Dopo l’oscena sceneggiata dell’insediamento del Board of Peace a Davos, pare sbloccarsi l’avvio della seconda fase del piano di pace per il Medio Oriente, grazie al ritrovamento e alla restituzione dei resti dell’ultimo ostaggio israeliano ancora rimasto nella Striscia di Gaza, Ran Gvili.

Sul fronte dell’Ucraina, si attende la ripresa, nel fine settimana, ad Abu Dhabi, dei negoziati a tre, Usa, Russia, Ucraina, dopo che un primo round, la scorsa settimana, ha fatto registrare progressi, ma non ha risolto il nodo principale, quello dei territori che Mosca reclama e che Kiev non vuole cedere. La trattativa, però, non ferma il conflitto e i bombardamenti russi sulle città ucraine.

Parentesi di Davos a parte, l’Amministrazione statunitense è però concentrata nelle ultime settimane su quanto avviene a Minneapolis, dove la polizia anti-migranti ha ucciso due cittadini americani che non costituivano in nessun modo una minaccia, suscitando ondate di proteste in tutta l’Unione, nonostante le temperature glaciali e le condizioni climatiche avverse di questo gennaio.

Il ‘Board of Peace’, voluto e presieduto dal presidente Usa Donald Trump, è una sorta di club in cui si entra su invito (di Trump) e pagando (un miliardo di dollari): è un organismo privato alternativo alle Nazioni Unite. A dispetto del nome, Trump chiama a farne parte i peggiori guerrafondai, come il presidente russo Vladimir Putin. E a dispetto del fatto che nasce per risolvere il conflitto a Gaza fra israeliani e palestinesi, non c’è traccia di palestinesi. I leader europei ne sono per ora rimasti fuori, adducendo per lo più scuse istituzionali, ad eccezione dei premier ungherese e bulgaro.

L’insediamento del Board of Peace ha avuto qualche effetto: i mediatori del cessate-il-fuoco in vigore dal 10 ottobre premevano su Israele e Hamas per passare alla seconda fase e la consegna dei resti di Gvili chiudeva una saga di dolore e angoscia aperta il 7 ottobre 2023 dai raid terroristici in territorio israeliano di Hamas e altre sigle palestinesi.

Subito dopo, Israele comunicava di avere accettato, “nell’ambito del piano in venti punti” di Trump, di aprire il valico di Rafah, solo per il transito di persone e mantenendo il controllo dei flussi. Resta da vedere quando e come ciò avverrà, così come restano da concordare i tempi e i modi del disarmo di Hamas – punto fermo della seconda fase – e chi amministrerà la Striscia nel breve termine.

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Giampiero Gramaglia
Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.