Le Postille di Paolo Lutteri – 11 giugno 2026
Le comunicazioni digitali, incluse quelle connesse all’Intelligenza Artificiale, sono il fenomeno tecnologico a portata di tutti più vistoso del nostro tempo. Non ha confini geografici né linguistici né culturali. Chi guida queste nuvole non ha una visione di gestione comune.
Ci sono due grandi versanti: il pensiero dei governi e il pensiero delle aziende.
I governi. L’Unione Europea, pur se disarticolata, pensa ai diritti e ai regolamenti, alla trasparenza, all’integrità informativa, al pluralismo, alle precauzioni. Gli Stati Uniti d’America pensano alla libertà di espressione, all’innovazione spinta, al mercato, all’autoregolamentazione, al suprematismo. La Cina pensa alla diffusione sotto controllo, alla sicurezza, alla sua sovranità informatica, alla coesione e stabilità sociale.
Le aziende. Le Big Tech pensano alla competizione, alle esclusive, ai ricavi, alle quotazioni di borsa, al controllo del mercato dei loro fornitori e dei loro utenti. Little Tech a ruota.
In questo contesto disorganizzato e frammentato sono evidenti grandi problemi di comprensione, di gestione e sviluppo del fenomeno e della cultura globale.
L’elenco dei temi in discussione è provvisorio, lungo e intrecciato; apre finestre con panorami tempestosi. Mi limito ai titoli: conduzione elitaria, etica, concentrazione dei poteri, stereotipicità sui generi, censo e abilità, disinformazione incontrollata, strumentalizzazione di parte, infrastrutture (software) più potenti delle strutture, consumo energetico, notorietà e fiducia, manipolazione politica, utilizzo militare, rispetto fiscale, preminenza sull’engagement, priorità ai risultati economici privati, indifferenza generalizzata alle disuguaglianze sociali e ai rischi ecologici, mancanza di auditing indipendente.
Dovremmo discutere e approfondire questi capitoli dello sviluppo tecnologico in corso, sperando che una resilienza democratica possa far fronte ai pensieri egemonici dei leader economici e politici.
Certo è che l’oligarchia tecnologica ha impattato pesantemente sui media e sull’economia di tutti e la concentrazione del potere tecnico diventerà in fretta influenza politica determinante, se già non lo è.
Qualcuno dice anche che la valanga delle informazioni digitali, AI inclusa, ormai sovrasta il giornalismo di qualità e soffoca il dibattito critico e una partecipazione democratica di intelligenza umana alla costruzione di valori. Siamo vulnerabili e non possiamo restare soffocati. A valle della valanga, i problemi non sono solo di vertici politici o industriali, ma diventano quotidianità per le famiglie, per i lavoratori, per le scuole e i servizi sociali che sono la base della nostra vita e sopravvivenza.
Paolo Lutteri
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it