L’Expo 2015 a Milano, aperta dal 1° maggio, è all’insegna di una tematica universale: “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”. La popolarizzazione del focus parla di “cibo” e “risorse alimentari”. Le news fanno riferimento a diversi fattori: la sovrabbondanza dei consumi nei Paesi più industrializzati, l’inquinamento che depaupera crescentemente le risorse naturali disponibili, il deficit alimentare che investe quasi i cinque settimi della popolazione del Pianeta. Solo la questione del ricorso – salvifico o meno – agli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) per l’agricoltura mondiale in buona misura passa sotto ‘silenzio mediatico’. Comunque, la molteplicità dei punti di vista contribuisce ad allargare il silos informativo a cui possiamo attingere. In effetti, il multiculturalismo degli orizzonti continentali è la sintesi. Anche se, dal punto di vista simbolico, per le culture che incorniciano l’area del Mediterraneo tutto ebbe inizio con la prima mela.
A Milano, oggi una Big Apple di color verde intenso – come le siepi di bosso del giardino-labirinto ‘all’italiana’ – campeggia in Piazza Duomo. E’ l’artefatto artistico primario che segnala l’eventizzazione della città-metropoli per l’Expo 2015. Non è né la mela Macintosh di Jobs memoria né la Star Delicious della Biancaneve disneyana o l’etichetta della Discografica dei Beatles. Peraltro è verde, non rossa come il ‘cuore’ a New York. E’ vegetale o di fibra plastica? Non si sa: per ora è proibito toccarla, sbucciarla o addentarla: si può solo guardare, anche da vicino. E’ materiale, ma al tempo stesso è anche immateriale.
Cos’altro a Milano si può solo guardare e non toccare? Sicuramente i maxi-Display che da un lato incorniciano il Duomo, dall’altro lato illuminano a giorno la notte dei tanti Padiglioni dell’Expo. Big Apple e maxi-Display sono i primi segni dell’informazionale che l’Expo 2015 offre sia allo Spettatore dell’evento-Metropoli che al Visitatore dell’Esposizione Universale. Entrambi si trovano di fronte a una “Global Explosion” del gusto (taste), per ora declinato solo sul piano alimentare. Però il “Made in …” che differenzia una cultura dall’altra, un Paese dall’altro, un sub-continente dall’altro, domina sul sempre presente richiamo alla responsabilità nei confronti delle risorse del pianeta-Terra, ovvero ciò che idealmente è di tutti.
L’Expo 2015, in effetti, è una e trina. Anche più volte. La Città-metropoli è trasformata – almeno all’interno della cinta storica – in Metropoli-Evento a seguito del camoufflage estetico (bandiere, mercatini, giocolieri, ecc.) e degli artefatti artistici (sculture, arredo urbano d’autore, ecc.). Le applicazioni rappresentative dell’Expo dilatano, espandono, allargano ed enfatizzano la tematica-chiave della manifestazione. Allo scopo contribuisce anche l’onnipresente marchio multicolore – disegnato da Andrea Puppa. Sovrapponendo la parola Expo alla data 2015 specula sulla combinazione dei tre colori di base che da luogo ad un mix di espansione/contrazione delle lettere e dei numeri. Il multi-richiamo all’Expo 2015 lo incontriamo anche nei Terminal e nella Metro, nelle piazze e negli Shop monomarca. Da giorni è la linfa informazionale del Lifestyle dei cittadini, della gadgetmania dei turisti, dei Selfie ‘in ogni dove’. Insomma, i prodotti materiali dell’Expanded Reality sono già qui.
Poi c’è l’Expo in Virtual Reality (Realtà Virtuale). Le news ne parlano poco, fors’anche per un semplice motivo: è informazionale più dei mass media (giornali, TV, ecc.). Nell’Expo 2015 in Realtà Virtuale (R.V.) tutti i Padiglioni sono già completati e inaugurati, i ristoranti etnici sono facilmente prenotabili, i Pub sempre aperti, e la visita è sempre guidata. Ciò vale soprattutto per i Paesi che non sono una grande potenza continentale. Con la R.V. possono facilmente ‘salire sul palco’. Nel contempo, tutto appare più ‘democratico’, visto che ogni protagonista della manifestazione è contattabile via Rete con un tocco di display.
