Per la diplomazia della pace, non è mai un buon viatico quando le guerre continuano a fare vittime nell’assuefazione generale, ma spariscono dalle prime pagine della stampa internazionale e quindi dall’attenzione delle opinioni pubbliche. Ed è proprio quello che sta avvenendo in giorni cruciali per diversi conflitti, mediorientali ed europei.

Basti un esempio: la mattina di mercoledì, quando a Washington il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu discutevano, a porte chiuse, sugli sviluppi dei negoziati con l’Iran per sventare lo scontro e del piano di pace per la Striscia di Gaza, i principali media Usa erano tutti concentrati su vicende interne.

Eppure, le cronache dalla Regione riferivano di attacchi di hacker iraniani contro obiettivi israeliani sventati – fonte: lo Shin Bet, il servizio segreto militare israeliano -. E le cronache dall’Ucraina registravano vittime civili, fra cui tre bambini, in un raid russo su Kharkiv, una delle città martiri dell’invasione russa, che s’accinge a entrare nel quinto anno. Notizie di routine, non abbastanza cruente né violente per ‘forare’ l’indifferenza acquisita.

Anche l’Unione europea, i cui leader si riuniscono in conclave in un castello del Belgio giovedì 12, guarda, in queste ore, al suo ombelico: la ricerca della competitività perduta e l’inconsueta frizione tra Francia e Germania fanno passare in secondo piano il dibattito sull’atteggiamento da tenere verso l’America di Trump e sull’appoggio da dare all’Ucraina.

E, in attesa che proseguano le trattative trilaterali Usa-Russia-Ucraina – per il terzo round, manca una data -, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky starebbe progettando, su pressione degli Usa, pena la perdita delle garanzie di sicurezza offerte da Washington a Kiev, di abbinare in primavera un referendum su accordi di pace con la Russia basati sulla cessione di territori (ancora de definire) e le elezioni presidenziali – il suo mandato è da tempo scaduto -, nella speranza di venire incontro all’urgenza di Trump di porre termine al conflitto entro giugno.

Secondo il Financial Times, Zelensky progetta gli annunci, referendum ed elezioni, il 24 febbraio, nell’anniversario dell’invasione. Ma il leader ucraino frena e avverte: “Senza garanzie di sicurezza condivise e definite, non se ne farà nulla”. Intanto, i leader dei 27 discutono se sia opportuno o no dialogare con il presidente russo Vladimir Putin: c’è chi vuole creare un inviato speciale europeo, come l’hanno gli Usa; altri insistono perché Mosca faccia prima concessioni.

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Giampiero Gramaglia
Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.