di RITA KIRBY –


Le trivellazioni offshore negli USA sono destinate ad aumentare: il processo è stato avviato a prescindere dalla crisi libica. Le lentezze nell’iter di concessione possono essere superate. Parla il sottosegretario USA all’Energia, Robert D. Hormats.

Il governo degli Stati Uniti difende la sua politica di sostegno alle energie altenative e rinnovabili ma assicura che il ruolo degli idrocarburi come fonte di approvvigionamento non sarà intaccato. Il sottosegretario americano all’Economia, Energia e Affari Agricoli, Robert D. Hormats, sottolinea quanto sia strategicamente importante incrementare anche la produzione di petrolio e gas.  Quanto al revival di attività nel Golfo del Messico, secondo Hormats, non si tratta solo di un fenomeno passeggero collegato alla crisi libica. E, per quanto riguarda la rivoluzione dello shale gas in America, non sarà fermata dai timori per l’ambiente, a patto che le compagnie prendano tutte le contromisure necessarie per garantire sicurezza nel processo di estrazione.

La Casa Bianca ha annunciato misure per creare posti di lavoro nel settore dell’energia contribuendo così anche a scongiurare squilibri sul mercato. Su cosa si fonda questa strategia?

Una delle cose che il Presidente, Barack Obama, sta tentando di fare è di incentivare lo sviluppo delle fonti di energia alternative negli Stati Uniti. E questa è una strategia di più lungo periodo sulla quale si sta investendo molto, soprattutto nell’area della ricerca e dello sviluppo. Siamo consapevoli del fatto che queste non comporteranno dei benefici immediati per il mercato del greggio ma nel più lungo periodo ci consentiranno di avere maggiori alternative. In un’ottica di breve termine si sta lavorando su diversi fronti e siamo costantemente in contatto con i nostri partner dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) per elaborare contromisure nel caso di oscillazioni spropositate dei prezzi o eventuali penurie di forniture. Cosi come è successo con la crisi libica quando l’AIE ha annunciato di essere pronta a mettere in campo ogni strumento a sua disposizione per contrastare l’instabilità del mercato e il forte aumento dei prezzi.

Da quando è scoppiata la crisi libica c’è stato un revival di attività nel Golfo del Messico, con una crescita delle trivellazioni. È un trend destinato a durare?

Indubbiamente. C’è stato un graduale ampliamento delle concessioni per le trivellazioni offshore negli Usa dopo il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo. Sono state autorizzate nuove perforazioni e credo che questo processo proseguirà.

Eppure molte compagnie petrolifere denunciano lentezze nella concessioni dei permessi da parte della nuova agenzia di regolamentazione…

È vero. Su questo fronte abbiamo registrato la frustrazione di molte compagnie ma è un processo che fa capo ad un’Authority indipendente su cui noi, al Dipartimento di Stato, non abbiamo alcun controllo. Ritengo tuttavia che, rispetto al passato, vi sia maggiore consapevolezza sulla necessità di sfruttare in modo tempestivo le risorse del proprio Paese.

Secondo molti analisti, il Golfo del Messico rappresenta ancora una risorsa fondamentale. Alcuni stimano che la produzione potrebbe essere incrementata anche del 20 percento in un solo anno ma alle lentezze burocratiche si aggiungono le proteste degli ambientalisti e i relativi ricorsi legali. Qual è il ruolo che il governo federale intende giocare?

Poniamola in questo modo: noi non possiamo dire al regolatore cosa deve fare. Personalmente, avendo incontrato io diverse major del petrolio di Houston, posso dire che c’è un forte malcontento per il fatto che l’iter di concessione dei permessi di perforazione non proceda in modo più spedito. Credo che le compagnie petrolifere abbiano ragione nel reclamare una maggiore attenzione su questa questione. E se noi non possiamo dire all’agenzia di regolamentazione cosa fare è anche vero che all’authority indipendente non mancano certo le orecchie.

Ritiene che ci siano margini per un maggiore utilizzo delle fonti tradizionali di energia, a partire dal petrolio e dal gas, che vengono oggi prodotte in modo più pulito, efficiente e sicuro? Qual è stata la lezione più importante dell’incidente alla piattaforma di BP da questo punto di vista?

