Intervista a Elisa Giomi, commissaria Agcom

Il Dipartimento di Filosofia Comunicazione e Spettacolo di Roma 3 e l’associazione Airia, per la regolazione dell’intelligenza artificiale, ha promosso il 2 marzo scorso un incontro dal titolo “Musica e AI tra valore artistico e tutele normative”, per riflettere sull’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sull’industria musicale, sollevando interrogativi che spaziano dall’estetica alla giurisprudenza.

Abbiamo raggiunto una delle relatrici, la commissaria Agcom Elisa Giomi per comprendere insieme a lei quali sono le sfide da affrontare nei prossimi anni.

Musica e AI: quali i maggiori rischi? (e quali opportunità)

Credo che una premessa sia importante. L’intelligenza artificiale porta benefici enormi alla musica, accelerando la scrittura di testi, aiutando nel sound design, nella separazione di tracce, nella pulizia e nel restauro audio, rendendo più accessibile la produzione a chi non ha uno studio e aprendo a nuove forme di fruizione della musica. Non bisogna dimenticare poi che l’AI è anche uno strumento utile per il rispetto dei diritti, perché può migliorare riconoscimento dei contenuti, tracciamento e contrasto agli abusi.

I rischi, però, sono altrettanto chiari. Il primo, che ritengo meno rilevante, è il cosiddetto opt-out per l’addestramento su brani, fonogrammi, testi e metadati senza licenza o contro la volontà dei titolari. La legge sul diritto d’autore, quando definisce l’estrazione di testo e dati, include esplicitamente suoni e metadati e anche per l’uso generale consente estrazioni solo se i diritti non sono stati espressamente riservati. Non sembra però di fare una previsione errata se a fronte di un’eccessiva restrizione dell’addestramento delle AI si possano verificare effetti collaterali negativi sull’innovazione. Poi c’è il rischio sull’output generato dall’AI che reputo invece molto più rilevante per la tutela dei titolari delle opere di ingegno. Le AI possono replicare stile, timbro e scelte sonore fino a diventare concorrenza sleale o copia mascherata. Mi sembra che su trasparenza e riconoscibilità dei contenuti sintetici l’Europa stia lavorando bene per implementare obblighi e strumenti di supporto proprio per ridurre inganno e manipolazione. Viste le aspettative prevalenti, credo in ogni caso che si debba porre attenzione a non trasformare le tutele di cui necessitano i creatori di opere di ingegno in possibili abusi dei diritti e in rendite di posizione per gli attori della filiera musicale.

Come tutelare il diritto di autrici/autori?

La tutela efficace parte dalla trasparenza. Licenze e contratti devono distinguere l’uso tradizionale delle opere, dall’uso per addestrare modelli e dall’uso degli output come per esempio la voce sintetica. Le condizioni di accesso alle opere protette dovrebbero essere chiare, note ex ante e idealmente leggibili anche dalle macchine. Chi vuole escludere un contenuto protetto da forme d’uso deve mettere l’utente nelle condizioni di saperlo in anticipo. C’è poi una questione di sistema che si può discutere senza demonizzare l’AI. Rivedere a livello UE le regole sul copyright degli output per restringere l’area delle copie parziali. In concreto, si potrebbe chiarire che la riproduzione di porzioni riconoscibili come melodie, linee vocali, pattern ritmici, frammenti testuali o elementi fonografici supera più facilmente la soglia di violazione del copyright in particolare per la musica quando gli output derivano dall’addestramento di software generativi. E infine è essenziale mettere le parti nelle condizioni di poter negoziare in una cornice regolatoria che incentiva chi è in buona fede. Non è pensabile che i rapporti tra imprese possano essere regolati a regime da sentenze, sanzioni e superfetazione normativa.

Intanto, in Italia resta fermo un punto che reputo importante. L’opera dell’ingegno umano, anche se realizzata con AI, è protetta dal copyright se questa è risultato del lavoro intellettuale dell’autore. Questo mi fa pensare che chi avrà maggiori competenze nell’uso lecito delle AI avrà maggiori chance di successo e di produrre contenuti di qualità.

Qual è il ruolo dell’Agcom?

Agcom non è l’autorità dell’AI Act in Italia. Detto questo, sul rapporto musica-AI Agcom è decisiva perché presidia il punto dove i problemi diventano reali, ossia le piattaforme. Come Coordinatore dei Servizi Digitali, è responsabile della vigilanza e del coordinamento nazionale sull’applicazione delle regole che impongono processi trasparenti di segnalazione e gestione dei contenuti illeciti, reclami e mitigazione dei rischi.

Nello specifico del diritto d’autore online, Agcom rappresenta un presidio stabile anche al di fuori del live vale a dire della nota piattaforma Piracy Shield. Attraverso il regolamento e le procedure dedicate, può arrivare a ordinare la rimozione selettiva delle opere diffuse illegalmente o la disabilitazione dell’accesso ai siti che le distribuiscono, con tempi di esecuzione rapidi e un’impostazione che mira a interventi efficaci e proporzionati.

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