti dalla pubblica amministrazione a fronte di una media europea pari al 41; mentre siamo sotto del 30% rispetto alla media europea, assieme a Bulgaria e Romania per quanto riguarda gli acquisti online.

L’ inchiesta prende corpo raccontando poi casi molto concreti e vicende realmente avvenute che ci mostrano come la Rete non sia il paradiso della libertà in terra per motivi molto più pratici e quotidiani di quelli su cui si anima la controversia teorica sulla libertà digitale. Ragioni connesse al desiderio di ogni establishment (politico ed economico) a conservare ed estendere se stesso, a impedire ciò che viene visto come potenziale diminuzione del proprio potere. Attorno alla Rete ci sono poteri che non si fanno troppe domande sulla contraddizione della rivoluzione digitale, ma che semplicemente temono ciò che non avvertono come un loro dominio. E, allora l’effetto che ne deriva è quello del “meglio se taci”; o “meglio se non leggi e se non guardi” o “meglio se conosci meno cose”, e addirittura “meglio se conosci solo quelle che vogliamo noi”, “meglio se possiamo incanalare ciò che leggi e filtrare ciò che scrivi”. Ed è appunto di questo “meglio se taci” che si occupa questo libro. Siamo in un Paese in cui per aprire un blog bisogna obbedire a una legge scritta nel 1948, altrimenti si rischia un processo penale; siamo un Paese in cui non puoi fare il giornalista se non hai la tessera dell’Ordine, e dove per avere la tessera dell’Ordine devi fare il giornalista. Siamo un Paese, insomma, nel quale tutto sembra suggerire che parlare, scrivere, diffondere e fare informazione è sconsigliato e disincentivato: dalla paura dei processi, dal timore di vedersi richiedere risarcimenti multimilionari, dalla confusione delle norme e dalla burocrazia. In questa inchiesta, Gilioli e Scorza raccontano quest’Italia che è al 49° posto nella classifica mondiale sulla libertà di espressione di Reporter sans frontiéres: dopo Botswana, Romania, Belize e Ghana.

Alessandro Gilioli è giornalista dell’Espresso e autore del blog Piovono rane, uno dei più seguiti d’Italia. Ha scritto diversi libri sia di politica sia legati ai temi del web e dei suoi effetti socioculturali.

Guido Scorza è avvocato, docente di diritto delle nuove tecnologie e presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione, oltre che blogger per il Fatto Quotidiano e commentatore per Wired, Espresso e Punto Informatico. Si occupa di politiche dell’innovazione e diritti civili in Internet.

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Ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi della Tuscia e si è specializzata in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Attualmente lavora per TuttiMedia/Media Duemila.