Orwell e oltre. Guardando le immagini di persone in fuga da Milano o Roma per raggiungere il Sud dove i contagi sono inferiori mi è ritornato in mente il titolo di un numero speciale di Media Duemila: “Fa più danni l’Intelligenza Artificiale o la Stupidità Umana?”  Ho cominciato a riflettere sull’etica scoprendo di essere in buona compagnia.

Su Il Foglio Camillo Lagone ha scritto: “La morale, ai tempi del Coronavirus, torna a essere una questione di vita o di morte”.

Bella questione.

“Se in un ospedale è rimasto un solo posto di terapia intensiva e ci sono due malati di uguale gravità ma diversa età, a chi daresti il posto?”.

Di questo genere di dilemmi, noi di TuttiMedia discutiamo da tempo perché  il dibattito è molto vivo soprattutto nel campo delle auto a guida autonoma.

Cosa fa il veicolo intelligente se si trova a dover scegliere fra autodanneggiarsi,  ferire un anziano o un giovane?

Ai tempi del Covid-19 il dibattito sull’etica ritorna alle scelte, che l’uomo deve compiere. In Canada per esempio si discute del personale sanitario: ”L’epidemia di Coronavirus solleva dilemmi etici per governi e sistemi sanitari”, si legge su  The Global and Mail.

Dunque dalle restrizione delle libertà fondamentali al razionamento delle scarse risorse mediche, si prevede che la diffusione di COVID-19 solleverà dilemmi etici straordinari.

Sempre sul quotidiano canadese si legge che il Canada potrebbe anche dover considerare come allocare le scarse risorse mediche, come ventilatori e letti di terapia intensiva. Chi preferire per le cure?

La Sir (Agenzia di Informazione CEI) riporta di un dibattito sul Coronavirus nel Regno Unito durante il quale si è discusso anche di etica, proprio per la difficoltà di raggiungere un equilibrio tra difesa della vita di anziani e bambini, la protezione dell’economia e della normalità. Esplorare i criteri morali alla base delle decisioni che conducono alla scelta è il punto: da un lato abbiamo l’approccio kantiano, che mette qualunque vita umana al primo posto, e dall’altro quello utilitarista che contempla delle eccezioni a questo valore assoluto.

Il Gemello Digitale, affascinate copia virtuale della macchina prima e poi anche dell’uomo in quanto concentrato di dati raccolti attraverso le nostre protesi è stato l’argomento principale delle riflessioni che l’Osservatorio TuttiMedia propone alla società.  Digital Twin 2050?  è il numero di Media Duemila dedicato alla storia del Gemello Digitale. A settembre abbiamo parlato al Senato  di  “Gemello Digitale l’altro me”  in occasione della conferenza che precede il premio Nostalgia di Futuro con  la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. 

Oggi mi chiedo se il nostro Gemello digitale avrebbe influito sulle decisioni da stupidità naturale,  relativa alle fughe dalle zone rosse iniziali, ma anche e soprattutto  cerco la risposte alla domanda: il Gemello Digitale avrebbe potuto salvarci dalla pandemia grazie alle informazioni in suo possesso?

Lo chiedo a Roberto Saracco (senior member of IEEE) da sempre innamorato della tecnologia i cui sviluppi riporta  puntualmente nel suo Blog: IEEE Future Direction ed anche perché è stato proprio lui ad introdurmi in questo inesplorato segmento dell’io virtuale  invitandomi alla conferenza Beyond Tomorow di San Diego (novembre 2018).

“Il Gemello Digitale, Digital Twin, è un artefatto che ha la capacità di rappresentare in bit una specifica entità. Questa può essere un oggetto, come una turbina, un processo, come l’assemblaggio di un veicolo nella catena di montaggio, un servizio, come un sistema di trasporto urbano. Di recente il gemello digitale è stato applicato anche alla rappresentazione delle persone . Occorre per prima cosa intendersi su ciò che significa rappresentazione. Viene rappresentato a livello del Gemello Digitale un insieme di dati e caratteristiche di una certa entità a fronte di un ben determinato scopo. Se, ad esempio, sono interessato a monitorare il funzionamento di un’auto porterò a livello del suo Gemello Digitale i dati relativi al funzionamento del motore, delle sospensioni, delle gomme … ma non l’informazione sulla tinta dell’auto in quanto questo è un elemento irrilevante rispetto allo scopo prefissato. Inoltre, saranno riportati a livello del suo gemello digitale quegli elementi funzionali alla comprensione del funzionamento, ad esempio lo stato dei diversi componenti ma non i dati relativi alle singole molecole che compongono un certo pezzo. Il Gemello Digitale, in un certo senso, è un convertitore da dati ad informazioni. Possiede cioè la capacità di fornire informazioni mirate ad un certo obiettivo a fronte di dati ricevuti dall’entità rappresentata e dalla conoscenza di ciò che questa entità è e quindi del significato attribuibile ai dati.

