Roberto Natale, amico, giornalista, componente del Consiglio di Amministrazione di Rai-Radiotelevisione italiana S.p.A.  ha rilanciato la necessità di promuovere l’alfabetizzazione digitale, tema della  relazione annuale Agcom presentata in Senato il 16 luglio. Riporto la sua dichiarazione che condivido e rilancio in quanto la Rai da servizio pubblico deve sostenere il senso comune umano, un sistema di riferimenti semantici ed etici intuitivamente percepiti e culturalmente condivisi che contribuisca a guidare le scelte e i comportamenti.

Alfabetizzazione digitale

Natale precisa che  “l’alfabetizzazione digitale è indispensabile perché si formi una opinione pubblica consapevole e critica che costituisce il fondamento stesso della nostra democrazia. Il presidente Lasorella ha dato atto di una pluralità di iniziative messe in campo nel settore, sollecitando uno sforzo ulteriore da parte delle istituzioni ma anche degli operatori. È un appello che il servizio pubblico accoglie con grande favore”.

Pertanto mi candido a collaborare perché, accompagnare il Paese nella transizione digitale come dice Natale, è compito di tutti ma è soprattutto “una linea di azione che merita il massimo impegno da parte del servizio pubblico e delle sua informazione, che proprio sulla
rete e sui social può agganciare il pubblico più giovane”.

Buon senso digitale

Aggiungo che il buon senso digitale rappresenta, anche, la stratificazione della saggezza collettiva umana accumulata nella rete negli ultimi quarant’anni: un patrimonio di conoscenze, esperienze, riflessioni e intuizioni che costituisce oggi il substrato informativo per l’addestramento dei modelli linguistici di grande scala. Questo corpus digitale dell’intelligenza umana racchiude non solo fatti e nozioni, ma anche il senso pratico, la capacità di discernimento e quella forma di saggezza empirica che ogni cultura ha sviluppato nel tempo.

Da inconsapevoli a consapevoli

Quando utenti di ogni provenienza e con le più diverse motivazioni formulano le loro domande, attingono inconsapevolmente a questo vasto deposito di buon senso digitalizzato, ricevendo risposte che sono il prodotto di una distillazione algoritmica di decenni di pensiero umano condiviso. Il “buon senso digitale” diventa così il ponte tra la saggezza tradizionale dell’umanità e l’intelligenza artificiale contemporanea, trasformando il web in un’estensione tecnologica della memoria e del giudizio collettivo.

Articolo precedenteFERPI a Napoli abbraccia la comunità dei soci e lancia linee guida
Articolo successivoRelazione annuale di Lasorella (presidente Agcom): “La sfida digitale non è solo tecnica ma culturale e democratica”
Derrick de Kerckhove
Direttore scientifico di Media Duemila e Osservatorio TuttiMedia. Visiting professor al Politecnico di Milano. Ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture & Technology dell'Università di Toronto. È autore di "La pelle della cultura e dell'intelligenza connessa" ("The Skin of Culture and Connected Intelligence"). Già docente presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II dove è stato titolare degli insegnamenti di "Sociologia della cultura digitale" e di "Marketing e nuovi media".