Etica della rete, politiche decisionali, contenuti aumentati, ruolo del giornalista e dell’editore nella transizione digitale sono solo alcuni dei temi che hanno animato, mercoledì 1° dicembre, i tavoli di discussione dell’evento annuale dell’Osservatorio TuttiMedia “Nostalgia di futuro 2021”  che da 13 anni ricorda Giovanni Giovannini storico presidente FIEG e accende i riflettori su innovazione e comunicazione. L’esperienza del contenuto aumentato è stato proposta dal vivo, il pubblico in sala ha scaricato l’app “SelfAR” (http://wideverse.com/selfar ), per esplorare le potenzialità della realtà aumentata che permette di portare nuovi contenuti editoriali nel metaverso in soli tre passaggi.

Per Nostalgia di Futuro il 2021 ha significato ritornare in FIEG  e lanciare il progetto “NewsMedia 4Good” ideato da Maria Pia Rossignaud, vice Presidente  TuttiMedia e direttrice di Media Duemila che ha detto:“ Torniamo a casa, nella sede della Federazione Italiana degli Editori di Giornali, per trattare uno dei temi che più ci stanno a cuore, ovvero il futuro dell’informazione e il suo ruolo rispetto all’innovazione tecnologica”.

Un ruolo da sempre difficile, spesso scomodo e apertamente osteggiato dai poteri politici ed economici. “Ma per questo” ha ricordato il presidente dell’Osservatorio TuttiMedia Franco Siddi, “ancora più necessario, soprattutto oggi che ci troviamo in una fase di trasformazione tra vecchio e nuovo mondo: serve avere la capacità di portare con sé gli aspetti dirimenti del passato perché ci aiutano a comprendere la nostra storia e ad avere le coordinate giuste per orientarci nel presente”. Non a caso il presidente Siddi insiste sul temine “giuste”, per sottolineare che è proprio l’etica a dover orientare il cambiamento. Non imponendo divieti ma diffondendo buone pratiche che partono direttamente dalla base del linguaggio, cioè dalla parola, per favorire “un uso intelligente della parola che ne consideri il senso e non solo il ‘clamore’ che riesce a produrre”. Passare, in altri termini, dalla schiavitù dei “like” che sembrano orientare la maggior parte degli aspetti della comunicazione on-line, a una visione più sociale, per un ritorno effettivo della funzione pubblica dell’informazione.

D’altronde, seppure da qualche anno si parla di “cambio di paradigma” prendendo a prestito l’espressione dello scienziato Thomas Kuhn, il prof. Paolo Benanti dell’Università Pontificia Gregoriana ci ricorda che in realtà lo sforzo principale che si deve compiere oggi è quello di considerare il linguaggio nella sua evoluzione e non solo nei suoi sconvolgimenti recenti. “Le ricerche scientifiche e filosofiche si sono soffermate molto, soprattutto negli ultimi 150 anni, su quanto il linguaggio sia fondamentale per la nostra evoluzione: noi siamo diversi dagli altri animali perché sappiamo raccontare e raccontarci attraverso le epoche”. E, aggiunge padre Benanti, perché siamo in grado di rendere visibile l’invisibile. Come? Proprio attraverso il linguaggio. La comprensione che creiamo nella mente di un’altra persona quando diciamo che siamo tristi è forse il modo più semplice di spiegare questa natura “magica” del linguaggio. Ed è questo il grande discrimine: “oggi ci sentiamo spesso disorientati di fronte a questi cambiamenti così rapidi e, sembra, imprevedibili, ma in realtà siamo solo di fronte a un’ulteriore mutazione di quello strumento che da millenni ci ha permesso di crescere come specie”. Certo, ha ricordato il professore, dobbiamo renderci conto che il progresso lascia sempre indietro una fetta considerevole della popolazione e sta alla politica, alle grandi istituzioni globali, fare in modo che chi non può permettersi la tecnologia (o la sua comprensione) venga fagocitato o resti irrimediabilmente indietro.

Non a caso uno dei relatori più attesi a quest’importante momento di discussione pubblica è stato Angelo Mazzetti, responsabile delle politiche pubbliche di Facebook per l’Italia, la Grecia, Malta e Cipro che, sollecitato dalla direttrice Rossignaud a parlare della svolta della sua azienda (oggi Meta) e di “Metaverso”, ha spiegato: “l’obiettivo è quello di accompagnare il cambiamento verso un nuovo modo di intendere la tecnologia, non di dominarlo”. Per far questo Meta ha deciso di operare una scelta strategica sicuramente degna di nota, ovvero il trasferimento degli asset dedicati allo sviluppo di questo segmento in Europa: “nei prossimi anni” ha continuato Mazzetti, “assumeremo 10 mila ingegneri europei e sposteremo la nostra ricerca sul Metaverso interamente qui in Europa, forse sarà la volta buona per creare quella famosa ‘terza via’ tra Usa e Cina tanto invocata dai governanti del Vecchio Continente”. Soffermandosi sull’etimo di “meta”, inteso come “oltre”, ha poi concluso che “nel Metaverso si avrà la possibilità di avere un’interazione virtuale che avrà anche componenti di fisicità, al fine di fondere realtà fisica, virtualità e digitalità in un nuovo progetto di “realtà estesa”. Termine, quest’ultimo, preferito al precedente “realtà aumentata” in quanto sottolinea la capacità delle nuove tecnologie di integrare i mondi e non di sovrapporli.

