A conclusione di una ricca mattinata di lavoro, in cui la presentazione dell’Indagine Conoscitiva sull’Informazione Locale è servita da base di ragionamento, oltre che da filo conduttore per i numerosi spunti proposti dai relatori secondo le proprie specificità, il Commissario dell’AGCOM, Mario Morcellini, si è occupato di tirare le somme.
“Di sicuro possiamo affermare che oggi abbiamo avuto un livello di dibattito più avanzato rispetto ad altre occasioni precedenti, il tutto grazie a quest’analisi che esprime un livello di ricerca altissimo e innovativo. Finora non si era mai trattato dell’informazione locale in maniera tanto approfondita, diciamo che l’argomento era sempre stato derubricato a soggetto ancillare della stampa nazionale, più à la page nel dibattito sulla crisi della comunicazione. Quest’analisi inverte la tendenza, costituisce una sorta di pietra miliare da cui non si potrà far altro che progredire: ora chiunque vorrà occuparsi del soggetto saprà che c’è uno studio approfondito, specifico e metodologicamente verificabile al quale attingere. Soprattutto i governanti, che spesso parlano di misure a sostegno dell’editoria senza avere minimamente il polso della situazione o, peggio, appellandosi a dati non corretti o vetusti. Grazie a questo lavoro non si potrà più accampare la classica scusa che imputa alla confusione del comparto editoriale la difficoltà di promulgare misure ad hoc efficaci. Considerate che lo studio analizza nel dettaglio la situazione di tutte e venti le regioni italiane, ben venti capitoli sorretti dall’ultima parte che è interamente dedicata alle questioni di metodo”.
Scherza soddisfatto il Commissario, citando il Manzoni e i suoi “venticinque lettori” che leggeranno quest’ultima parte dello studio e al contempo rilancia l’importanza della ricerca: “Non solo abbiamo fornito uno strumento, ma da oggi siamo noi stessi uno strumento (l’AGCOM, ndr) pronto a gridare, nelle sedi adeguate e con i giusti interlocutori, se si dovesse continuare a trascurare l’informazione locale. Insieme a voi giornalisti e al mondo della cultura possiamo utilizzare questo studio come un campanello d’allarme, un report che ci consegni la drammatica situazione contemporanea, non senza individuare una speranza: cioè quella di avere ancora un pubblico a cui rivolgerci che quasi brama informazione di qualità. E noi siamo tenuti a fornire ai cittadini la possibilità di essere consapevoli del proprio territorio, di essere partecipi alla vita sociale, culturale, politica ed economica di tutte le provincie d’Italia. Anche perché” continua Morcellini, “dall’indagine è evidente: quando si diminuisce la distanza tra l’informazione e il pubblico molte delle falle del sistema nazionale scompaiono, l’informazione a km 0, per così dire, restituisce la cifra della realtà, o meglio, la avvicina molto di più delle grandi testate”. Cita un esempio il rappresentante dell’AGCOM: sui migranti, è ormai evidente a tutti a prescindere dalla fede politica, che la percezione degli italiani sia molto amplificata: “con la complicità di certa stampa un po’ troppo distratta e, lasciatemelo dire, a tratti superficiale, si è costruita l’idea che in Italia ci siano circa tre/quattro volte i migranti che invece ci sono davvero (secondo i dati del Ministero dell’Interno e della Caritas, ndr). È come dire che ogni cittadino quando vede un migrante per strada ne immagina altri tre o quattro che in realtà non ci sono, se non nei corridoi degli uffici della comunicazione. Aggiungo che i nostri concittadini hanno paura che ci sia una sorta di invasione in atto allo stesso modo dei cittadini tedeschi; solo che in Germania il numero degli extra-comunitari è di tre volte superiore al nostro. Questi dati singolari, però, si riducono di molto se scendiamo nei territori: è provato (con indagini svolte anche dalla stessa Autorità Garante) che se chiediamo agli stessi cittadini che sul piano nazionale vedono un “invasione” quanti siano i migranti nella propria città, o nel proprio quartiere, il numero diminuisce di molto arrivando quasi (!) a lambire la cifra reale. Questo esempio, per il quale non a caso ho citato un caso mediatico e molto sentito come quello delle migrazioni attraverso il Mediterraneo, dovrebbe bastarci a capire quanto nel piccolo della realtà che viviamo quotidianamente le notizie sono più tangibili, meno distorte e manipolabili”. Per questo Morcellini insiste sull’importanza dell’informazione locale come alveo di cultura democratica e civile del Paese.
“L’Autorità” conclude il Commissario, “ha dimostrato di poter fare alta ricerca e continuerà a farla, affermandosi con forza sempre maggiore come il provider più innovativo e interessante di ricerca sulla comunicazione nel nostro Paese. Inoltre si tratta di un ente pubblico e, quindi, scevro da influenze dettate dai finanziamenti o dalla voglia di fare notizia e apparire ma votato solo a influenzare positivamente il dibattito culturale e la politica: nell’ottica di offrire alla società che cambia un paramento di dati utili a contrastare le ansie e le incertezze generate dagli stravolgimenti che il futuro porta con sé quando non li si affronta per tempo. Bisognerebbe uscire da questa sala con la nuova consapevolezza che abbiamo dell’informazione locale, un mondo in crisi ma con enormi possibilità di ripresa e rinascita, capace altresì di orientare virtuosamente la crescita di tutto il Paese”.

Mario Morcellini
Mario Morcellini