Se doveva essere uno sfoggio d’unità dell’Occidente, nel 70° anniversario dell’Alleanza atlantica, la due giorni Nato inglese, il 3 e 4 dicembre, non ha proprio centrato l’obiettivo: i leader procedono in ordine sparso; riducono a formalità le plenarie; fanno dei bilaterali dei confronti/scontri; narrano ciascuno ai suoi media eventi paralleli – la consueta ‘rashomon’ della diplomazia internazionale -.

Iniziato fra le tensioni e le polemiche, il Vertice finisce in farsa, almeno per certi aspetti. Colpa, anche, del video più visto che mostra il presidente francese Emmanuel Macron e i premier britannico, canadese e olandese Boris Johnson – “tu quoque?, clone mi!” -, Justin Trudeau e Mark Rutte, che, con un bicchiere in mano, fanno capannello e ridono, martedì sera a Buckingham Palace, prendendosi – almeno apparentemente: l’audio non è per nulla chiaro – gioco di Donald Trump.

“Per questo eri in ritardo?”, chiede Johnson a Macron. Risponde Trudeau: “Era in ritardo perché (Trump) ha fatto una conferenza stampa di 40 minuti fuori programma”, dice il premier canadese, senza citare il presidente Usa. Il riferimento è all’incontro tra Trump e Macron, al termine del quale il presidente americano ha lungamente risposto alle domande dei giornalisti. “Sì sì – prosegue Trudeau -, ha annunciato..”, l’audio salta, gli altri sorridono. Trudeau prosegue, con un ampio gesto: “Potevi vedere i suoi a bocca aperta, con le mascelle a terra”, alludendo allo staff statunitense.

Il siparietto si conclude con i leader che sorridono divertiti. Trump, quando lo viene a sapere, lo è meno: se la prende e critica Trudeau, che “ha una doppia faccia”; e il premier canadese recita una parte da teatro dell’assurdo definendo “ottimo” il rapporto e “grande” l’incontro con il magnate. Quanto a Johnson, liquida come “assurdità” l’idea che lui e i suoi amichetti stessero facendosi beffe di Donald. Poi dice che la Nato gode di buona salute: il Vertice è stato “un successo fantastico”, “Basta liti, uno per tutti e tutti per uno”, manco fossero moschettieri.

Alla fine, il Vertice passa e il video resta. Potenza dei social, ma anche debolezza – mediatica – dell’evento e dei leader. Che cosa mantiene di serio, viene da chiedersi, la politica internazionale, almeno da quando Trump ne è protagonista? E’ tutta un mix di tweet, boutades, fanfaronate, contraddizioni, palesi menzogne.

In realtà, però, non è proprio così. Episodi del genere non sono inediti: ricordo un gustoso quanto improvvido duetto davanti alla caraffa del succo d’arancia tra George W. Bush e Tony Blair, a un lunch di lavoro del Vertice del G7 di Leningrado, con bersaglio il padrone di casa Vladimir Putin. Nessuno, però, ci badava troppo, perché la sostanza stava altrove e le gaffes, frutto di rilassatezza o distrazione, erano una nota a margine; adesso, invece, che la sostanza non c’è, o che si preferisce glissarci sopra, l’episodietto diventa la storia.

Meglio, comunque, che il sorrisetto ci scappi ai drink: lo si può liquidare con una battuta; al più, se sei Trump e ti prendi molto sul serio, con un tweet. Se invece ti scappa in conferenza stampa, come successe a Sarkozy e alla Merkel nei confronti di Berlusconi, il sorrisetto annuncia guai grossi. Ma, in conferenza stampa, a Londra, i nostri eroi erano tutti serissimi.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.