Siamo arrivati all’esternalizzazione della nostra immaginazione: il Metaverso.

Negli anni ’90 ho anticipato l’esternalizzazione della nostra memoria, ho parlato e riparlato delle nostre protesi tecnologiche. Computer e poi telefono. Oggi la mia visione del cambiamento si completa con l’immaginario che diventa reale: la frontiera attuale della realtà aumentata. Non c’è più lo schermo che divide. Le piattaforme per incontri, conferenze e chat a distanza si sono moltiplicate ma restano ancora un modo per incontrarsi dove la lontananza si percepisce ed è evidente.

La prossima tappa è immersiva,  ci porta dentro.

La realtà virtuale è l’opposto di un libro, poiché non nutre l’immaginazione interna, ma propone il nostro pensiero interno al mondo esterno. Non è una novità del resto perché anche le tecnologie utilizzate per la fotografia fanno in modo che si possa ricordare ciò che sembrava dimenticato. Ma per capire fino in fondo questo nuovo capitolo del digitale vi riporto a Cervantes, perché capì l’effetto che i romanzi cavallereschi avevano sull’immaginazione di Don Chisciotte. Che personaggio: la sua vita la viveva per davvero in una realtà virtuale di sua creazione.

La VR ci colloca al centro dell’ambientazione immaginaria, già con Second Life, ora un po’ obsoleto, abbiamo avuto le prime esperienze immersive ed abbiamo imparato che la scelta è tra essere spettatore o partecipante (tra Brecht e Artaud, fondamentalmente…).

Lo spazio si implementa

Infatti spazio, tempo e sé, le grandi coordinate dell’essere umano sono state cambiate dal digitale: ci muoviamo in spazi virtuali in tempo reale e la persona diventa digitale.

Lo spazio virtuale include tutto quanto è digitale e in questo modo si concretizza il terzo ambiente da occupare che è lo spazio digitale che si aggiunge al reale e al mentale. Mi chiedo come sarà la scuola nel Metaverso? Probabilmente gli alunni potranno finalmente imparare secondo le loro esigenze perché sarà impossibile continuare a seguire la pedagogia fondata su principi ottocenteschi.

Bisogna muoversi perché come ha spiegato Angelo Mazzetti. Head of Public Policy – Italy, Greece, Malta and Cyprus Facebook/Meta, la sua azienda  è pronta a creare il suo spazio che in termini concreti sosterrà anche l’occupazione giovanile perché ci sarà bisogno di nuove figure professionali. Altre aziende si muovono è il caso di  Sony che pensa a dispositivi che possano unire il mondo fisico a quello digitale attraverso uno speciale scanner (Spatial) che può trasformare oggetti reali in file per il virtuale, popolando così il proprio appartamento o ufficio sul Metaverso. Il brevetto è stato depositato il 23 giugno 2021 ma non è ancora stato approvato dagli Stati Uniti. Nel frattempo  pensa a un dispositivo per i possessori di PlayStation. Nel catalogo videoludico ci sono titoli, come Dreams, sviluppato da Media Molecule, in cui i giocatori possono ricreare i propri mondi, partendo da zero.

A questo punto concludo che forse il gemellaggio digitale è veramente la figura della transizione fra cultura alfabetica e digitale. Infatti può risolvere la complessità del nostro rapporto con la rete.

Alla prossima settimana!