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Il WEF (World Economic Forum) punta diritto al nostro problema: ogni ora 18 milioni di metri quadrati di foresta sono distrutti e, sembra strano ma l’agricoltura ne è la causa principale. Se guardiamo alla C02 sono 750 miliardi le tonnellate scambiate ogni anno mediante processi naturali (ad esempio le piante assorbono 450 GTon e ne rilasciano 439), l’attività umana, incluso l’allevamento, ne produce circa 29 GTon all’anno il ché non sembrerebbe un grosso problema se paragonato ai 750 GTon dei processi naturali, ma questa quantità si somma anno dopo anno. La CO2 nell’atmosfera aumenta ed anche i diversi effetti negativi che inducono uno squilibrio nel ciclo naturale.

Lo squilibrio è facile da capire guardando all’agricoltura che diventata impresa industriale e coltiva, perlopiù, 4 tipi di piante: riso, mais, grano e soia (66% delle colture). Delle 500.000 specie disponibili in natura noi ne utilizziamo meno di 200 per il cibo e questo significa che la biodiversità ne risente, in più le monoculture sono molto più fragili, una pandemia che le colpisce potrebbe causare una fame di proporzioni immense. Anche l’utilizzo dell’acqua per agricoltura, industria e elettricità può produrre disastri perché parte dell’acqua viene prelevata dalle riserve sotterranee a un ritmo che le sta esaurendo. In alcune zone, come la città di Giacarta, il terreno sta sprofondando a causa della rimozione dell’acqua dalla falda acquifera. A queste criticità dobbiamo aggiungere urbanizzazione e inquinamento.

L’inquinamento atmosferico può essere combattuto con la mobilità sostenibile che può evitare il collasso del nostro pianeta. Prima del Covid-19 nessuno immaginava di poter fare a meno di piccoli e grandi spostamenti, ora a causa della pandemia e della trasformazione digitale, che prende il sopravvento nella vita quotidiana, abbiamo capito che a qualche viaggio possiamo rinunciare e che possiamo muoverci diversamente in modo da contribuire al riequilibrio dell’ecosistema del pianeta.

A marzo 2020 nelle pagine del giornale Il Fatto Quotidiano viene riportato: “Gli scienziati della Nasa sostengono che la riduzione dei livelli di biossido di azoto (un gas nocivo emesso dai veicoli a motore e dalle strutture industriali) è stata evidente durante l’epidemia e il relativo confinamento, nella città di Wuhan, ma poi si è diffusa in tutto il Paese”.  La Nasa ha paragonato i primi due mesi del 2019 con lo stesso periodo del 2020 osservando che il calo dei livelli di inquinamento atmosferico ha coinciso con le restrizioni imposte ai trasporti e con le chiusure delle attività commerciali.

Il ritorno alla normalità, post Covid-19, come  rilevano i dati elaborati dal Centre for research on energy and clean air (Crea)  e il Traffic index, attraverso un monitoraggio globale attuato da una multinazionale, conferma che l’aumento della congestione urbana nei grandi centri sta già tornando ai livelli pre-pandemia. L’intensificazione del traffico veicolare, la riapertura delle fabbriche e la diffidenza nell’uso dei mezzi pubblici stanno facendo risalire alle stelle i livelli degli inquinanti cancerogeni, come prima della crisi.

Parliamo allora di pratiche utili che la società mette a nostra disposizione per contribuire a evitare il collasso.

Tullio Berlenghi, segreteria tecnica del Ministero dell’ambiente indica il car pooling (condivisione della macchina per un percorso comune) quale strumento che può aiutare a cambiare il paradigma della mobilità nelle aree urbane e quindi diminuire l’inquinamento: “Dobbiamo togliere le automobili dalle strade e ridurne il numero. Siamo il secondo paese d’Europa per numero di auto per abitanti e questo si ripercuote nell’occupazione dello spazio delle aree urbane. Dobbiamo farlo con la tecnologia e con nuove modalità di spostamento. Tutto quello che può esser un incentivo a portare un miglioramento ambientale ci interessa, magari introducendo ad esempio il rimborso chilometrico per i dipendenti che vanno in bicicletta a lavoro o utilizzano servizi di condivisione sostenibili. Mai come adesso ho visto tanta sensibilità”.

