Telegram, WhatsApp, Messenger, Line, Kik, e Google aggiungono nuove funzionalità alle loro applicazioni di messaggistica, il fine è il commercio e la pubblicità attraverso queste piattaforme.
A parlarne al Mobile Word Congress 2017 sono Matt Asay di Adobe, Mitali Dhar di Google, Beerud Sheth di GpShup, Harper Reed di PayPal e Ryan Sullivan di Sprint.
Le applicazioni di messaggistica hanno più di 4 miliardi di utenti attivi al mese (settembre 2016), i numeri già parlano ma quando sono i big ad entrare in campo siamo certi che il futuro è presente. La tecnologia push e i maggiordomi digitali cambieranno il mondo, questo è il messaggio, infatti.
WhatsApp, Line, Kik, Telegram o Wechat sono alcune delle più popolari applicazioni mobili per i consumatori la loro caratteristica è avere utenti mensili più attivi anche delle piattaforme di social media.
La messaggistica è pronta, secondo gli esperti, riuniti a Barcellona, a diventare la nuova pietra miliare su cui costruire gli ecosistemi dei prossimi anni.
Le applicazioni di messaggistica vanno verso la pubblicità, i pagamenti facili e le chatbots (robot capaci di simulare conversazioni e quindi che possono interagire con gli esseri umani).
Le guerre sulle piattaforme di messaggistica sono appena iniziate, la posta in gioco è molto alta.
Tanto, che Google sta puntando proprio sulla messaggistica, la strategia è arrivare a creare una nuova piattaforma per e-commerce e quindi monetizzare le conversazioni.
I brand sono alla ricerca di piattaforme di messaggistica utili a conversare con gli utenti, un’opportunità unica per semplificare l’interazione fra aziende e consumatori. Il Messaging è semplice, personale, costantemente aperto, ubiquo e mobile, infatti i consumatori ne sono già grandi utilizzatori. Le aziende, invece, solo ora cominciano a capire il potenziale di una piattaforma messaggistica quale veicolo per il commercio.
Un altro aspetto che richiama l’attenzione riguarda l’interoperabilità. WhatsApp, Linea, KakaoTalk e Wechat, non lo sono e non è possibile scambiare informazioni dall’una all’altra, per non parlare di cooperazione. Tutti elementi fondamentali per applicazioni dedicate al commercio.

Alla tavola rotonda composta dai rappresentanti di Google, Adobe, PayPal, Sprint e Gupshup una visione prevale: le applicazioni devono lavorare più insieme al fine di facilitare l’interoperabilità.
“In passato abbiamo dedicato troppo tempo ad applicazioni non sempre utili”, afferma Matt Asay Adobe. Adobe utilizza le applicazioni di chat per rimanere in contatto con i propri clienti. La proliferazione di applicazioni non aiuta e per di più l’e-commerce, i pagamenti, la pubblicità e l’interazione con il cliente non sono una priorità.
Wechat resta in testa e supera i concorrenti quando si tratta di fornire una piattaforma multi-purpose.
“Wechat questo dovrebbe essere un modello per altre applicazioni di chat – dice Mitali Dhar  (Director Global Product Partnerships at Google) – . C’è un grande desiderio di integrare più funzionalità in una chat app. Tuttavia, la strada è ancora molto lunga strada, soprattutto per quanto riguarda l’intelligenza artificiale e le chat bot. Cosa succederebbe se una chatbot di un negozio iniziasse ad essere autonoma?”.

Reed (Director of Software Development for PayPal) è convinto che l’e-commerce è il futuro per la chat app. Lui è un appassionato sostenitore di API aperte, funzionalità di pagamento diffuso trasparente all’interno di applicazioni e programmi”.

Per Ryan Sullivan (Vice President Product Engineering & Development at Sprint) la messaggistica sta per cambiare completamente. “Si va da semplici messaggi di testo e foto ad una multi-piattaforma pubblicitaria che interagisce con i clienti e permette tutti i tipi di transazioni per il pagamento”.

Alla gente non piace una grande varietà di applicazioni sui loro dispositivi, secondo Beerud Sheth di Gupshup. Il CEO e fondatore di GupShup conduce una piattaforma che impiega Intelligenza Artificiale ed ha ben 4 miliardi di messaggi inviati al mese:”Ognuno ha un’app per prenotare alberghi, un’altra per prenotazioni di ristoranti, per la compagnia aerea. In futuro, tutto dovrà essere concentrato in una sola app di messaggistica, da cui è possibile controllare tutto”.

Messaggi chat e-commerce

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.