Spunti da un incontro sull’IA

L’incontro “Noi e l’Intelligenza artificiale. Affrontare insieme la sfida delle nuove tecnologie”, è stato un momento di confronto ricco di idee e di domande. Come spesso accade quando si parla di tecnologia, il vero tema non era soltanto tecnico. Era culturale, politico, perfino esistenziale.

Molti interventi hanno mostrato quanto l’intelligenza artificiale stia trasformando il modo in cui pensiamo, comunichiamo e percepiamo la realtà. Ma forse la questione più interessante emersa dal dibattito riguarda proprio il “noi”: chi siamo oggi, come società, nell’epoca delle macchine intelligenti.

Il mondo visto dallo schermo

Immaginate una scena quotidiana. Una madre americana è seduta in auto davanti alla scuola dei figli, in attesa del carpooling. Alla radio passa una vecchia canzone, sul sedile posteriore ci sono zaini e cracker sbriciolati. Sul telefono, invece, scorrono notizie di bombardamenti, mercati finanziari in caduta, tensioni geopolitiche e dichiarazioni politiche trasformate in slogan.

La vita continua normalmente, ma il mondo sembra andare in pezzi dentro lo schermo.

Questa immagine racconta bene la condizione mentale delle nostre società. Viviamo sospesi tra normalità e crisi permanente. Continuiamo a lavorare, studiare, accompagnare i figli a scuola, mentre la percezione della realtà si frammenta.

Il problema non è soltanto politico. È la perdita del senso comune.

Per secoli le democrazie hanno funzionato perché esisteva uno spazio cognitivo condiviso: giornali, istituzioni, sistemi educativi. Oggi quello spazio si sta dissolvendo. Non discutiamo più sugli stessi fatti, perché non vediamo più lo stesso mondo.

Quando gli algoritmi organizzano la realtà

Una parte della spiegazione sta nella trasformazione prodotta dall’intelligenza artificiale.

I sistemi digitali non si limitano più a trasmettere informazioni. Organizzano l’attenzione collettiva. Gli algoritmi selezionano ciò che vediamo, amplificano alcune emozioni e ne attenuano altre. Non pensano, ma orientano la percezione.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: polarizzazione politica crescente, disinformazione diffusa, perdita di fiducia nelle istituzioni.

Non siamo semplicemente davanti a una crisi dell’informazione. Stiamo vivendo una crisi epistemologica, cioè una crisi dei criteri attraverso cui le società stabiliscono cosa è vero e cosa è reale.

Le guerre nelle menti

Molti conflitti contemporanei non si combattono più soltanto nei territori. Si combattono anche nelle menti delle popolazioni.

Le guerre di oggi sono ibride: militari, economiche, digitali e informative allo stesso tempo. Il sistema mediatico globale è diventato parte integrante del campo di battaglia.

Le piattaforme non producono solo messaggi. Configurano l’ambiente cognitivo dentro cui le società formano le proprie opinioni.

La sfida dell’intelligenza connettiva

In questo scenario la sfida non è fermare la tecnologia, ma imparare a usarla per costruire forme di intelligenza collettiva.

Esperienze come le inchieste collaborative coordinate dall’International Consortium of Investigative Journalists o le indagini open-source di Bellingcat mostrano che reti distribuite di persone possono produrre conoscenza su scala globale.

È ciò che ho chiamato intelligenza connettiva.

La vera domanda

Ogni rivoluzione dei media ha trasformato la società: la stampa, la radio, la televisione, Internet. L’intelligenza artificiale potrebbe essere la trasformazione più radicale di tutte.

La domanda decisiva non è come usare l’IA.

La vera domanda è se saremo capaci di diventare abbastanza intelligenti, insieme, per vivere nel mondo che sta creando.

“L’Intelligenza artificiale? Imita quella napoletana”: leggi la mia intervista sul Corriere del Mezzogiorno

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Derrick de Kerckhove
Direttore scientifico di Media Duemila e Osservatorio TuttiMedia. Visiting professor al Politecnico di Milano. Ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture & Technology dell'Università di Toronto. È autore di "La pelle della cultura e dell'intelligenza connessa" ("The Skin of Culture and Connected Intelligence"). Già docente presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II dove è stato titolare degli insegnamenti di "Sociologia della cultura digitale" e di "Marketing e nuovi media".