asino italiano
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L’Italia dietro la lavagna con in testa il cappello dell’asino: la notizia è ‘sbattuta in prima pagina’, da molti media d’ogni sorta. La fonte è uno studio dell’Ocse e dell’Ue, secondo cui un italiano adulto su quattro non possiede le competenze alfabetiche e digitali di base e quasi uno su tre ha esigue conoscenze matematiche.

La prima indagine internazionale sulla competenza degli adulti, condotta sulle persone tra i 16 e i 65 anni in 17 Strati dell’Unione e in altri sette Paesi non europei, è impietosa con l’Italia. Non che ci sia da stupirsi, ché in fondo lo sapevamo già che la nostra scuola ha le sue pecche; e neppure che ci sia da generalizzare –non siamo tutti asini-. Ma, pur con tutti i distinguo, i dati sono e restano sconfortanti.

Qui da noi, il 28% degli intervistati non ha adeguate competenze alfabetiche, cioè sa a stento, e forse neppure, leggere e scrivere. Il 32% non possiede quelle matematiche, ma forse bisognerebbe dire aritmetiche. E circa il 25% non sa utilizzare un computer. In tutti questi campi, l’Italia è all’ultimo posto, spesso seguita dalla Spagna. A volere cercare un qualche dato positivo, c’è chi rileva che il divario già riscontrato in passato con altri Paesi europei si sarebbe ridotto.

Le competenze analizzate sono espresse in punteggi da 0 a 500. Nelle alfabetiche, la media italiana è 250, contro la complessiva di  273. Nelle matematiche, la media italiana è 247 rispetto a 269.

Il divario Nord-Sud italiano è stabile per tutti i livelli di istruzione considerati ed è più ampio per i livelli di istruzione universitaria. C’è, invece, una significativa riduzione del divario maschi – femmine, con un recupero di competenze, specie alfabetiche, da parte delle donne.

E il gap di competenze con gli altri Paesi aumenta per i livelli d’istruzione più avanzati. Preoccupa, in questo contesto, il fatto che la partecipazione ad attività di apprendimento formale ed informale per adulti in Italia sia la più bassa tra i paesi sondati: il 24% a fronte di una media del 52%.

Altri dati spiccioli. In Italia, la differenza tra chi ha genitori con titoli di studio elevati e chi invece proviene da famiglie che non hanno conseguito diplomi universitari o di scuola secondaria è più forte rispetto agli altri Paesi. E i disoccupati hanno mediamente meno competenze di chi lavora (e questo ci accomuna ai partner).

Le differenze tra Stato e Stato sono enormi e i divari generazionali notevoli. L’Italia, con Spagna, Francia, Belgio e Finlandia, è il paese in cui c’è più differenza tra le competenze delle fascie 25-34 e 55-65, a favore dei più giovani. Ultima stilettata: le competenze alfabetiche degli italiani diplomati (insieme, stavolta,  a spagnoli, irlandesi e britannici) sono inferiori a quelle dei cittadini non diplomati di molti altri Paesi.

Se noi siamo gli ultimi della classe, chi sono i ‘secchioni’ di turno? I punteggi migliori sono stati fatti registrare dal Giappone, dalla Finlandia e, per le competenze digitali, da Olanda, Norvegia e Svezia. Anche qui, c’è poco da stupirsi: ci avrei azzeccato senza colpo ferire. Magari non sappiamo le cose, ma ad intuito siamo fortissimi.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.