Vent’anni fa il Mobile World Congress approdava a Barcellona trasformando la città nel centro mondiale dell’industria mobile. Oggi, nel celebrare il ventesimo anniversario della manifestazione nella capitale catalana, l’evento organizzato dalla GSMA segna un cambiamento di fase.
Il tema scelto per il 2026 — “The IQ Era” — segna un cambio di paradigma fondamentale, spostando l’attenzione dai precedenti focus sulla connettività pura (come la diffusione del 5G) all’integrazione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale (IA) in ogni aspetto tecnologico, aziendale e sociale. Stiamo entrando in un tempo in cui l’intelligenza stessa diventa infrastruttura.
Per anni il Mobile World Congress è stato il luogo in cui venivano presentati smartphone sempre più potenti e reti sempre più veloci. Nel 2026 racconta qualcosa di più radicale: la trasformazione delle reti digitali in sistemi cognitivi diffusi, capaci di interpretare dati, anticipare comportamenti e prendere decisioni.
L’AI agentica e la nascita dell’economia dell’intelligenza
La protagonista è l’AI agentica: sistemi autonomi di intelligenza artificiale capaci di agire, coordinare processi e interagire con altri sistemi digitali. Non si tratta più soltanto di algoritmi che analizzano dati perché gli agenti AI possono gestire servizi digitali; orchestrare piattaforme e infrastrutture; negoziare transazioni economiche; coordinare reti di dispositivi e utenti.
Secondo diverse analisi presentate durante il congresso, il mercato dell’AI agentica potrebbe crescere da circa 10 miliardi di dollari oggi a oltre 50 miliardi entro il 2030, mentre l’agentic commerce — cioè le transazioni gestite da agenti intelligenti — potrebbe influenzare diversi trilioni di dollari dell’economia globale.
Questo significa che l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento di efficienza ma diventa una nuova infrastruttura economica. Mentre le telecomunicazioni diventano infrastrutture cognitive.
Il cambiamento delle telecomunicazioni
Per decenni gli operatori hanno costruito reti sempre più veloci. Oggi stanno cercando di trasformarle in piattaforme intelligenti. Grazie all’integrazione di agenti AI, le reti possono ottimizzare automaticamente traffico e prestazioni, anticipare guasti e anomalie, gestire servizi e relazioni con i clienti e coordinare ecosistemi di servizi digitali: Dunque la rete non è più soltanto un canale di trasmissione ma diventa un ambiente cognitivo.
Con l’arrivo delle future reti AI-native e del 6G, queste infrastrutture potrebbero trasformarsi nel vero sistema nervoso dell’economia digitale.
Il capitale cognitivo digitale
Questa trasformazione ha una conseguenza più ampia: la nascita di quello che possiamo chiamare capitale cognitivo digitale.
Se nel Novecento il valore economico derivava soprattutto da capitale industriale e capitale finanziario, oggi una parte crescente della ricchezza nasce dalla capacità di generare, organizzare e interpretare conoscenza attraverso reti digitali e sistemi intelligenti. In questo senso, l’intelligenza distribuita tra persone, dati, piattaforme e algoritmi diventa una nuova forma di capitale.
Le aziende che riescono a organizzare questo capitale — integrando dati, AI e infrastrutture — sono quelle che stanno definendo la nuova economia.
L’uomo quantistico
Questa evoluzione tecnologica richiama una riflessione più ampia sviluppata da Derrick de Kerckhove nel suo libro “L’uomo quantistico“.
Secondo de Kerckhove, l’evoluzione dei media digitali sta trasformando la mente umana da sistema lineare e individuale a sistema relazionale e interconnesso, capace di operare in ambienti complessi e distribuiti.
La metafora “quantistica” non riguarda tanto la fisica quanto il modo in cui l’intelligenza si organizza: non più come sequenza lineare di informazioni, ma come rete dinamica di relazioni e possibilità.
Le tecnologie digitali — e oggi l’intelligenza artificiale — estendono questa capacità cognitiva oltre i limiti del singolo individuo.
