ICT: Interazione, Contenuto, Tutela. Tre parole chiave, tre vertici ideali di un triangolo che deve racchiudere e accompagnare il futuro dei media, dell’informazione, del digitale. Tre concetti approfonditi in occasione della VII edizione del Premio Giovannini – ‘Nostalgia di Futuro’.
L’interazione, ad esempio, con la pluralità di fonti a disposizione, la facilità d’accesso e la riduzione dei costi dei contenuti ha un impatto rilevante sul sistema informativo, riducendo i costi sia per gli operatori sia per gli utenti.
Ma questa ‘apertura’ degli orizzonti deve essere seguita da una cura per i contenuti stessi, il cuore sempre e comunque di ogni media. “Non importa quale sia il mezzo, se carta, digitale, broadcasting – dice Maurizio Costa, Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) – fondamentale è piuttosto la qualità dei contenuti, l’attendibilità del giornalismo in un contesto sempre più flessibile ma non per questo di livello non elevato. È un elemento distintivo a prescindere dallo sviluppo dei mezzi di comunicazione. Senza questo punto fermo l’informazione non è più strumento di comprensione”.
Su questo punto gli fa eco il Segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), Raffaele Lorusso: “Quella della qualità – sottolinea – è una sfida da raccogliere da parte di editori e giornalisti”. Pur consapevoli di essere al centro di un passaggio epocale, in cui spesso ci si concentra più sul mezzo che sul contenuto, non si può quindi sfuggire dal fare scrupolosamente il proprio lavoro.
Ne è convinto anche Franco Siddi, presidente dell’Osservatorio Tuttimedia e consigliere d’amministrazione Rai, secondo cui “nell’era della connessione h24 e della molteplicità di piattaforme a disposizione un’offerta di qualità diventa necessaria per tenere agganciati gli utenti al proprio prodotto. Anche a costo di ridimensionare l’idea d’impresa, magari selezionando l’offerta, concentrandola su alcuni media, per massimizzare i profitti e dare un buon prodotto anche investendo meno. La sfida è trovare il punto di equilibrio che accontenti editori e utenti”.
Ma interazione e contenuti devono essere necessariamente messi a sistema con delle tutele efficaci, che difendano le professionalità dell’informazione; regole chiare e trasparenti, ad esempio, sul diritto d’autore; solo così si potrà garantire la corretta circolazione delle notizie e la sostenibilità dell’industria della cultura. “In Fieg – prosegue Costa – è un discorso che mettiamo sempre al centro del dibattito, richiamando l’attenzione del Governo e degli altri attori coinvolti”. La piaga da combattere è innanzitutto la pirateria, intesa sia come contraffazione ma soprattutto come utilizzo improprio dei contenuti: è il caso del mancato pagamento dei diritti d’autore per confezionare tg e rassegne stampa illegali oppure dello sfruttamento di posizioni dominanti da parte dei cosiddetti ‘over the top’ (Google su tutti) cui non corrisponde un adeguato ritorno in termini di tassazione.
Un primo passo su questa strada lo sta facendo Facebook riconoscendo una remunerazione per i contenuti, prima o poi anche gli altri dovranno muoversi in tal senso. “Bisogna eliminare il presupposto sbagliato – dice Lorusso – che l’informazione sia gratis. La professionalità, presupponendo investimenti in risorse umane e materiali, per sua natura deve essere a pagamento. Una sfida che Fieg e Fnsi non possono sostenere da sole; serve l’intervento del Governo; basterebbe monitorare e misurare il traffico delle notizie e la mole di pubblicità raccolta per dare alle imprese un ritorno adeguato”.
Un tema per questo anche culturale, dovendo educare un nuovo tipo di utente, conscio delle varie pieghe del sistema dei media. La premessa è che il prodotto sia credibile, la conseguenza il riconoscimento del suo valore.
L’evoluzione dei nuovi mezzi di comunicazione richiede, dunque, una particolare attenzione; anche perché un loro corretto sviluppo non riguarda solo le nuove generazioni; quasi a sorpresa i numeri ci offrono un quadro differente da quella che è un’opinione erroneamente diffusa.