Com’è l’Expo 2015 in Virtual Reality? Dimentichiamoci la prima formula di V.R. sperimentata tra il 1985 ed il 1993. Siamo già ad una generazione più che Advanced. In che cosa consiste? L’abbiamo chiesto a chi ha progettato la Piattaforma virtuale in stretta collaborazione con l’Expo stessa e lo sponsor Dassault Systemes, cioè ai fratelli Gualtiero e Roberto Carraro. Alle loro spalle hanno la storia dei Multimedia digitali (vedi: le grandi Mostre multimediali realizzate negli anni ’90 da Fiera SMAU; l’ideazione e gestione sempre negli anni ’90 di Fiera ABACUS per l’Elettronica di consumo; la creazione dell’Enciclopedia multimediale Omnia per l’Editrice De Agostini; ecc.). A Gualtiero Carraro, stratega e manager dell’azienda, chiediamo qualche spiegazione circa l’opera realizzata per l’Expo milanese.
Da tempo state lavorando alla Piattaforma di Virtualizzazione di Milano Expo 2015. Il prodotto finale in che cosa consiste?
La Virtual Experience di Expo 2015 comprende varie soluzioni, già operative in diversi contesti dell’Esposizione Universale grazie al contributo di due sponsor, Dassault Systemes e Samsung. Il primo aspetto riguarda la visita virtuale di Expo in Rete. Dal dicembre 2014 è possibile visitare la simulazione 3D ufficiale di Expo all’indirizzo web www.virtual.expo2015.org. Il secondo aspetto è accessibile On Site, in diversi Padiglioni e Infopoint: consiste nella esperienza virtuale con i visori Samsung Gear VR. Indossando il casco virtuale si può visitare l’Expo, ma anche i luoghi deputati dei Paesi partecipanti.
Quali tecnologie ICT avete usato o state sperimentando?
Il primo scenario tecnologico di riferimento sono i nuovi standard per il Web 3D: Html5 e WebGL. Il Virtual Tour di Expo 2015 si presenta con una versione base, finalizzata alla massima diffusione cross media, basata su Html5, che permette di visualizzare ambienti virtuali dell’Esposizione su Browser Web, su smartphone e tablet, ovvero nei social media. Diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, hanno ‘embeddato’ il Virtual Tour nelle loro pagine Web dedicate ad Expo. Una versione più avanzata, basata su WebGL, con funzionalità di navigazione 3D, è in fase di rilascio. C’è un video in cui viene descritta la piattaforma. Il secondo contesto tecnologico è dato dai visori di Realtà Virtuale, un nuovo media immersivo che rende possibile una esperienza virtuale che non ha precedenti nella storia recente dei Multimedia digitali.
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Nel vostro Progetto che cosa c’è di nuovo rispetto alla Virtual Reality degli anni ’90?
Ci sono vari aspetti da considerare. La Virtual Reality su Internet è una promessa da 20 anni, mai compiutamente realizzata. La mancanza di standard accettati dall’industria digitale ha impedito la diffusione della R.V. in Rete, nonché affossato i tentativi basati su plug-in come Flash, o soluzioni proprietarie come Second Life. Solo nel 2014 Google e Apple hanno approvato gli standard Html5 e WebGL. Ciò consente di diffondere la realtà virtuale (R.V.) sul Web senza barriere. Ora, il Virtual Tour di Expo 2015 è uno dei primi grandi progetti internazionali in questo nuovo scenario del Web3D. Anche i visori di R.V. sono stati promessi e anticipati da decenni, ma mai diventati prodotti di consumo e di successo. Secondo molti osservatori, il 2015 sarà l’anno del boom della Realtà Virtuale, grazie all’avvento di una nuova generazione di visori 3D, basati sulla tecnologica Oculus. In proposito, Facebook ha investito 2 miliardi di dollari, come Samsung Gear VR. La Virtual Experience di Expo 2015 è una delle prime applicazioni di questa nuova generazione della R.V.
