Predica bene, pace e unità, il presidente Usa Joe Biden, all’esordio al Palazzo di Vetro in apertura dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ma razzola male, dal ritiro dall’Afghanistan all’Aukus, il cordone navale nucleare intorno alla Cina. E, quando agenti della polizia di frontiera usano le redini dei loro cavalli come frusta contro migranti haitiani che attraversano il Rio Grande per entrare negli Usa, si perde pure la stella polare del rispetto dei diritti umani.

All’Onu, Biden parla dopo il negazionista a 360 grandi Jair Messias Bolsonaro – clima e virus sono tutte balle -. Il presidente lancia un appello per dare una risposta unita al cambiamento climatico e alla pandemia: “Abbiamo chiuso vent’anni di guerra in Afghanistan – dice, glissando su come siano stati chiusi – e stiamo aprendo un’era di incessante diplomazia”.

A nessuno sfugge la differenza di tono tra Biden e Donald Trump, che all’Onu aveva sempre fatto delle smargiassate – suscitando pure risa di scherno -; ma molti trovano contraddizioni tra le parole di del presidente e la gestione caotica della ritirata afghana o l’aggressività nei confronti della Cina, dopo l’alleanza con Australia e Gran Bretagna, a scorno e dispetto della Francia e all’insaputa dell’Europa.

L’Assemblea generale torna in presenza dopo l’edizione virtuale dello scorso anno, con in agenda crisi irrisolte, dal riscaldamento globale alla pandemia, che richiedono una risposta collettiva. E ci sono pure i diritti umani violati, i cyber-attacchi, conflitti e carestie, sfiducia e disinformazione. Biden non vuole “una nuova guerra fredda” né “un mondo diviso in blocchi rigidi” – parla alla e della Cina –, prospetta “competizione” – non conflitto – e sollecita Pechino a non aggredire i vicini e a non violare i diritti umani.

IN 34 minuti, Biden cerca di rilanciare la leadership statunitense nel Mondo, in vista di quello che definisce un “decennio decisivo”: in un’ottica multilaterale, pone l’accento sulle alleanze, partendo da quella “fondamentale” con l’Ue, messa alla prova dal ritiro da Kabul e poi dall’Aukus. Il presidente non ignora dossier delicati come il nucleare iraniano e il conflitto israelo-palestinese: ribadisce che gli Usa sono pronti a rientrare nell’accordo sul nucleare “se Teheran farà altrettanto” e che la “soluzione migliore” in Medio Oriente resta quella dei due Stati.

Fra i leader in sala, con Bolsonaro, il turco Recep Tayyip Erdogan e il nuovo presidente iraniano Ebrahim Raisi. La replica del presidente cinese Xi Jinping arriva con un video-messaggio: “Sì al dialogo, ma nel reciproco rispetto e nel segno dell’uguaglianza. Il successo di un Paese non deve coincidere con il fallimento di un altro”.

Per dimostrare che “l’America è tornata” sul fronte internazionale, Biden promette interventi Usa, vaccini contro il virus, aiuti contro la fame, fondi per i Paesi più esposti al cambiamento climatico. Ma le immagini dal confine con il Messico intaccano la credibilità del messaggio.

Onu

 

 

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.