Ritengo che le compagnie abbiano imparato molto da quest’ultimo incidente. Come è noto, il segretario agli Interni, Ken Salazar, ha stilato un elenco di misure a cui le società devono attenersi per effettuare trivellazioni offshore. Alcune compagnie erano già conformi rispetto a queste misure nel momento in cui sono state pubblicate, altre credo che si stiano muovendo nella direzione di una maggiore conformità a questi standard. Sono state imparate non una ma diverse lezioni e ciò consentirà alle società di prevenire il ripetersi di una simile esperienza, dimostrando che si può operare con sicurezza anche nel settore delle perforazioni offshore.

Secondo lei il gas naturale è destinato ad aumentare il proprio peso nel mix energetico degli Stati Uniti?

Assolutamente. Innanzitutto con la fratturazione idraulica abbiamo assistito a significativi cambiamenti nella produzione di gas. Io credo che si andrà avanti. Sono in corso delle valutazioni e un’indagine dell’Epa sull’impatto ambientale. La tecnologie sono in evoluzione. Penso che i rischi connessi a questa tecnica di estrazione siano noti anche alle compagnie e credo che queste stiano facendo il possibile per scongiurarli.

Tra le fonti di approvvigionamento Usa, il nucleare continuerà a giocare un suo ruolo?

Negli Stati Uniti stiamo attualmente conducendo una revisione dei nostri impianti nucleari. Credo che vi sia ancora bisogno dell’energia nucleare e ritengo che la qualità dei nostri impianti e della nostra tecnologia sia di alto livello. L’industria nucleare americana ha sempre posto una particolare attenzione sulla sicurezza e continuerà a farlo. Noi abbiamo bisogno di energia nucleare e penso che anche il resto del mondo ne abbia. Ovviamente i singoli Paesi sono liberi di fare le proprie scelte ma molti Stati continuano a credere in questa fonte di approvvigionamento e ad aumentare la loro capacità produttiva. Non credo che questa industria sia morta. Come in ogni settore, quando si commettono degli errori, l’industria e il regolatore devono imparare da questi errori. È in questo modo che l’industria del nucleare negli ultimi 20 anni è diventata molto più sicura. Io ho incontri praticamente regolari con le società che costruiscono impianti nucleari e il loro obiettivo primario è proprio quello di garantire la sicurezza anche migliorando la qualità delle apparecchiature.

I timori per l’ambiente affievoliranno la portata rivoluzionaria dello shale gas negli Stati Uniti?

Non credo che la rivoluzione dello shale gas possa essere fermata dalle preoccupazioni ambientali. Credo che quelli degli ambientalisti siano degli avvertimenti e ritengo che le compagnie coinvolte in questo business siano decisamente consapevoli dei rischi collegati a questa attività. Avviene così per ogni nuova tecnologia quando bisogna studiare non solo le opportunità che dischiude ma anche i potenziali rischi. Le società hanno già fatto molto per mitigare i rischi.

Secondo lei c’è un futuro per il gas naturale anche come carburante auto negli Usa?

La questione è un po’ controversa. Ci sono già flotte di veicoli che utilizzano il gas naturale come carburante e non vedo perché non possa essere usato in modo più esteso. Quando questo succederà, però, non saprei prevederlo. Di certo se i prezzi del gas dovessero continuare a rimanere bassi ancora per molto tempo, le chance sarebbero maggiori.

Un livello eccessivamente alto delle quotazioni del greggio potrebbe mettere sotto pressione la già affannata ripresa dell’economia globale?

Sicuramente può contribuire ad indebolire la ripresa negli USA, in Europa e in altre parti del mondo. Perché quotazioni del greggio molto alte comportano rischi elevati anche per i Paesi emergenti e in via di sviluppo. Se sale il costo del petrolio aumentano i prezzi dei prodotti agricoli, aumenta il costo del trasporto dei beni sul mercato, dei fertilizzanti, degli alimenti. I rischi collegati agli alti prezzi del petrolio riguardano non solo USA ed Europa ma anche i Paesi emergenti.

Qual è il ruolo della Cina e della sua crescente domanda di petrolio?

La Cina ha una sua rilevanza. C’è un aumento strutturale nella domanda di petrolio. Non solo la Cina ma anche l’India, il Brasile, la Corea e molti altri Paesi emergenti registrano una domanda in crescita ad un tasso abbastanza spedito. Ma il mercato ne è consapevole da tempo e quindi non credo che questo possa da solo far lievitare i prezzi. Uno dei principali driver dei prezzi del greggio è sicuramente la penuria delle forniture e ciò per mesi è stato collegato alla Libia. Ma sono certo che vi siano anche dei fattori speculativi. C’è chi guarda alla struttura della domanda e delle forniture nel lungo periodo, anticipando così l’alto livello dei prezzi.

Rita Kirby

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