Nel suo ultimo libro, “Non è colpa dell’algoritmo”, Antonio Palmieri, attraverso esempi di scuola, famiglia, lavoro, politica e accessibilità, il testo invita a responsabilità individuale e collettiva: educazione digitale, virtù civiche, pratiche relazionali e scelte progettuali che possono, orientare algoritmi e IA verso il bene comune, restituendo potere ai “senza potere”.
A moderare l’incontro Maria Pia Rossignaud, direttrice di Media Duemila e vice presidente dell’Osservatorio TuttiMedia: “Questo libro – dice – arriva in un momento storico in cui la tendenza è attribuire alla tecnologia colpe che appartengono invece alle scelte umane”.
Al centro la persona, non la macchina

Quello di Palmieri non è un saggio tecnico, ma una riflessione culturale e civile. Il cuore del libro non è l’algoritmo, bensì l’essere umano: libero, relazionale, responsabile.

In un’epoca dominata da narrazioni spesso deterministiche, l’autore rifiuta l’idea che la tecnologia possa sostituire o annullare la capacità di scelta individuale.

L’algoritmo non è un alibi

Palmieri smonta con decisione la rappresentazione degli individui come vittime passive delle piattaforme digitali.

Pur riconoscendo il peso delle infrastrutture tecnologiche, mette in guardia da un rischio crescente: trasformare l’algoritmo in un alibi. Attribuire tutto alla tecnologia – osserva – genera ansia, deresponsabilizzazione e, in ultima analisi, immobilismo.

Consapevolezza e relazioni: la vera sfida

La risposta proposta non è il rifiuto del digitale, ma la consapevolezza.

Conoscere i meccanismi delle piattaforme è importante, ma lo è ancora di più riconoscere la natura profondamente relazionale dell’essere umano. Il digitale non cancella le relazioni: le espone, le amplifica, le mette alla prova.

Il confronto: informazione, ambiente, educazione

Dopo gli onori di casa di Vincenzo Aprile, Consigliere Delegato di Bistoncini Partners, il dibattito si è arricchito con interventi da prospettive diverse ma complementari.

Giorgio Rutelli, Vice direttore di Adnkronos, ha richiamato il valore della qualità dell’informazione:
“Le notizie originali nascono ancora da poche fonti autorevoli e vengono poi rilanciate e rielaborate. Affidabilità e credibilità restano centrali, soprattutto per le agenzie di stampa sotto forte pressione. L’IA può aiutare nei compiti ripetitivi, ma il ruolo umano resta essenziale per scoprire e verificare le notizie”.

Mauro Rotelli, deputato, Presidente dell’VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, ha invece affrontato il tema della sostenibilità:
“Il giudizio sulla tecnologia dipende spesso dai risultati che produce, creando visioni contrastanti. Esiste un equilibrio delicato tra libertà e rischio di censura, con nuove responsabilità per le piattaforme. L’intelligenza artificiale è uno strumento potente per la tutela ambientale e la gestione degli ecosistemi”.

Infine Giulia Pastorella, Deputata e Vicepresidente di Azione, ha posto l’accento sull’educazione:
“L’educazione digitale è fondamentale fin dall’infanzia per evitare una dipendenza eccessiva dagli schermi. La tecnologia, sempre disponibile, non può sostituire il ruolo umano ed educativo dei genitori. Serve maggiore consapevolezza perché social e IA non hanno le stesse responsabilità del giornalismo”.

Responsabilità e futuro: una visione culturale

Nel suo intervento conclusivo, Palmieri ha offerto una riflessione di ampio respiro, quasi un manifesto:

“Non possiamo permetterci di delegare agli algoritmi ciò che appartiene alla nostra libertà. La tecnologia amplifica ciò che siamo, ma non dobbiamo rinunciare alla nostra responsabilità e non dobbiamo permettere che amplifichi le nostre debolezze. Il futuro non è scritto nel codice, ma nelle nostre scelte”.

Un messaggio che risuona come una presa di posizione culturale netta: nell’era digitale, la responsabilità umana non diminuisce. Diventa, semmai, ancora più decisiva.

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