È evidente che dopo queste parole, l’intervento del professor Tommaso Di Noia del Politecnico di Bari, è risultato ancora più significativo. Innanzitutto, perché il professore ha dato una dimostrazione pratica di come la tecnologia possa interagire con la realtà fisica creando contenuti interattivi, così come hanno fatto al Politecnico di Bari con il manifesto del premio “Nostalgia di Futuro” creando un’animazione visibile da qualsiasi smartphone. “In questo caso” ha sottolineato Di Noia, “si possono constatare due importanti aspetti: il primo è che la realtà aumentata si differenzia dal classico “QR code” in quanto non rimanda a una pagina web o a un contenuto da qualche parte nella rete ma mostra, in tempo reale, uno o più elementi che aggiungono qualcosa alla realtà. Ed è qui che troviamo il secondo aspetto dirimente, la realtà aumentata si ‘attiva’ solo se siamo noi a interagirci direttamente”. In altri termini, l’interazione fisica con l’oggetto fisico (ripetizione non scontata se parliamo di multidimensionalità) attiva il contenuto multimediale che è a questo ancorato. Com’è evidente in questo caso siamo molto lontani dalla distopia della “trappola cibernetica”, anzi, il prof. Di Noia ha ribadito più volte come l’aspetto maggiormente interessante di tali ricerche, che spesso sono accusate di accelerare la disumanizzazione della realtà, sia proprio il legame con l’uomo. A conferma di ciò il suo dipartimento ha sviluppato un software open source chiamato “Selfar” che permette a tutti di creare i propri contenuti di realtà aumentata. Un’altra prova del fatto che la ricerca universitaria (e il finanziamento della ricerca) sono fondamentali per permettere la crescita collettiva di una società.

“Anche perché”, per Fabrizio Carotti direttore generale della FIEG, “se non iniziamo a riappropriarci del ruolo della collettività nello sviluppo del pensiero e dell’etica comune commettiamo un grave errore. È evidente che in questo campo l’informazione ha il compito più gravoso in quanto deve da un lato mantenere una capacità di giudizio neutrale e superpartes ma dall’altro deve sanzionare i comportamenti e le pratiche pericolose per uno sviluppo equo e democratico”. Il padrone di casa ha sottolineato come in un momento di incertezza come questo, in seguito all’enorme confusione creata dal Covid-19 e dalle chiusure conseguenti, non è semplice tenere alta la guardia e svolgere quel ruolo di controllo che l’informazione deve avere. “Ma proprio per questo, la ripresa deve passare anche da questo settore, i finanziamenti che saranno stanziati per la crescita economica non potranno non tenere conto del ruolo che l’informazione ha avuto in questi mesi durissimi e della sua capacità di mantenere la coesione sociale. La Fieg sicuramente sosterrà il progetto NewsMedia4Good”.

In conclusione, i premiati, per la sezione Donna è Innovazione, Nostalgia di Futuro, Innovazione e Comunicazione, Comunicazione e Sostenibilità e le Menzioni speciali.

La voce dei premiato è stata unanime nel ribadito l’importanza di iniziative come questa per sollecitare l’apertura di un dibattito nel presente, senza la consueta lentezza che caratterizza i ragionamenti sullo sviluppo tecnologico. D’altronde quale miglior modo per smetterla di urlare allarmati che la tecnologia ci sta superando in quanto a potere decisionale che mettersi a studiare i meccanismi che la regolano? La comprensione e la consapevolezza erano le basi della vita sociale attiva nell’epoca pre-internet e lo saranno ancora nel mondo multi-dimensionale del metaverso. Non si può più rimandare un discorso così importante per le sorti della società e l’Osservatorio Tuttimedia, insieme alla rivista Media Duemila sono da anni impegnati in prima fila in questa complessa ma necessaria opera di sensibilizzazione e diffusione culturale con lo spirito sempre ancorato saldamente all’eredità di Giovanni Giovannini.

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Laureato in “letteratura europea” presso l’università “La Sapienza”di Roma è giornalista freelance e traduttore editoriale, ha collaborato a diversi progetti culturali e artistici come autore e scrittore. Attualmente collabora con Lonely Planet come autore e con Elliot edizioni.