Gemello digitale

Gemello Digitale e controllo delle epidemie vedi il mio articolo della scorsa settimana: Oltre Orwell: gemello digitale (telefonino e informazioni salva vita.  Il testo riporta alcune precisazioni di Roberto Saracco (IEEE) che in questi giorni ha approfondito l’argomento nel suo blog  “Personal Digital Twins role in Epidemics control – II”,  che consiglio a  chi conosce l’inglese, anche alla luce degli sviluppi di attualità sulla possibile tracciabilità delle persone in fuga dalla quarantena casalinga e non solo.

Saracco,  prima mi prende un po’ in giro definendo la mia domanda da fiction di fantascienza ma poi approfondisce, e dona una visione certamente post orwelliana, come lui stessa la definisce, ma verosimile. L’immagine già spiega il processo in cui il Gemello Digitale Personale diventa utile strumento che monitora i dati generati dal Gemello Fisico e stabilisce degli alert legati a situazioni fisiche anomale (per esempio febbre più alta del normale o altro).

Governo sudcoreano

Saracco precisa che: ”Sebbene un controllo completo dell’epidemia basato sui “Gemelli Digitali Personali” sia ancora lontano, l’approccio del governo sudcoreano è già indirizzato in tal senso. Il Centro coreano per il controllo delle malattie, KCDC, ha organizzato un’impressionante raccolta di dati dalla posizione degli smartphone (monitorata dalle telecomunicazioni locali), dalle telecamere di sicurezza pubblica e creato una mappa di contagio incentrata sull’interazione delle persone a livello micro. Sono stati organizzati test rapidi (prelevando campioni da persone nelle proprie auto e elaborandoli rapidamente) e sulla base dei risultati la specifica mappa di interazione derivata dalla posizione dei telefoni sopra menzionata e le telecamere di sicurezza ha portato all’isolamento di persone specifiche piuttosto che al blocco generico dei territori come è stato fatto in Cina (con forza) e ora in molti altri Paesi (Italia, Spagna, Austria …)”.

Cultura occidentale

La cultura occidentale però non permette di operare in microscale così come è stato fatto in Corea anche se il Corriere sella Sera riporta di un’App, tutta italiana messa a punto da un team in cui c’è anche Diego Piacentini che permette di monitorare le attività di chi è positivo.  Anche in questo caso la  gestione della privacy è elemento fondamentale.

“La trasformazione digitale rende possibile il funzionamento in microscala nel modo più efficiente – spiega Saracco –  ma  i Gemelli Digitali Personali sarebbero un modo naturale per implementare  il controllo”.

Ed ecco che tutti stiamo pensando alla differenza fra democrazia e dittatura, ma pochi forse ricordano l’articolo di Derrick de Kerckhove pubblicato dal quotidiano Avvenire: “Big data e Algoritmi. Il governo o delle macchine lo spettro della datacrazia”.

Ma intanto leggete Saracco che riassumo nella parte del testo che mi ha appassionata di più. Somiglianze e  differenze tra l’approccio sudcoreano e quello del Gemello Digitale Personale,  due processi  con un unico obiettivo: controllare la diffusione dell’epidemia.

In Corea del Sud se una persona mostra sintomi che possono indicare un’infezione da Coronavirus viene testata e se  positiva inizia la quarantena. I contatti della persona vengono scoperti utilizzando la tecnologia: controllo dei  movimenti dello smartphone, rilevare la presenza della persona sui feed delle telecamere di sicurezza …

L’analisi dei dati applicata ai dati sui contatti identifica la probabilità di contagio di altre persone e la probabilità di contagio. Queste persone vengono monitorate e testate. Se positivi vengono messi in quarantena e la sequenza viene ripetuta per trovare altri possibili contagi”.

Gemelli Digitali Personali

“ I Gemelli Digitali Personali vengono informati (analisi prescrittiva) dall’istituzione sanitaria della necessità di segnalare condizioni specifiche, come la presenza di febbre superiore a 37,5, aumento del battito cardiaco e mancanza di respiro a riposo,  quali possibili indicatori di infezione; l’istituto sanitario acquisisce i dati da tutti i gemelli digitali personali e attiva l’analisi globale tenendo conto dell’ubicazione e dell’emergere di alcune indizi. Sulla base di ciò, segnala ad altri gemelli digitali il pericolo”.

L’interazione fra i i dati nello schema di Roberto Saracco determina azioni reali quali il test della malattia per le persone a rischio. In questo modo, secondo me,  si può arrivare a cerchi di protezione o ad  alert salva vite. Ma ecco che ritorniamo ai problemi legati alla privacy e a tanto altro che incide sulle libertà delle persone.

Se l’argomento vi interessa leggete  il blog qui:  IEEE FUTURE DIRECTION

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Laureata in lingue e letterature straniere, specializzata in giornalismo e comunicazione di massa alla LUISS, è giornalista professionista dal 1992. Ha lavorato presso le redazioni de Il Mattino e il Roma. Ha insegnato Editoria Elettronica presso la Scuola superiore di giornalismo della LUISS, è stata titolare della cattedra di “Economia e Gestione delle Imprese Giornalistiche” e di “Giornalismo e divulgazione scientifica” nella facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, è stata anche componente del Consiglio Direttivo dell’UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici) e membro del comitato editoriale del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione). Vanta diverse pubblicazioni. È direttore della rivista di cultura digitale “Media Duemila” e vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia. Membro del comitato direttivo degli Stati Generali dell'Innovazione. Da gennaio 2015 è Digital Champion del comune di Vico Equense.