Tenendo conto di questo possiamo provare a rispondere alla domanda.

Il Gemello Digitale di una persona può essere creato per rispondere a vari obiettivi. Supponiamo che uno di questi obiettivi sia il monitoraggio dello stato di salute della persona. Da punto di vista “tecnologico” oggi sarebbe possibile creare questo tipo di gemello digitale.

Si parte dalla rappresentazione della persona decidendo il livello di dettaglio di questa rappresentazione. Un punto di partenza minimo sarebbe la sua età, il sesso, condizioni di salute pregresse e una baseline della persona in stato normale (pulsazioni medie, pressione arteriosa, metabolismo, risposta allo sforzo …). Un punto di partenza più elevato potrebbe comprendere la storia sanitaria della persona, malattie, interventi medicine, esami pregressi… Un punto ancora più alto potrebbe includere la sequenzializzazione del suo genoma, del metaboloma, del proteinoma …

Dalla rappresentazione si passa poi al monitoraggio dei dati, anche qui possiamo avere vari livello di sensitività dall’uso dei dati rilevabili dallo smartphone (localizzazione, movimenti) a quelli rilevabili da wearable (smartwatch, bande di sensori) a ulteriori dati rilevabili da apparecchiature mediche…

Su queste basi dei programmi di analisi, basati sempre più su machine learning e intelligenza artificiale, mettono a confronto i dati via via ricevuti con lo stato della persona interpretandoli sulla base del modello della persona.

Questo permette di rilevare l’insorgere di segnali patologici ma anche il sopraggiungere di condizioni che potrebbe portare all’insorgere di patologie.

Fino a questo punto siamo rimasti nel campo della conversione di dati in informazioni pertinenti a quella persona.

Questo è il punto di partenza per rispondere alla domanda.

Se noi avessimo i Gemelli Digitali di una intera comunità, una città, una regione, una nazione, sarebbe possibile fare interagire tra loro i Gemelli Digitali e contestualizzare i dati rispetto alle interazioni con l’ambiente.

Anche a partire dai soli dati rilevabili tramite smartphone sarebbe possibile ad esempio rilevare i potenziali contatti tra persone (la prossimità e la durata di questa prossimità). Avendo info relative alla persona potremmo immediatamente sapere se una di queste è possibile portatore del virus e immediatamente avvertire i telefonini limitrofi quando questa persona si avvicina a distanza critica”.Tutto questo sarebbe fattibile oggi ma attenzione. In questa descrizione abbiamo fatto un salto importante a livello sociale ed etico. Quelle che erano conversioni di dati in informazioni personali sono diventate, tramite correlazioni,
informazioni di tipo sociale, pubblico. Siamo ad un contesto oltre Orwell.

Orwell

 

Articolo precedenteEditori, distributori e edicolanti: cittadini andate in edicola!
Articolo successivoEffie® Awards Italy 2020: Galà di premiazione 15 settembre a Villa Necchi Campiglio
Laureata in lingue e letterature straniere, specializzata in giornalismo e comunicazione di massa alla LUISS, è giornalista professionista dal 1992. Ha lavorato presso le redazioni de Il Mattino e il Roma. Ha insegnato Editoria Elettronica presso la Scuola superiore di giornalismo della LUISS, è stata titolare della cattedra di “Economia e Gestione delle Imprese Giornalistiche” e di “Giornalismo e divulgazione scientifica” nella facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, è stata anche componente del Consiglio Direttivo dell’UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici) e membro del comitato editoriale del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione). Vanta diverse pubblicazioni. È direttore della rivista di cultura digitale “Media Duemila” e vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia. Membro del comitato direttivo degli Stati Generali dell'Innovazione. Da gennaio 2015 è Digital Champion del comune di Vico Equense.