Quali sono i contenuti a cui il Visitatore dovrà prestare attenzione?
Prima della visita, suggeriamo di fare esperienza dell’Anteprima Online dell’Expo tramite il Virtual Tour ufficiale www.virtual.expo2015.org. La mappa 3D che accoglie i visitatori è già un contenuto interessante: visualizza l’Expo nella sua interezza, grazie ad un rendering assonometrico ad alta definizione. Navigando nel Virtual Tour si scoprono i contenuti del tema di Expo: “Feeding the planet, energy for life”. Durante la visita nel Sito espositivo, per immergersi appieno nella R.V. utilizzando gli occhiali 3D suggeriamo di visitare i Padiglioni della Lombardia, della Slovacchia, della Slovenia, e della Regione Marche. Qui i contenuti sono sostanzialmente degli Stargate dall’Expo al mondo. Così la visita all’Esposizione si espande virtualmente nei Paesi e nei territori degli stessi Espositori.
Che cos’è lo “Smart Catalog” dell’Expo 2015? A che cosa serve?
La Piattaforma Smart Catalog è l’evoluzione del classico catalogo di una manifestazione fieristica. Sviluppato da Telecom Design, Smart Catalog è stato adottato da Fiera Milano e dalla piattaforma Expo Business Matching, promossa da PWC e altri operatori. Il progetto EBM intende creare opportunità di business tra le aziende italiane e gli operatori professionali internazionali che sono in visita ad Expo 2015. Smart Catalog arricchisce le informazioni disponibili in EBM aggregando i contenuti delle aziende nei social media. Permette di effettuare la ricerca di ciò che interessa accedendo ai Siti Web aziendali. In breve, è un Catalogo fieristico arricchito, in quanto permette di attingere alla Web Presence degli Espositori.
Dove e come il Visitatore potrà facilmente fare esperienza di tutto questo?
Ovviamente durante la visita in Expo. Mi permetto di segnalare l’esperienza virtuale di alcune applicazioni (App) da noi realizzate. Una è senz’altro la visita immersiva ai Siti Unesco della Lombardia, nonché i ‘top places’ turistici di Slovacchia, Slovenia, Regione Marche. In centro a Milano, invece, è possibile fare la più intensa esperienza di R.V. all’interno di Palazzo Reale, utilizzando la APP “Being Leonardo”, abbinata alla mostra su Leonardo da Vinci.
Oggi che cosa c’è nella “Piazza Virtuale” dell’Expo 2015? Fra due-tre mesi che cosa ci sarà?
Oggi c’è già la visita virtuale ad Expo, realizzata con rendering ottenuti partendo dai modelli 3D. L’evoluzione successiva sarà la virtualizzazione realizzata con immagini sferiche reali. L’effetto sarà simile ad un videogame, ma all’interno di immagini reali. Un impatto visuale molto originale: una sorta di “Gamification” dell’Expo. La nostra azienda – Telecom Design – ha introdotto lo “Street View “ nel 2006, un anno prima di Google. Questa soluzione adottata per in Expo 2015 rappresenta una nuova evoluzione della navigazione in immagini sferiche. I contenuti della “Piazza Virtuale” di Expo si arricchiranno grazie al contributo dei Paesi partecipanti che hanno deciso di aderire alla piattaforma Virtual Tour.
Quali Sponsor ICT o Promotori Territoriali hanno contribuito a tutto questo?
Gli sponsor ufficiali del Virtual Tour sono due: Dassault Systemes -“3D Experience Company”, leader mondiale nel CAD professionale – e Samsung. Comunque, diversi Paesi partecipanti e regioni italiane che sono presenti in Expo 2015 hanno aderito al progetto.
Quanti Addetti di Telecom Design hanno lavorato per Expo 2015?
A vario titolo hanno contribuito al progetto circa 30 persone.