Una recente indagine Eurisco-GFK ci dice, infatti, che la differenza nell’uso delle varie piattaforme digitali tra nativi digitali e vecchie generazioni non è poi così marcata, in alcuni casi quasi inesistente. In Italia, nell’ultimo mese, circa 32 milioni di utenti si sono connessi. Di questi 11 milioni hanno tra i 14 e i 34 anni (più dell’80% del totale degli under 35) ma ben 10 milioni hanno più di 50 anni (il 40% della popolazione di quella fascia d’età) e se, oggi, questi ultimi ‘pesano’ poco più del 10% della popolazione ‘digitale’, proiettando lo sguardo al 2030 rappresenteranno la metà degli utenti.
La fotografia è quella di una società più mobile, più aperta anche mentalmente grazie ai nuovi strumenti. Se, ad esempio, solo nel 2008 le persone adulte che pensavano di non riuscire a stare al passo con le nuove tecnologie erano l’80% oggi superano di poco il 60%; un trend al ribasso molto ‘violento’, quasi unico nelle ricerche statistiche. Le distinzioni tra fasce d’età di assottigliano; a spingere all’aggiornamento è sempre più il contesto sociale e sempre meno l’età. Sul mercato si affacciano nuovi utenti; intercettare i loro gusti per l’industria dei media è fondamentale. È quello che ha intuito anni fa Moses Znaimer, tycoon anglocanadese che ha deciso di creare in Nordamerica un network multipiattaforma dedicato a una generazione che la rivoluzione tecnologia fino ad oggi ha praticamente ignorato: gli over 50. Lui li chiama Zoomer (Boomer + Zip): evoluzione di quella generazione nata dopo il boom economico, che per decenni è stato il punto di riferimento dell’industria dei consumi; una nuova generazione, più grande d’età ma attiva a tal punto da influenzare le scelte di mercato.
All’inizio della sua carriera Znaimer si è concentrato su prodotti dedicati ai giovani, quelli che trent’anni fa dominavano il mercato dell’intrattenimento. Oggi i tempi sono cambiati: c’è un gruppo demografico tra i 50 e gli 80 che controlla buona parte dell’economia grazie ai propri investimenti, ai propri gusti, alle proprie scelte. Il potere politico ed economico si sta concentrando sui chi ha più soldi e tempo e questa massa di gente, con l’aumento dell’aspettativa di vita, è destinata a crescere sempre più.
Su queste basi è nato Zoomer Media Limited: Tv, radio, siti internet (nazionali e regionali), fiere, negozi, eventi. Più che un network Znaimer ha avviato un nuovo modo di pensare: parlando a milioni di nuovi utenti ha aperto questioni sociali, stimolando il dibattito sui diritti degli anziani; ha creato un sistema socio-culturale attorno a una generazione che si avvicina, per gusti e interessi, molto più ai ventenni di quanto faceva solo pochi anni fa. “Tanti siti web – afferma Znaimer – stanno decidendo di tornare a un modo di comunicare più convenzionale, come Amazon che ha recentemente aperto lo store di libri cartacei, sovvertendo la sua filosofia di partenza. Le persone sognano davanti la Tv ma poi hanno esigenze reali, da toccare con mano”. È quello che Zoomer sta tentando di fare, riuscendoci, in Canada. Un sistema che guarda al futuro ma cerca di rimanere ancorato al passato, per avere radici salde su cui far crescere il sistema dei media. Una sfida ardua in un mondo che si muove così velocemente ma che senza punti di riferimento certi difficilmente potrà evolvere in qualcosa di veramente innovativo. Riscoprire il passato per andare con maggiori certezze verso il futuro.

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Donatella Puccini. Insegnante di lingua e civiltà inglese presso Istituto Darwin; Istituto Pirelli; liceo artistico Isa Roma 2; Istituto Magistrale Alfredo Oriani; Istituto Salesiano Pio XI. Appassionata di giovani e cultura digitale. Laurea in lingue. Master alla LUISS in giornalismo e comunicazione.