Un mezzo sostenibile è anche l’auto elettrica, per facilitarne l’uso Eni gas e luce ha lanciato nel 2019 E-Start, servizio con il quale la società fa il suo debutto ufficiale nel business della mobilità sostenibile perché incentiva l’uso di macchine elettriche sia nel mondo delle aziende che fra i privati. E-Start offre la ricarica elettrica di veicoli a clienti residenziali e business. Un servizio importante perché la ricarica è ancora un problema in questo segmento e in più permette un miglior uso dell’energia che significa usarne meno. L’offerta E-start  si compone di Wallbox, Light e Plus, soluzioni di ricarica a parete compatibili con tutti i modelli di auto elettriche.  La mobilità elettrica è l’elemento chiave per la transizione energetica di conseguenza le infrastrutture sono determinanti. Dallo studio realizzato da Motus-E (associazione che riunisce tutti gli attori del comparto) relativo a febbraio 2020, sul suolo nazionale sono presenti 13.721 punti di ricarica in 7.203 stazioni accessibili al pubblico. La ripartizione media è del 73% per le infrastrutture pubbliche ad accesso pubblico (su strada) e del 27% su suolo privato a uso pubblico (supermercati o centri commerciali).  Fortunatamente i punti di ricarica crescono del 33%, anche con il contributo di E-start.

Annalisa Corrado, Green Italia, ingegnere,  autrice di “Le ragazze salveranno il mondo da Rachel Carson a Greta Thunberg: un secolo di lotta per la difesa dell’ambiente”, crede che possiamo agire in modo da incidere positivamente sulla vita del nostro pianeta adottando buone pratiche fra cui l’auto elettrica: “Anche se non risolviamo i nostri problemi sostituendo l’attuale parco macchine con lo stesso numero di vetture ad alimentazione elettrica – puntualizza.”

Sogna di vivere in una città dove le autovetture non siano priorità: “Purtroppo ancora oggi in molte città mancano le infrastrutture e quindi rinunciare all’auto non è possibile. In Italia abbiamo lavorato tanto nel campo dell’energia e dell’efficienza raggiugendo anche buoni risultati, ma su trasporti e mobilità siamo molto indietro, nonostante entrambi siano fra le cause del collasso climatico”.  La sua idea di città è legata ad un piano generale di mobilità pubblica dove treni, tram, metropolitane leggere, mezzi elettrici e in primis quelli condivisi siano privilegiati. Cambiare abitudini per noi uomini è complicato, oggigiorno l’essere umano ha molte responsabilità, anche se secondo Roberto Saracco (IEE) non siamo l’unica specie che ha influenzato l’ambiente: “Tre miliardi di anni fa i cianobatteri portarono al Grande Evento di Ossidazione – spiega nel suo blog Future Direction – arricchendo l’atmosfera terrestre di ossigeno. Ciò ha distrutto molte specie ma allo stesso tempo ha avviato un processo che, tra le molte altre cose, ha portato a noi. Le api, solo per fare un altro esempio, sono state determinanti in un’evoluzione simbiotica delle piante al punto che la loro scomparsa (uno dei potenziali effetti collaterali del crescente inquinamento) avrebbe portato a una carestia disastrosa…Il concetto di salute dell’ambiente è soggettivo in quanto ne siamo la misura. La scomparsa dell’umanità dal pianeta sarebbe una catastrofe … ma solo dal nostro punto di vista. La maggior parte degli esseri viventi probabilmente trarrebbe beneficio dalla nostra scomparsa! OK, avendo messo le cose in chiaro, io, essendo umano, sono fortemente contrario a tutto ciò che può portare alla nostra scomparsa”.

 

Green Italia

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media , e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovanni storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono alle stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell Il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina pass all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente Universitaria alla Sapienza e alla LUISS.