Quale è il futuro delle grandi Esposizioni e della Virtual Reality di ultima generazione?
Nelle Esposizioni Universali e per le grandi Fiere tematiche la componente digitale sarà sempre più rilevante. Già oggi in Expo Milano 2015 tutti i Padiglioni offrono delle applicazioni interattive di varia natura. Va considerato che gli Expo più visitati raggiungono qualche decina di milioni di visitatori. Grazie alla Rete i Visitatori Virtuali possono essere centinaia di milioni. Quindi l’Expo in digitale non è alternativo ma integrativo della manifestazione dal vivo.
Il futuro della Virtual Reality di nuova generazione dipenderà da vari fattori. I dispositivi attuali non sono ancora adatti ad una esposizione quotidiana prolungata, quindi nell’immediato le applicazioni più realistiche sono di natura promozionale, cioè Business-to-Business (B2B), per l’intrattenimento episodico. Una volta risolti i problemi di latenza delle immagini, la prima industry impattata sarà quella dei Videogames. Anche il cinema e l’Education sono ambiti applicativi importanti.
Dopo l’Expo 2015, i prodotti Multimedia che ora state creando e quelli accumulati nei vs. 30 anni (1986-2015) di esperienza dove andranno a finire? In Italia c’è un Museo della Scienza o un Polo Universitario che li accoglierà?
Ringrazio per la lusinghiera suggestione. Il nostro percorso virtuale inizia da quella che Tim Berners Lee, inventore del Web (1989-1991), ha definito la preistoria di Internet: gli ipertesti di Hypercard. Non oso immaginare quanti dispositivi e sistemi operativi storici dell’informatica multimediale si dovrebbero raccogliere in un Museo tematico per esporre al pubblico circa 30 anni di storia della multimedialità. Peraltro va osservato che nel settore digitale molte idee del passato diventano improvvisamente attuali: basti pensare ai visori di R.V. o al Web3D, sperimentati già negli anni ’90 ma tornati alla ribalta da meno di un anno. Quindi un’Esposizione sulla storia della multimedialità potrebbe essere né del tutto inutile né priva di spunti per il futuro, sia per l’acculturazione al digitale che per l’universo delle Start-up.
Ecco perché l’Expo 2015 è una e trina! Da una parte la sua dimensione più universale è in Virtual Reality. Subito dopo c’è la dimensione Expanded Reality generata dai maxi-Display, ‘specchio delle mie brame’ sia degli Spot mediatici che delle Info digitali. In terz’ordine c’è l’Evento-città (Metropolis Event) prodotto dagli artefatti artistici in piazza, dalle grandi Mostre d’arte, del design, della scienza.
Per coloro che amano le sintesi: che cosa sono il Virtual Tour, il LifeStyle metropolitano e la Cittadella-Expo? Delle “tecnologie sociali” che permettono di visualizzare espandendo ed informare virtualizzando i canali e le applicazioni che, da un lato, pubblicizzano la tematica-chiave “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”: dall’altro lato, trasformano la comunicazione in esperienza vivente. Almeno dal punto di vista sia della percezione umana del presente, sia delle informazioni raccolte che della memoria a posteriori.
Senza la Virtual Reality né la Metropoli-Evento né la Cittadella-Expo basterebbero a rappresentare il Pianeta. Per farlo – al meglio – è indispensabile combinare le diverse dimensioni, quindi creare una multi-Piattaforma di “Realtà Aumentata” (Augmented Reality) dell’impatto sociale che trasforma in contenuto dell’Expo sia l’universalismo delle presenze che l’esperienza informazionale. Nel contempo, però, così facendo l’Expo 2015 assurge anche a Big Data di se medesima. Cosicché il B2B (Business-to-Business) ed il B2C (Business-to-Consumer) risultano essere dei mondi tanto differenti quanto serviti in un piatto unico: ancor prima di essere cucinati insieme al B2P (Business-to-Politics) della quarta fase della Globalisation del mondo. Questa è l’Expo All-in-One del secondo decennio del Duemila.

Bruno Sanguanini