Le tecnologie cambiano non solo il modo di comunicare, ma la vita stessa dell’uomo (Giovanni Giovannini Media Duemila 1983)

Partendo dalla frase di Giovanni Giovannini citata sopra ho deciso di spiegare anticipando il tema del nostro prossimo Symposium Nostalgia di Futuro che ricorda il grande giornalista con la visione sul futuro dei media in anticipo di quasi mezzo secolo.

Infatti la disruption sociale guidata dal digitale già avvenuta continua a trasformare la società e i governi in modo drammatico e forse traumatico. C’è, tuttavia, una grande differenza tra ciò che accadeva prima e dopo i social media. L’incipiente trasformazione digitale si è basta su promesse di liberazione dei consumatori e dei cittadini dai vincoli delle pratiche commerciali e amministrative e dai dettami stabiliti. Inizialmente la perturbazione minacciava solo mercati e servizi di beni e intrattenimento, come la musica, il cinema o i trasporti, eliminando gradualmente gli intermediari e consentendo agli utenti di accedere agli strumenti di produzione, alle strategie di distribuzione e di branding alle loro condizioni.

I social media quindi sono stati accolti come l’ennesima mossa per offrire libertà, convertendo le pratiche di marketing “push” a senso unico in un potenziale “pull ” relazionale e bidirezionale. Ciò che persino l’occasionale pessimista non aveva previsto era il maremoto promosso dagli stessi social media che dall’aspirazione di una rinnovata democrazia e dai sogni di una grande comunità arrivava a sostenere gli estremismi. Così ci siamo trovati ad affrontare invece dell’armonia, la discordanza, le false notizie e i tweet populisti. Un sistema limbico connettivo e collettivo basato sulle emozioni che opera a velocità virali ha trasformato i pettegolezzi locali in un clamore globale. L’ordine sociale fragile è facilmente attaccato viralmente e globalmente.

Dove siamo ora? La democrazia, in molte nazioni, è fragile se non a brandelli, lo stato di diritto è minacciata da crescenti tendenze rabbiose che usano la violenza per esprimere il loro punto di vista.

L'instaurazione dei crediti sociali in Cina indica che la soluzione del problema infine può arrivare dalla stessa fonte del problema e cioè la trasformazione digitale. Una soluzione che ha un costo  per le libertà civili.  Pongo l'enfasi sulle libertà, non sul civismo. I crediti sociali sono, in realtà, crediti "individuali", nel senso che sono attribuiti a singole persone in nome del beneficio sociale generale. Ma i crediti individuali non sono novità in ​​occidente, tutt'altro. Banchieri, istituti di credito, imprese e amministrazioni hanno attribuito  "rating" a clienti privati ​​e commissioni. Bisogna ricordare  Wikileaks e Edward Snowden che hanno rivelato che i governi occidentali hanno anche spiato e giudicato i loro cittadini in nome della sicurezza. Invocare la sicurezza per proteggere i cittadini è certamente corretto quando invece non si difendono i bambini nelle scuole con provvedimenti restrittivi sull'uso delle armi, è un'altra storia. Qual'è allora la differenza fra oriente e occidente? L'impiego dei dati. Il gemello digitale arriva, in molto casi è già qui. La differenza sarà nel come  usare questo uomo aumentato costruito sui dati di ciascuno. Ed è per questo che noi di TuttiMedia e Media Duemila vogliamo parlarne e accendere i fari su questa prossima rottura.

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Laureata in lingue e letterature straniere, specializzata in giornalismo e comunicazione di massa alla LUISS, è giornalista professionista dal 1992. Ha lavorato presso le redazioni de Il Mattino e il Roma. Ha insegnato Editoria Elettronica presso la Scuola superiore di giornalismo della LUISS, è stata titolare della cattedra di “Economia e Gestione delle Imprese Giornalistiche” e di “Giornalismo e divulgazione scientifica” nella facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, è stata anche componente del Consiglio Direttivo dell’UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici) e membro del comitato editoriale del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione). Vanta diverse pubblicazioni. È direttore della rivista di cultura digitale “Media Duemila” e vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia. Membro del comitato direttivo degli Stati Generali dell'Innovazione. Da gennaio 2015 è Digital Champion del comune di Vico Equense.