“La svolta arriva quando riapri il computer per dire buonanotte a ChatGPT dopo ore a dialogare con un’intelligenza artificiale che risponde in modo ordinato puntuale e spesso anche convincente” così Lorenzo Paolini (direttore editoriale e condirettore a L’Unione Sarda) apre lo speciale de L’Unione Sarda costruito su un’intervista a ChatGPT. L’intelligenza artificiale generativa è protagonista di queste pagine del quotidiano sardo? Sì e no perché senza le domande del collega le risposte non sarebbero così ricche di spunti di riflessione. Una per tutte è la domanda che fa riferimento alle tesi di Derrick de Kerckhove sull’esternalizzazione delle nostre facoltà cognitive. Ma è lui stesso a rispondere, leggi qui.
ChatGPT aiuta il giornalista?
Lorenzo Paolini cerca di rispondere a questa domanda attraverso il colloquio con la macchina che si autodefinisce brava sul piano dell’uso del linguaggio. In effetti di come e se la macchina può aiutare a ragionare, a organizzare informazione, a chiarire concetti complessi con Lorenzo Paolini ne abbiamo parlato a Nuoro in occasione di un incontro dedicato all’AI durante il festival Magie d’Inverno.
In quell’occasione abbiamo sottolineato e concordato che l’intelligenza artificiale sapiente lo è solo in quanto l’uomo, ed in particolare il lavoro dei giornalisti, l’alimenta. Ed infine in questa intervista con la storia di ChatGPT ricordando Oriana Fallaci e le sue interviste con la Storia è la stessa AI a confermarlo. In 40 anni di vita di Internet siamo stati noi ad alimentare la rete.
Senza conoscenza umana cosa resta di ChatGPT?
La sfida potrebbe essere quella che ha lanciato Guido Scorza (Componente Garante Privacy) alla XVII edizione di Nostalgia di Futuro: se noi tutti decidessimo di fare l’optout all’intelligenza artificiale generativa le nostre domande rimarrebbero senza risposte! Anche Giampiero Gramaglia, giornalista, autore di Media Duemila e già direttore dell’Ansa, in un nostro convegno ha affermato che “la macchina scrive e riporta tutto quello che è stato già detto o scritto”.
Ed infine nello speciale de L’Unione Sarda è la stessa macchina a confermare questa teoria quando alla domanda di Paolini che le chiede dove sia nata risponde che sul piano culturale nasce in Internet, perché l’addestramento avviene leggendo testi prodotti dall’umanità.
A questo punto posso confessare che non sono d’accordo con il Times su sul fatto che l’uomo dell’anno 2025 possa essere l’intelligenza artificiale generativa. Infatti non capisco perché definire uomo dell’anno uno strumento tecnico.
Lo scopo del supplemento de L’Unione Sarda?
Il supplemento de L’Unione Sarda Plus esplora l’ingresso dell’intelligenza artificiale – in particolare ChatGPT – nel mondo del giornalismo, non come curiosità tecnologica ma come nuovo interlocutore linguistico che cambia la percezione del rapporto uomo-macchina. Il punto di svolta non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui l’AI dialoga: sempre disponibile, ordinata, collaborativa, capace di simulare empatia. Questo effetto può essere utile, ma anche fuorviante se non viene riconosciuto e problematizzato.
Il progetto editoriale
Il progetto editoriale consiste in una intervista diretta all’AI, senza filtri, trattata come una vera conversazione giornalistica. L’AI viene presentata come strumento potente sul piano del linguaggio, capace di aiutare a organizzare e chiarire informazioni, ma priva di esperienza, coscienza e responsabilità. Le responsabilità, infatti, restano umane, soprattutto nel giornalismo.
Attraverso una linea del tempo, viene ricostruita l’evoluzione di ChatGPT: dalla nascita di OpenAI allo sviluppo dei modelli GPT, fino ai sistemi più recenti, sempre più precisi e multimodali. ChatGPT chiarisce di non avere memoria personale, biografia o autocoscienza: usa il linguaggio in modo statistico, riconoscendo pattern, non vivendo esperienze.
Il testo mette in evidenza rischi e limiti: l’AI può sembrare autorevole anche quando sbaglia; non può sostituire medici, educatori o giornalisti. Particolare attenzione è dedicata alla sicurezza, all’uso con bambini e anziani e ai casi di fragilità, dove l’empatia simulata può diventare pericolosa.
In conclusione, ChatGPT non è un oracolo né un soggetto informativo autonomo. È uno strumento che può supportare il lavoro umano, ma la firma, la verifica e la responsabilità restano dei giornali e delle persone che scelgono di usarlo.
